Comprare il vino al supermercato?
Slow Food ci dice come fare

Il vino è un caposaldo della tradizione alimentare italiana. Non tutti lo bevono, ma nessuno lo disprezza, e sono più le tavole che, durante i pasti, hanno una bottiglia di vino aperta nel mezzo che quelle in cui il vino non è previsto. Per ragioni di fretta e un po’ di pigrizia, però, spesso gli italiani si accontentano e a del buon vino prodotto e imbottigliato da piccoli artigiani del territorio preferiscono quello che trovano sugli scaffali del supermercato. Più a portata di mano, più facile da acquistare e anche più a buon mercato di quello che invece si trova nelle enoteche. Insomma, i vantaggi dell’acquisto di vino durante la semplice spesa di routine superano indubbiamente, per molti, gli svantaggi.

Anche un’associazione nata appositamente per tutelare la qualità dei prodotti enogastronomici nostrani come Slow Food s’è accorta di questa abitudine italiana. I membri di questo “movimento culturale internazionale”, naturalmente, disapprovano: il vino non andrebbe acquistato al supermercato, perché la scelta sugli scaffali pare fintamente ampia e inoltre, perlopiù, vengono propinati vini industriali la cui unica qualità è quella di presentare un prezzo basso e forse un packaging carino. I membri di Slow Food, spesso accusati di non essere altro che degli “eno/gastro-fighetti”, in realtà tentano solo di educare quante più persone possibili a un consumo oculato, sano e consapevole dei prodotti alimentari. Sono nati per questo e dal 1986 operano, sia sul territorio nazionale che all’estero, per promuovere le eccellenze dell’agricoltura e della produzione enogastronomica italiana.

Educare, però, non significa solo puntare il dito contro chi opera in maniera, a loro parere, sbagliata, ma anche dare consigli e diventare, per i consumatori, un punto di riferimento generale e non solamente di nicchia. Per questo, in un interessante articolo pubblicato sul sito ufficiale, Slow Food ci ha tenuto a offrire tre consigli, utili e certamente interessanti, da seguire quando ci si ritrova nel supermercato davanti allo scaffale dei vini. Come scegliere un prodotto buono e di qualità, anche se non ci troviamo da un produttore o in un’enoteca? Quali sono le qualità a cui dobbiamo prestare maggiore attenzione? Ecco tre regolette, semplici e chiare, per evitare di cadere sul vino. Parola di esperti.

 

1) Meno di 5 €? No, grazie

Fondamentale: non comprate vino che costi meno di 5 euro. Dati alla mano, è praticamente impossibile che una bottiglia da 0,75 litri possa costare meno di questa cifra ed essere anche di qualità. Slow Food spiega anche perché: per produrre una bottiglia di vino, serve almeno un chilo di uva; il suo prezzo medio è 1 euro. A prezzi inferiori è complicato acquistare delle uve coltivate con criteri minimali di cura agronomica. Un altro euro va aggiunto per i costi minimi di produzione, comprendenti la manodopera, le bollette, i macchinari. L’imbottigliamento, sia in termini di attività che in termini di prodotti (vetro, etichette e tappi) costa in media 0,50 euro. In men che non si dica siamo già a 2,50 euro come costo di produzione di una bottiglia. A ciò dobbiamo aggiungerci il ricavo dei produttori, quelli dei trasportatori, quelli del supermercato che ce lo vende e l’Iva: tradotto significa che se pagate un vino meno di 5 euro, qualcuno ha fatto il furbetto in almeno una delle fasi esposte poc’anzi. E a pagarne le conseguenze sono le persone che più faticano: contadini, coltivatori e piccoli produttori. Va anche detto che con queste stime, realizzate da Slow Food, non tutti son d’accordo: i coltivatori, ad esempio, negano di guadagnare 1 euro su un chilo di uva. Se così fosse, dicono, oggi sarebbero milionari. In ogni caso va detto che il prezzo medio ritenuto più corretto per una bottiglia di vino di media qualità in un supermercato è compreso tra i 5 e i 10 euro.

 

2) Chi l’ha prodotto? E chi l’ha imbottigliato?

Sappiamo bene che se siete andati al supermercato a comprare il vino è perché siete di fretta, ma è meglio perdere 5 minuti a leggere la controetichetta di ciò che stiamo per comprare piuttosto che rimanere delusi dall’acquisto e aver quindi buttato i nostri soldi. Slow Food consiglia di optare per vini che siano stati prodotti, imbottigliati e distribuiti da una stessa azienda. Uve, vino e imbottigliamento sono in mano a un’unica cantina e non ci sono di mezzo terzi che le hanno trasformate. La garanzia (non certa, chiaro) è data dal fatto che il vino si spera sia un po’ più buono perché il produttore, in questi casi, ci mette la faccia, con tanto di nome e cognome. L’organizzazione aggiunge anche di fare attenzione alle sigle “incomprensibili”: se leggete ICQRF seguito da un codice alfanumerico, se potete evitate di acquistare quella bottiglia. Di solito questa dicitura è usata dai grandi commercianti che imbottigliano enormi quantità di vino, spesso miscelando partite differenti. A pagarne le conseguenze è la qualità del vino e, successivamente, noi consumatori.

 

3) In primis Doc e Docg. Altrimenti puntate sulle Igt

È una delle poche garanzie che ci viene offerta dalla normativa: le denominazioni di origine controllata, controllata e garantita e, più in generale, protetta, sono un “bollino” a cui fare sempre attenzione e dare fiducia. Sappiamo almeno da dove arrivano le uve e, solitamente, per le denominazioni di origine il valore delle stesse è leggermente più alto. Fate però attenzione al luogo di imbottigliamento: può capitare che un prodotto Doc di una regione sia stato in realtà imbottigliato da tutt’altra parte. In questo caso Slow Food consiglia di evitare l’acquisto. Se proprio non trovate vini Doc, Docg o in generale Dop sullo scaffale del vostro supermercato, il consiglio è di far ricadere la vostra scelta sulle Igt, ovvero le indicazioni geografiche tipiche. Anche questa categoria è una garanzia che ci viene offerta dal diritto, ma sappiate che sulle Igt il 15 percento del contenuto della bottiglia può essere composto da vino acquistato fuori regione.