Cosa si rischia ad essere violenti
contro gli animali (basta un calcio)

Un giovane newyorkese di 21 anni rischia di trascorrere un intero anno in carcere per avere sferrato un calcio a un gatto, facendolo capitombolare al di là di una staccionata. Il ragazzo, arrestato già otto volte, si è filmato mentre attirava a sé il micio e, ridendo, lo colpiva con forza. Per sua fortuna, il gatto non ha avuto la necessità di ricorrere a una delle sue sette vite, dal momento che è planato con grazia sul terreno. Il ventunenne, invece, non l’ha passata tanto liscia. Il suo gesto è stato classificato come un caso di maltrattamento di animale e gli costerà un anno di detenzione. La condanna è caduta sul suo capo senza che gli venisse offerta la possibilità di patteggiare, come accade di norma nel caso di reati minori. I suoi avvocati, allibiti, hanno dichiarato che probabilmente non ci sarebbe stata nessuna pena, se il calcio l’avesse dato a un essere umano. Il gatto, che abbiamo detto essere felicemente sopravvissuto all’incidente, è stato frattanto adottato da una famiglia.

 

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A molti la sentenza sembrerà esagerata, forse addirittura grottesca. Eppure, maltrattare gli animali è un comportamento tipico di chi è proclive alla violenza contro gli uomini, secondo gli studiosi specializzati in zooantropologia della devianza. Avvertono, infatti, che chi è violento nei confronti degli animali sviluppa spesso atteggiamenti simili anche verso donne (55 percento dei casi) e bambini (25 percento dei casi). L’American Psichiatric Association ha inserito l’aggressività usata contro cani, gatti e affini tra i disturbi della condotta, nel Manuale dei disturbi mentali, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha definita un disturbo mentale e comportamentale. Punire un calcio dato ad un gatto, per gli esperti, sarebbe dunque un mezzo per prevenire altri, più gravi atti di violenza. Gli Stati Uniti hanno elaborato una minuziosa legislazione che punisce i crimini commessi contro gli animali, stabilita caso per caso. Si può leggere, per intero, sul sito dell’Animal Legal Defense Fund.

E in Italia? In Italia, i casi di violenza sugli animali hanno subito nel 2014 un aumento del 15 percento, rispetto agli anni passati, nonostante le pene previste in questi casi. Il 20 luglio 2004, infatti, è stato introdotto nel Codice penale il capo IX-bis Dei delitti contri i sentimenti degli animali, contenente le «Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate». In caso di uccisione di un animale, sono comminabili dai quattro mesi ai due anni di carcere. Se c’è stato maltrattamento, invece, si rischiano dai 3 ai 18 mesi, con l’aggiunta di una multa dai 5 mila ai 30 mila euro. Qualora i maltrattamenti subiti dagli animali ne abbiano provocato la morte, la pena viene raddoppiata. Sono severamente puniti anche coloro che impiegano animali in spettacoli violenti e competizioni, soprattutto se queste sono clandestine e prevedono giri di scommesse. I violatori della legge devono pagare multe che vanno dai 50 ai 160 mila euro. In caso di abbandono, si può trascorrere un anno in carcere, oppure pagare una multa da mille a 10 mila euro.