Il Dna Frankenstein del tumore
Ovvero, come si sviluppa la malattia

Lo hanno definito ‘Dna Frankenstein’ e deve il suo nome a due fattori: le dimensioni abnormi e la casualità con cui si ricuce. Un po’ come avvenne nella creazione e nel risultato del mostro letterario o cinematografico di Mary Shelley. Ma qui di fantasia e fantascienza non vi è nulla: bensì è una realtà scientifica a cui sono arrivati ricercatori australiani dell’Istituto Garvan di Sidney, in collaborazione con il Peter MacCallum Cancer Centre e il Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Melbourne.

Infatti, la scoperta, spiegata in uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Cell, parla di tumori: di come si alimentano e crescono. E soprattutto della loro sopravvivenza, che sembrerebbe legata proprio a un Dna biochimico ‘mostruoso’, in grado per le sue potenzialità di scegliere e nutrire proprio e solo quei particolari geni che servono al suo sostentamento. Quindi, in sostanza, di replicarsi.

Molecole enormi. Si chiamano neocromosomi e sono molecole dalle dimensioni extra-ordinarie che nascono dall’assemblaggio casuale di alcune parti (meglio da frammenti) del genoma. Arrivati a un certo punto della loro evoluzione, i cromosomi sembrerebbero esplodere spontaneamente e innescare così la formazione di questi alter ego, amplificati, i cui pezzi si ricuciono poi nell’organismo senza ordine e metodo, in una sorta di folle replicazione genetica fuori controllo. È attraverso questo meccanismo di rigenerazione che alcuni tipi di tumori – sembrerebbe il 3 percento della totalità ed in particolare i liposarcomi (i tumori del tessuto adiposo), i sarcomi (tumori dei tessuti molli) e alcune forme di cancro del cervello e del sangue – manipolerebbero i normali processi di replicazione in modo ingegnoso, creando un’identità capace di rubare in modo selettivo e amplificare i geni di cui ha bisogno per restare vivo, vegeto e produttivo.

La scoperta. Già dagli anni Cinquanta, si sa, che esistono alcuni geni, chiamati oncogeni, che favoriscono la comparsa dei tumori ma solo ora, dopo decenni di studi, si è compreso che i neocromosomi ospitano molte copie di questi geni precursori della malattia (oncogeni) e soprattutto come agirebbero per riprodursi. Lo hanno capito i ricercatori australiani riuscendo a mappare i neocromosomi dei liposarcomi (una forma di tumore fra quelle prima citate e nella quale queste molecole extra-large sono presenti) con dei modelli matematici.

In questo modo hanno potuto ricostruire la sequenza di eventi che portano alla formazione delle neomolecole incriminate, deducendo che solo alcuni cromosomi, quelli frantumati e  generati da quel Dna Frankenstein, sono i colpevoli della loro nascita.Come dimostrerebbero ad esempio i neocromosomi di alcune linee cellulari di liposarcoma nei quali è stato trovato il Dna di ogni cromosoma nella cellula con 60-100 copie di oncogeni chiave.

Gli oncogeni. Sono proprio questi oncogeni sotto il mirino e il microscopio dei ricercatori, perché non sarebbero solo la chiave per spiegare lo sviluppo dei tumori ma anche un potenziale bersaglio terapeutico per arrestare la malattia e per nuove cure anti-cancro. Lo studio ha infatti consentito di osservare che, una volta che questi oncogeni massicciamente amplificati nelle cellule tumorali (come avviene ad opera del Dna Frankenstein) e poi bloccati, le cellule cattive muoiono. La speranza è davvero che questa sia la ‘mostruosa’ (in senso positivo questa volta) chiave di svolta per sconfiggere la malattia.