Com’era la Lombardia nel Triassico
Dallo Pterosauro del Caffi fino a…

Pochi lo sanno e pochi riescono ad immaginarlo, ma 250 milioni di anni fa la Lombardia si affacciava sull’Oceano. Lo hanno chiamato Tetide, ed è il progenitore in grandi dimensioni del Mediterraneo. Le sue onde bagnavano le Prealpi e hanno così depositato sulle nostre terre i resti più importanti al mondo di quella stagione lontana, il Triassico che aveva preceduto il Giurassico. Solo la Cina vanta resti paleontologici di pari importanza.

Gli abitanti di allora. Gli abitanti di allora non erano propriamente i nostri progenitori. Sono dei rettili dal nome un po’ complicato, Drepanosauromorfi, di cui è stata scoperta da paleontologi americani una nuova specie, ribattezzata Avicranium renestoi, in omaggio a un grande studioso che insegna all’Università dell’Insubria Silvio Renesto: è stato lui il primo a inquadrare questi animali e a capire che la loro vita si svolgeva in particolare sugli alberi.

 

Un Eudimorphodon ranzii al Caffi: il più antico Pterosauro al mondo

 

Uno scheletro di pterosauro al Caffi e… La Lombardia era in una posizione privilegiata, perché in parte se ne stava immersa dalle acque e in parte invece già affiorava. Ad esempio affiorava con ogni certezza a Cene, nella media Val Seriana, dove c’è uno dei più importanti giacimenti paleontologici del mondo, un geosito di rilevanza internazionale. Era stata una frana nel 1965 a rivelare questo tesoro di reperti fossili del Triassico.

Il più famoso è certamente lo scheletro perfettamente conservato di Eudimorphodon ranzii, il più antico Pterosauro al mondo, oggi custodito al museo Caffi di Bergamo. È un rettile volante vissuto circa 220 milioni di anni fa. Il suo nome che deriva del greco (“con denti veramente di due forme”) fa riferimento alla dentatura che caratterizzava questo pterosauro. Per immaginarlo non dovete pensare ad animali spaventosi, ma a un uccello di corporatura molto simile a quella degli attuali gabbiani con un’apertura alare inferiore al metro. Io suo segreto era il quarto dito particolarmente sviluppato degli arti anteriori, che sosteneva la membrana alare e che permetteva a questo rettile di essere un ottimo volatore.

 

 

Nelle acque lombarde del Triassico medio si potevano incrociare rettili come Cymbospondylus e Mixosaurus, che assomigliava vagamente ad un delfino. Ma nel Tetide regnava anche il Tanystropheus, uno dei rettili più bizzarri che si possano immaginare: aveva un collo lungo quanto tutto il corpo e la coda messi assieme (ed è un animale su cui Silvio Renesto ha appena pubblicato nuovi studi). Il più resistenti di questi proto-lombardi sono stati però i Saurichthys, pesci predatore dalla forma affusolata, che sono stati in grado di attraversare tutto il lunghissimo Triassico.

Gli altri geositi lombardi. In Lombardia il Triassico non ha depositato i suoi resti non solo a Cene, dove c’è un parco molto visitato nella bella stagione. Ci sono, nella Bergamasca, anche i giacimenti del Monumento naturale della Valle Brunone, di Brembilla ed Endenna. L’Endennasaurus, un altro gioiello del Museo Caffi (foto in copertina), risalente a 220 milioni di anni fa, ad esempio, era stato scoperto a Endenna, una frazione di Zogno. Spostandosi ad Ovest, anche sul Monte San Giorgio, sopra il Lago di Lugano c’è un’area che testimonia meglio la vita marina durante il Triassico Medio, e ha custodito molti e ben differenziati resti fossili, spesso di eccezionale completezza e conservazione. Se la Lombardia è un’avanguardia del Triassico mondiale, lo deve infatti a una tradizione di grandi ricercatori e paleontologi che ha pochi pari al mondo. Primo tra tutti il leggendario abate lecchese Antonio Stoppani.

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