Com’è che la data della Pasqua
è diversa per cattolici e ortodossi

Celebriamo la Pasqua insieme, ovvero nello stesso giorno? ha proposto papa Francesco agli Ortodossi. Non si sa ancora cosa abbiano risposto gli interpellati, ma non sarebbe male se l’idea venisse accolta. E non si vede proprio quale difficoltà ci sarebbe – salvo le secolari gelosie – a mettersi d’accordo. Certo, modificare una situazione che risale a millesettecento anni fa qualche brividino lo mette: però potremmo esser lieti di aver assistito a un simile mutamento. Che poi, apparenze a parte, non sarebbe nemmeno così sconvolgente, perché in realtà la Pasqua si celebra già lo stesso giorno, anche se le date appaiono differenti.

Spieghiamo. Quando ancora cattolicesimo e ortodossia procedevano insieme, il Concilio di Nicea (anno 325) stabilì che la Pasqua – il giorno in cui si fa memoria della Resurrezione di Gesù Cristo dai morti – si sarebbe celebrata la prima domenica successiva al primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera. Questa indicazione vale tuttora. Vale per gli ortodossi, vale per i cattolici romani, vale per tutti coloro – come i protestanti – che si sono separati nel corso dei secoli. Nessun contrasto su questo punto. Si deve solo spiegare la ragione di questo computo che mette in fila equinozio di primavera, plenilunio e giorno di domenica. Ed è una ragione semplice, dovuta al fatto che la Resurrezione di Cristo era avvenuta in ambito ebraico.

 

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La festa ebraica di Pasqua, anche se ha lo stesso nome, è una cosa diversa da quella dei cristiani: per gli ebrei la festa ricorda la liberazione del loro popolo dalla schiavitù d’Egitto e si celebra al tramonto del 14° giorno del mese di Nisan del loro calendario, che è lunisolare, cioè basato sulla durata dell’anno solare all’interno del quale i mesi sono però definiti sul ciclo lunare. La sera del 14 di Nisan nella quale Gesù di Nazareth celebrò la Pasqua (ebraica) coi suoi amici corrisponde, per i cristiani, al Giovedì Santo. Il mese di Nisan inizia col primo novilunio successivo all’equinozio di primavera. Due settimane dopo ricorre la Pasqua ebraica. Tutto chiaro.

I cristiani però, come si è detto, non festeggiano la liberazione dall’Egitto, ma la resurrezione di Cristo, avvenuta tre giorni dopo la famosa cena, ossia nel giorno che noi, da allora, chiamiamo “domenica”, cioè “giorno del Signore” (“giorno” in latino è femminile). Inoltre i cristiani decisero di non seguire il calendario lunisolare degli ebrei, ma quello solare che regolava il tempo dell’impero romano da Giulio Cesare in poi. Questo calendario si chiama “giuliano” in ricordo di chi lo definì e lo impose, e si capisce che una comunità che si estendeva dall’Armenia al Portogallo lo preferisse all’altro. Per approssimarsi il più possibile alla data dell’evento originario decisero tuttavia di mantenere il riferimento all’equinozio di primavera, al mese di nisan e al terzo giorno successivo alla pasqua ebraica, ossia alla dies dominica. Come si è detto sopra, su questa formula concordano tutti i cristiani indistintamente. La data della Pasqua – come sanno coloro che vanno a messa la domenica e nelle altre feste comandate – viene annunciata ogni anno nel giorno della Befana, meglio detta Festa dell’Epifania.

 

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E allora come mai, se sono tutti d’accordo, ortodossi e cattolici fanno festa separatamente? Perché ai tempi del Concilio di Nicea – quando  ancora procedevano uniti – l’equinozio di primavera corrispondeva al giorno 21 di marzo, per cui si pensava che dire “equinozio di primavera” e “21 marzo” fosse la stessa cosa. Nessuno pensava infatti, a quel tempo, che nel corso dei secoli il calendario giuliano si sarebbe dimostrato impreciso. Se ne accorsero, però, gli scienziati che al tempo di papa Gregorio XIII proposero l’aggiustamento che passò sotto il nome di Calendario Gregoriano, quello che usiamo ancor oggi in quasi tutto il mondo. In tutto il mondo, ma non nella Santa Russia e nei paesi di religione ortodossa, che continuarono ad utilizzare quello precedente, in ritardo di una quindicina di giorni rispetto al “nostro”.

Parentesi: questa è la ragione per la quale, ad esempio, continuiamo a chiamare Rivoluzione d’Ottobre la rivoluzione bolscevica che in realtà prese avvio a novembre. Ma a san Pietroburgo, quando l’incrociatore Aurora sparò il colpo che avviò la conquista del Palazzo d’Inverno, era ancora il mese precedente. Chiusa.

Dato dunque che il 21 di marzo giuliano non corrisponde al 21 marzo gregoriano, ecco che alla stessa formulazione che porta al computo della data corrispondono giorni del calendario differenti.

Dato però che oggi il mondo funziona generalmente contando mesi e anni secondo le indicazioni di Papa Gregorio, non si vede perché non si potrebbe decidere di celebrare nuovamente la Pasqua tutti insieme collocandola, ad esempio, nella terza domenica dopo il 21 di marzo gregoriano o in un suo equivalente giuliano. Sarebbe tutto molto più semplice. E non si perderebbe assolutamente niente dal punto di vista simbolico. Bisogna dunque soltanto aspettare e sperare che – la proposta essendo stata avanzata da papa Francesco – i nostri fratello ortodossi non siano gelosi per non essersi mossi loro per primi.

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