I clandestini espulsi da Bergamo
(almeno, stando ai dati teorici)

Partiamo da un fatto: Bergamo è la quinta città d’Italia per presenza di stranieri. Conseguentemente, è normale che il capoluogo orobico conti anche un elevato numero di irregolari sul proprio territorio. E per lo stesso motivo non stupisce neppure sapere che, qui a Bergamo, i controlli sugli stranieri siano molto più numerosi che da altre parti d’Italia. L’attenzione, insomma, è massima.

I dati delle espulsioni a Bergamo. Nel 2016, però, l’operato della questura sul tema ha fatto segnare una netta accelerata rispetto al passato. Come ha riportato L’Eco di Bergamo il 3 gennaio, infatti, i provvedimenti di espulsione effettuati da via Noli nell’anno appena concluso sono cresciuti del 75 percento rispetto al 2015. Un dato notevole, figlio soprattutto dell’incremento del personale che il questore Girolamo Fabiano ha destinato all’ufficio immigrazione per sostenere l’incredibile mole di lavoro. Complessivamente, nel 2016 sono state 608 le espulsioni a Bergamo, contro le 348 dell’anno precedente.

 

questura bergamo

 

Tra esse, però, bisogna fare delle distinzioni, perché non tutte son state effettuate allo stesso modo. 86 stranieri sono stati accompagnati alla frontiera (il 46 percento in più rispetto al 2015), 43 sono stati portati nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione, quarantotto percento in più sul 2015), 33 son state le espulsioni giudiziarie con accompagnamento forzato alla frontiera (94 percento in più sul 2015), a 47 è stato intimato di lasciare volontariamente l’Italia (più 42 percento sul 2015), a 57 è stato ritirato il passaporto su notifica del decreto o ordinanza del questore (24 percento in più sul 2015) e 19 sono stati invece i cittadini comunitari allontanati (più 9 percento rispetto al 2015). I restanti 323 stranieri espulsi, invece, hanno ricevuto l’ordine da parte del questore di lasciare l’Italia entro sette giorni, addirittura il 110 percento in più rispetto all’anno precedente.

 

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In teoria, ma in pratica… Son dati che illustrano chiaramente come, effettivamente, a Bergamo ci sia stato un netto giro di vite sul tema. Eppure resta un problema di fondo: espellere non significa che poi, in concreto, il soggetto lasci davvero il nostro Paese. Lo ha spiegato in modo chiaro il vicesindaco e assessore alla Sicurezza Sergio Gandi proprio a L’Eco: «Di questi espulsi, quanti sono quelli che fisicamente sono stati accompagnati alla frontiera? Pochi – afferma Gandi -. La maggior parte sono quelli che hanno ricevuto il decreto del questore ma sono ancora sul territorio nazionale perché non è possibile rimpatriarli. I costi, poi, sono esorbitanti». Per questo, secondo l’assessore, «l’aumento delle espulsioni non può essere l’unica risposta, servono politiche sull’immigrazione a più ampio spettro, servono altre idee, più integrazione, più lavoro». In altre parole quello che, oramai da mesi, va a dire in giro per l’Italia il sindaco Giorgio Gori. Perché le espulsioni vanno benissimo, a patto che poi gli espulsi non si ritrovino tutti al Patronato, di Sorisole o di Bergamo, dove i “non profughi” sono la stragrande maggioranza rispetto ai richiedenti asilo.

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