Come cambia il giornalismo
ai tempi dei social network

In questo momento, molte delle persone che stanno leggendo quest’articolo probabilmente lo fanno perché l’ha deciso Greg Marra. Che è un ingegnere di Facebook, nonché uno dei principali pionieri della notizia online, ovvero di come e cosa la gente sceglie di leggere per informarsi; quella che Cory Haik, senior editor del Washington Post, ha definito la «grande separazione» del giornalismo.

Facebook, dal social alle notizie. I social network sono una realtà che ha ormai assunto una quotidianità, nella vita della maggior parte delle persone, quasi totale: è sufficiente considerare come il più celebre e diffuso, Facebook appunto, disponga di un miliardo e 300 milioni di utenti, circa un quinto della popolazione mondiale e, paradossalmente, un numero decisamente superiore rispetto a coloro che teoricamente si stima dispongano continuativamente di una connessione internet. Ciò significa che anche per le persone che magari hanno scarse e limitate possibilità di accedere alla rete, Facebook è una priorità assoluta.

Altrettanto noto è come il social network ideato nel 2004 da Mark Zuckerberg non sia solo una piattaforma di relazioni con persone conosciute e non, ma anche un ottimo modo con cui reperire notizie rispetto a tutto quanto accada nel mondo; una nuova porta, insomma, di contatto fra il lavoro dei giornalisti e il pubblico lettore. Nello specifico, grazie ad un particolare e complicato algoritmo informatico costantemente rielaborato e implementato proprio da Mr Marra, sulle pagine degli utenti è sempre possibile trovare collegamenti ad articoli e news di giornali in base al comportamento che gli stessi utenti hanno avuto nel corso della loro permanenza su Facebook (amicizie, campi di interesse, pagine apprezzate, ecc.). E in un mondo in cui l’informazione reperibile in modo agevole e, soprattutto, gratuito, è particolarmente ricercata, anche grazie al l’ausilio dei nuovi supporti tecnologici (come smartphone e tablet), ecco che Facebook diviene il bacino entro cui ogni giornale e organo di stampa intende ottenere quanto più spazio e visibilità possibile.

Come cambia la strategia dei giornali. In base a queste nuove dinamiche, è costantemente in aumento la fruizione di un singolo articolo piuttosto che di un’intera testata giornalistica: come il mondo della musica è cambiato in seguito al passaggio dall’acquisto degli interi album al download informatico delle singole tracce, lo stesso sta accadendo con le notizie giornalistiche. I lettori telematici non si rivolgono più alle homepage dei siti dei quotidiani, anche dei più blasonati, ma mirano a reperire informazioni proprio su Facebook, il quale assume sempre più la veste di editore, di selezionatore di contenuti per il quasi miliardo e mezzo di utenti di cui dispone (un bacino decisamente non trascurabile).

I giornali quindi, pena la scomparsa, si stanno sempre più allineando ad una politica editoriale che risponda con adeguatezza a questo nuovo panorama (e mercato), offrendo un prodotto che sia schietto, chiaro e fruibile per tutti, così da catturare l’attenzione e l’apprezzamento degli utenti social e, quindi, dei vari Greg Marra che controllano l’algoritmo selettivo. Il Washington Post, ad esempio, ha costituito un team di giornalisti che si occupa di rielaborare i contenuti degli articoli del giornale in modo differente in base alla tipologia di lettore che si vuole raggiungere; e il lettore da social network ha esigenze tutte sue, oltre che rappresentare ormai la maggioranza assoluta.

Un giornalismo quindi sempre più agile, semplice, immediato e asciutto: è questa l’unica possibilità, oggi, non solo per accrescere il proprio numero di lettori, ma anche proprio per sopravvivere nella folta e intricata selva che è il mondo dell’informazione telematica. E conviene fare tutto a dovere: la ghigliottina di Greg Marra è sempre pronta a calare.