Dipendenti Ferrero: tutti fuori
a promuovere Nutella biscuit

È l’ultimo regalo del signor Michele Ferrero ai suoi amati e golosissimi clienti. Lui, il papà della Nutella, veglia dall’al di là (è morto infatti nel 2015) al debutto del biscotto che 10 anni fa aveva immaginato e che ora dopo una lunga, puntigliosissima messa a punto debutta finalmente sul mercato italiano di Nutella Biscuit: un frollino di frumento e zucchero di canna farcito con la celebre crema alla nocciola e chiuso da un disco di pasta frolla, che richiama nella forma come nel gusto i prodotti della nostra pasticceria artigianale. Da oggi l’ultimo gioiellino della Ferrero sbarca nei negozi italiani dopo aver debuttato qualche mese fa in Francia, dove ha immediatamente preso la leadership di mercato, con vendite tre volte superiori all’ex prodotto leader. Il lancio è stato anticipato da una settimana di assaggi gratuiti a Milano ai piedi dei nuovi grattacieli di piazza Gae Aulenti. In migliaia si sono messi in fila, e intanto un sofisticato macchinario a forma di cuore misurava l’onda emotiva di quel primo assaggio.

 

Per il biscotto figlio della Nutella sono state fatte le cose in grande. A partire dallo stabilimento di Balvano, in provincia di Potenza, dove è stato allestito un macchinario più grande di un Boeing 747. «A Balvano abbiamo realizzato una linea altamente tecnologica e d’avanguardia, con un futuristico sistema di intelligenza artificiale, che comprende ad esempio 18 sistemi di visione installati, per un controllo capillare della qualità di prodotto. Ma abbiamo anche “l’isola picker” più grande del mondo, con oltre 40 braccia meccaniche,7 robot e circa 200 motori. Pesa quanto un Boeing 747 e ci sono voluti 8 mesi per li montaggio. È la linea più innovativa e complessa che Ferrero abbia realizzato», ha spiegato Alessandro d’Este, ad e presidente di Ferrero Italia.

 

Tecnologia a parte, il nuovo biscotto è soprattutto figlio di una filosofia che ha determinato il successo industriale della casa di Alba (arrivata oltre i 10 miliardi di fatturato globale). È una filosofia che si può definire all’antica, dove le esigenze del marketing vengono sempre dopo la messa a punto dei prodotti e il riscontro con i consumatori. Questo spiega la gestazione tanto lunga, dovuta allo sforzo di arrivare sul mercato con il prodotto impeccabile, che viene incontro i desiderata di chi lo comprerà. Poi ci sono le logiche di un mercato, quello dei biscotti, che oggi in Italia vale 1,2 miliardi e sul quale Ferrero si affaccia per la prima volta, quindi con tutte le cautele del caso. L’obiettivo è quello di prendere il 5-8% del mercato (oggi guidato dai Mulino Bianco di Barilla), con un fatturato in un anno tra i 70-90 milioni. La previsione è di 25 milioni di pacchetti venduti, destinati a entrare nelle dispense di 7 milioni di famiglie.
Nella filosofia di Michele Ferrero il primo promotore dei prodotti dell’azienda era sempre il dipendente, motivato e «cullato» come accade in poche altre aziende al mondo. Oggi e domani un migliaio di loro lasceranno le rispettive sedi di lavoro per presentarsi in oltre 4 mila punti vendita in tutta Italia e raccontare il nuovo biscotto a tutti gli avventori. Una forma di marketing all’italiana, one to one…

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