Cos’è il “pezzotto”, la tv pirata
che ha più clienti di Mediaset

In gergo lo chiamano “pezzotto”, che sta per “scatolotto”. È un decoder molto particolare: una scatoletta, il cui nome tecnico è Box Android, che collegata alla vostra tv vi fa vedere tutte le televisioni del mondo, comprese le pay tv e anche le pay per view. In Italia ha più clenti di Mediaset. Il funzionamento, di per sé, non è complesso: i “pirati” acquistano abbonamenti originali per ogni canale o piattaforma che vogliono trasmettere, come Sky, Mediaset Premium, Netflix e Dazn. Estrapolato il segnale, lo inviano a server esteri noleggiati appositamente, per poi rivenderlo agli abbonati in Italia. All’utente è richiesto un “abbonamento” dal costo medio di dodici euro al mese. 144 euro all’anno o poco più, a cui va aggiunto anche il costo del “pezzotto” che varia dai 110 ai 160 euro. Risultato: secondo un’inchiesta resa pubblica da Repubblica: due milioni di abbonati abusivi che guardano tutte le partite saltando via i canali che ne hanno i diritti.

 

 

La scoperta dell’entità di questo fenomeno di pirateria di massa è stata fatta quest’anno quando è avvenuta la migrazione degli abbonati dal sistema “Sky Mediaset” dello scorso anno, al sistema “Sky Dazn” di quest’anno. Seguendo i flussi, ci si è accorti che un milione di utenti si sono persi per strada. Cioè hanno imboccato la strada del “pezzotto”. Quindi secondo i conti fatti in casa Sky, a oggi il decoder pirata avrebbe due milioni di abbonati. E, assicurano, è una stima per difetto. Se si calcola che il 60 per cento del sistema calcio in Italia si regge sui diritti tv, si può ben capire che tipo di effetto a valanga può avere questa pirateria televisiva se non viene arginata: il danno è valutato in circa un miliardo all’anno.

 

 

I pirati agiscono abbastanza indisturbati, tanto che alcuni taxisti campani che arrotondano piazzando il “pezzotto” danno ai nuovi clienti anche una maglietta che imita la grafica di Dazn, solo che lettere sono cambiate con “PZZ8”… «I pirati sono talmente strutturati ed evoluti che è difficile fermarli ed è per questo che è importante anticiparli» ha spiegato Veronica Diquattro, Executive Vice President Italy di Dazn. «Noi sappiamo che se blocchiamo un hosting in un Paese ne nasce subito uno in un altro, e così via. Bisogna studiare anche strategie creative differenti perché la pirateria si prende il valore economico dell’utente, ma anche gli investimenti che vengono fatti in termini di tecnologia».

 

 

Sotto accusa gli operatori telefonici, che un tempo comperavano i diritti direttamente dalle emittenti per darli ai loro abbonati. Ora con il “pezzotto” il servizio di questo passaggio può essere saltato, tant’è vero che all’ultima asta sui diritti tv del calcio non c’era nessuna società telefonica. Tocca a loro spegnere i canali privati ogni volta che arriva la denuncia. Ma i tempi di spegnimento sono lunghi a dispetto delle ordinanze che indicano invece di farlo in tempi “immediati”. Le compagnie accampano costi di personale per queste operazioni, anche perché le richieste di spegnimento arrivano soprattutto il sabato e la domenica quando i “pirati” vengono intercettati perché trasmettono abusivamente le partite. Uno spegnimento immediato, entro i 90 minuti canonici, avrebbe grande efficacia perché farebbe capire agli utenti l’inaffidabilità del sistema abusivo. Comunque gli utenti si devono guardare anche dal rischio multe. Una recente sentenza della Cassazione ha messo in guardia anche i consumatori finali: la suprema Corte ha condannato un utente finale a scontare quattro mesi di reclusione e a pagare duemila euro di multa.

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