Ma chi ha detto che la pasta
non la si può mangiare di sera?

Prendiamoci una licenza e osiamo una gustosa variazione di un noto detto popolare: “Pasta di sera, buon sonno si spera”. Questa volta però si tratterebbe di realtà, non di utopia. Uno studio americano del Brigham and Women Hospital di Boston, pubblicato su The Lancet Health, dimostrerebbe infatti che consumare un piatto di pasta la sera favorirebbe il sonno, per merito di alcuni ingredienti contenuti nella pasta, senza effetti collaterali sull’aumento di peso. L’esatto contrario del convincimento collettivo nazional-popolare, con effetti migliori su entrambe le faccende, prestando attenzione a qualche piccolo accorgimento.

La pasta è amatissima. La consuma il 99 per cento degli italiani, buongustai, ma con delle variazioni a pasto: il 65 per cento la preferirebbe a pranzo per evitare indigestioni, come a dire che gli 11,6 milioni di consumatori vi rinuncia alla sera temendo di passare la nottata a contare le pecore, contro solo 3,8 milioni che evitano di mangiare carne e 6,7 milioni il pesce sempre all’ultimo pasto di giornata. Vanno in controtendenza invece i giovani che, se l’occasione capita, si leccano i baffi con un primo piatto fra amici o un “spago” fumante a mezzanotte. E hanno ‘gustosamente’ ragione, perché non faranno le ore piccole certamente per la trasgressione alla regola della pasta serale. Anzi, potrebbero avere la gradita sorpresa di addormentarsi meglio.

 

 

Buone notizie per i pastaioli insonni. Sono un esercito gli italiani che soffrono di disturbi del sonno: circa 27 milioni e fra di essi certamente ci sarà chi sogna di mangiarsi un patto di spaghetti anche a cena. Da questa sera stessa lo potrà fare, affidandosi ai risultati di uno studio inglese secondo cui ne beneficerebbe il riposo, acquistando in rilassatezza, tranquillità e distensione, con vantaggi più che positivi soprattutto per chi è stressato o ha trascorso una giornata particolarmente pesante. Merito di una sostanza, il triptofano, cioè un amminoacido precursore della melatonina e della serotonina che regolano l’umore e il sonno, e di alcune vitamine del gruppo B, soprattutto la B1, che favorisce il rilassamento muscolare presenti in questo alimento. Niente sensi di colpa di altro genere: per il peso, ad esempio; sembra sfatata anche la falsa credenza che mangiata di sera la pasta faccia ingrassare, in quanto il suo consumo favorisce la sintesi dell’insulina che migliora l’assorbimento dell’insulina stessa. Che significa meno zucchero e dunque minori rischi per la bilancia.

 

 

Oltre il sonno. La pasta serale è consigliata anche a consumatori che hanno problemi diversi dalla difficoltà a prendere sonno, perché gli ingredienti contenuti in questo alimento possono aiutare e contribuire al ‘riscatto’ anche di altre condizioni e/o problematiche. Ad esempio, la pasta fa bene agli sportivi: soprattutto se l’attività fisica è praticata nel tardo pomeriggio. Nei primi 30 minuti di dispendio energetico, il corpo utilizza le riserve di glucosio e zucchero, per fronteggiare lo sforzo ‘bruciando’ appunto i carboidrati. Cosicché consumare pasta a cena aiuta a reintegrare i livelli di glicogeno nel sangue spesi e a rilassare le fibre del copro. Uguale: sonno migliore. Alle donne: soprattutto a coloro che soffrono di sindrome premestruale, caratterizzata da gonfiore, sbalzi d’umore e aumento della fame. Tutte situazioni che inducono a una riduzione della dopamina, serotonina e vitamina B6. Soprattutto quest’ultima può essere normalizzata o migliorata con un buon piatto di pasta, perché i carboidrati danno una mano a (ri)compensare i cali fisiologici degli zuccheri nel sangue e della serotonina. Uguale: sonno migliore. In caso di stati depressivi non patologici, ovvero il classico calo di umore. Una delle cause delle alterazioni umorali sembra associarsi proprio a una perdita di qualità del microbiota, ovvero della popolazione intestinale costituita da batteri buoni, funghi, protozoi e altri microrganismi che hanno il compito di innalzare le barriere immunitarie contro l’attacco di virus e agenti esterni di diverso tipo. Se la loro azione-scudo cala, le conseguenze sono facilmente immaginabili. Dunque il consumo della pasta sarebbe ‘terapeutica’ per la salute generale, le difese, l’umore, la digestione nella variante integrale. E naturalmente per il sonno.

 

 

Qualche buon accorgimento. Se volete gustarvi lo spaghetto in santa pace, anche emozionalmente più tranquilli, attenetevi a qualche consiglio degli esperti. Utili a limitare l’impatto digestivo e non solo del primo piatto: ovvero, masticate lungamente e sminuzzate la forchettata di cibo fino ridurlo in pezzettini molto piccoli, una strategia che aiuta a digerire meglio e a aumentare il senso di sazietà. Preferite la pasta di formato lungo che ‘allunga’ anche la sensazione di avere la pancia piena. Pesate la pasta, senza superare gli 80 grammi, mantenete la cottura al dente e conditela con olio da crudo che risulterà più leggero e nutriente. Previlegiate la variante integrale, più ricca di fibre.

Un buon commercio. Infine una curiosità economica: la nostra pasta è sempre più apprezzata anche nel mondo, tanto che l’export nel 1967, pari a circa il 10 per cento della produzione totale, è lievitato a più del 57 per cento in questi anni. Cosicché un piatto di pasta ogni quattro mangiati sulle tavole di tutto il mondo è di ‘origine italiana’, contro i tre su quattro in Europa provenienti dagli oltre cento pastifici nazionali che danno lavoro, tra diretto e indotto, a 15mila persone. Niente male, davvero.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.