Cosa fa papa Benedetto
tutto il santo giorno

«Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino». Con queste parole Benedetto XVI aveva annunciato ai cardinali riuniti in concistoro ordinario la sua rinuncia alla cattedra di vescovo di Roma. Era l’11 febbraio del 2013 e la notizia dopo qualche minuto aveva già fatto il giro del mondo. La scelta creò scompiglio e davvero in pochi sapevano che il papa potesse “andare in pensione” dimettendosi dalla sua carica. L’ultimo caso, infatti, risaliva addirittura a più di 600 anni fa e davvero nessuno si aspettava che potesse riaccadere di nuovo. Inoltre, prima di Benedetto XVI non sono stati molto numerosi i Pontefici ad aver abdicato: Clemente I (in carica dal 88 al 97 dC), Papa Ponziano (dal 230 al 235 dC), Benedetto IX (dal 10 marzo al 1 maggio 1045), Celestino V (dal 29 agosto al 13 dicembre 1294) e Gregorio XII (dal 1406 al 1415).

Così, Benedetto XVI ha cessato il suo pontificato alle ore 20 del 28 febbraio 2013. In quel momento è iniziato il periodo di sede vacante ed è stato subito organizzato un conclave, che si è concluso la sera del 13 marzo 2013 con l’elezione al soglio pontificio di Papa Francesco. Tra le sue intenzioni, Benedetto XVI aveva chiesto di poter risiedere nella Città del Vaticano, più precisamente nel monastero Mater Ecclesiae. Da quel lontano 28 febbraio si sa davvero poco di papa Benedetto, dacché scarseggiano le notizie che rendano note le azioni della sua giornata. Quest’aura di riservatezza si è mantenuta intatta fino alla mattinata del 12 febbraio, quando il Corriere ha pubblicato un’intervista di Gian Guido Vecchi a Padre Georg in cui è stata rivelata “la giornata tipo” di Joseph Ratzinger.

 

 

Benedetto XVI il prossimo 16 aprile festeggerà 88 anni, e «com’è normale per la sua età ogni tanto le gambe gli danno qualche problema» spiega Padre Georg. Ma se il corpo inizia ad accusare qualche acciacco, la mente, invece, va più spedita che mai: «La testa funziona benissimo e la sua memoria è formidabile». Non smette di studiare, leggere libri e scrivere. Ancor oggi, pur non avendo un’agenda fitta d’impegni e appuntamenti, rimane comunque molto metodico e preciso nei suoi orari. La giornata inizia con la messa mattutina verso le 7.45, leggermente in ritardo rispetto a quella a cui assisteva quando era vescovo di Roma. «Durante la mattinata – spiega padre George – prega, legge, studia, sbriga la corrispondenza e talvolta riceve delle visite. Verso l’una e mezzo pranziamo e poi facciamo una passeggiata sul terrazzo, due o tre giri, prima che vada a riposare. Alle quattro e un quarto andiamo nei Giardini Vaticani: camminiamo verso la grotta di Lourdes, preghiamo, recitiamo il rosario. Più tardi c’è ancora tempo per la preghiera, lo studio». La cena è prevista per le sette e mezza in punto.

 

 

La passione per la musica. «La sera, Benedetto prega la Compieta nella cappella e poi si ritira. Anche se ogni tanto suona il pianoforte». Anzi, sempre a detta di padre George, ultimamente avrebbe cominciato a suonare con più costanza. Fin da ragazzino, Ratzinger è stato legato alla musica, un passatempo condiviso con il fratello maggiore Georg, che per decenni è stato direttore della Cappella del Duomo di Ratisbona. Anche Benedetto ha coltivato questa passione per tutta la vita. Una volta divenuto papa, per esempio, ha voluto che nell’appartamento del palazzo apostolico gli venisse sistemato il suo pianoforte per potervi ancora suonare almeno i suoi due autori preferiti: Mozart e Beethoven.

 

 

Naturalmente il giornalista del Corriere non si è tirato indietro e ha chiesto a padre Georg se il papa abbia cambiato idea in merito alla rinuncia di due anni fa. «Benedetto XVI è convinto che la decisione presa e comunicata sia quella giusta. Non ne dubita. È serenissimo e certo di questo: la sua decisione era necessaria, presa «dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio». La consapevolezza che le forze del corpo e dell’animo venivano meno, di dover guardare non alla propria persona ma al bene della Chiesa. Le ragioni sono nella sua declaratio. La Chiesa ha bisogno di un timoniere forte. Tutte le altre considerazioni e ipotesi sono sbagliate».