Famiglie nei container a Seriate
Il Comune fa luce sulla situazione

Interviene la politica sulla questione del campo nomadi di Seriate. «In realtà il termine corretto è microarea abitativa» spiega Gabriele Cortesi, assessore alle Politiche sociali. Il vicesindaco, insieme alla responsabile ai Servizi sociali Sabrina Bosio, ha approfondito e spiegato la spiacevole situazione. I due hanno ripercorso la storia delle famiglie che vivono nella microarea, fornendo altri dettagli, e raccontato cosa è stato fatto in questi anni dal Municipio per la loro integrazione. Un approfondimento dopo l’articolo dello scorso venerdì per avere un quadro «documentato, preciso ed equilibrato», come sottolinea l’assessore. Bosio riepiloga la storia delle famiglie: «Vero che sono famiglie scappate dalla guerra, ma nel 1991 addirittura. Arrivate a Seriate, si sono insediate in diversi punti non autorizzati della città. Per rispondere a questa prima situazione, qualche anno dopo il Comune ha realizzato un mini centro di accoglienza in prossimità del cimitero. Era l’ex casa Carrara, che sorgeva dove ora sono presenti la rotatoria e l’incrocio. In origine si trattava di un solo nucleo familiare, che poi ha dato origine a sei nuclei correlati. La permanenza nella prima struttura era legata anche alla partecipazione di queste famiglie a percorsi per le questioni sanitarie che riguardavano i bambini, per l’accompagnamento scolastico, per la regolarizzazione e per l’accompagnamento lavorativo. Questi, negli anni, hanno portato tre famiglie ad avere l’assegnazione di un alloggio Erp».

 

[Il vicesindaco e assessore alle politiche sociali, Gabriele Cortesi]

 

«Di questi – prosegue Bosio – due sono stati sfrattati in tempi diversi e uno solo ha mantenuto l’alloggio. Prima degli sfratti, in ogni caso, si sono creati dei pessimi rapporti di vicinato». «Faccio notare – fa eco Cortesi – che i due sfratti sono arrivati a causa di danni causati dalle famiglie per 25 mila euro, e 4 o 5 mila euro di morosità nei confronti dell’ente gestore. I nuclei morosi non hanno diritto a un alloggio convenzionato perché in situazione debitoria. Atteggiamenti che di collaborativo e integrativo non hanno molto – prosegue Cortesi –. Fino a che la morosità non è saldata, queste famiglie non possono essere destinatarie di altre assegnazioni». Continua Bosio: «Tre famiglie sono quindi rimaste all’ex casa Carrara. Quando l’immobile è stato abbattuto per questioni di viabilità, i nuclei fuoriusciti insieme a quelli sfrattati hanno preso posto in viale Lombardia, formando un campo abusivo intorno al 2005. Da qui l’esigenza di creare questa microarea di sosta. Nel frattempo, alcune di quelle persone avevano perso il permesso di soggiorno e sono state espulse. Solo per chi lo aveva mantenuto è arrivata la possibilità di trasferirsi nella zona in cui si trovano ancora oggi».

Si tratta di tre nuclei: «Sono le uniche tre famiglie autorizzate a usufruire di quelle soluzioni abitative. L’idea era quella di avere un punto intermedio tra assegnazioni di case in edilizia pubblica e la piena integrazione. Questa la differenza da un campo nomadi. I tre nuclei, che tre sarebbero dovuti rimanere per via di quanto appena detto, sono stati coinvolti in percorsi con…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 44 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 4 aprile. In versione digitale, qui.

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