La famosa soglia del 3 percento
e tutti i Paesi che la superano

Da ormai diverso tempo, il Premier Renzi tiene quasi quotidianamente a sottolineare come l’Italia non sforerà l’ormai arcinoto tetto del 3 percento; ce lo chiede a gran voce l’Europa, in particolare la Germania. Sembra quasi che il limite del deficit di bilancio sia un problema solo italiano, quasi fossimo gli ultimi della classe da redarguire costantemente per la nostra indisciplina economica. Ma che cose significa e che valore ha questo parametro? E soprattutto, è davvero solo un problema dell’Italia?

Cos’è il tetto del 3 percento. Con l’accordo di Maastricht del 1992, i Paesi firmatari si impegnarono a rispettare il cosiddetto “patto di stabilità”, affinché ciascuno Stato non sforasse determinati parametri economici imposti dall’Unione Europea; questo nell’intento di non creare eccessivi squilibri fra le economie aderenti e procedere lungo un cammino di finanza pubblica unitario ed armonico.

Fra questi parametri, ne esiste uno particolarmente dibattuto, quello del 3 percento appunto; secondo questa regola, il deficit pubblico (ovvero l’eccesso delle uscite rispetto alle entrate di uno Stato) non deve superare il 3 percento del Pil del Paese in questione. Ora, occorre una doverosa precisazione: non esiste alcun tipo di meccanismo sanzionatorio nei confronti degli Stati che non rispettano questo parametro, ma semplicemente vengono loro rivolti diversi ammonimenti a lavorare affinché tornino sotto la quota del 3 percento; o meglio, esiste una possibilità di sanzione, ma non viene mai nemmeno presa in considerazione, vista la generale ostilità con cui l’Europa è vista persino dagli stessi Stati membri.

Il rispetto di questo valore è pressoché più una questione di immagine e di fiducia generata, al massimo di possibilità di accedere ad alcuni vantaggi riservati ai Paesi virtuosi. È proprio rispetto a questo parametro che si gioca la grande battaglia fra coloro che sono a favore dell’austerità e coloro che invece opterebbero per una maggior flessibilità: un limite più morbido rispetto al deficit di bilancio permette ad un Paese di poter impostare una politica economica più elastica e rischiosa, con però maggiori possibilità di risultati positivi sul lungo periodo; dunque, negli ultimi anni alcuni Stati hanno volutamente sforato il 3 percento, così da poter avere maggiore libertà in termini di spesa pubblica.

Quali sono i Paesi che non rispettano il 3 percento. L’Italia non è certo l’unico Paese dell’Unione Europea ad avere diverse difficoltà a rispettare il parametro del 3 percento: son ben 7, oltre a noi, gli Stati che corrono sul filo dello sforamento o che sono già andati decisamente oltre.

A cominciare dall’Irlanda, che lo scorso anno si è spinta addirittura fino al 7,2 percento, rientrando di tre punti in questo 2014, ma dovendo ancora lavorare molto per allinearsi ai dettami di Maastricht. Critica anche la situazione della Spagna, che, dopo il disastro dei conti pubblici del 2012, con un deficit addirittura al 10 percento, ha saputo rientrare in un più rassicurante 5,6 percento, che resta comunque un valore decisamente eccessivo. In Portogallo, con la nuova politica improntata a rigidi criteri di austerità impostata dal governo di Pedro Passos Coelho, la percentuale di deficit è stata dimezzata, scendendo al 4,9 percento; le ottime previsioni circa l’incremento del Pil lusitano fa ben sperare la troika Ue-Bce-Fmi. Anche la Francia è decisamente fuori parametro, con un deficit che si aggira intorno al 4,4 percento, ma in questo caso la situazione è ben diversa: i transalpini non intendono rispettare il limite del 3 percento, preferendo, nonostante le aspre critiche da parte dell’UE, impostare una politica economica senza vincoli continentali; la tensione è alta, il tempo dirà chi vincerà.

Sul finire del 2013, la profonda crisi delle banche della Slovenia, con relativa ricapitalizzazione da fondi pubblici, ha portato il deficit del paese balcanico a volare oltre il 14 percento; è questa una delle situazioni a cui l’Europa guarda con maggior preoccupazione. Situazione difficile anche per la Croazia, che attesta un deficit pari al 5 percento del Pil e con un’economia in profonda stagnazione. In salute sempre maggiore sono invece i conti pubblici della Polonia, l’ultimo Paese al di fuori del tetto del 3 percento: per quanto il deficit sia ancora intorno al 4,5 percento, dall’ingresso nell’Unione Europea risalente al 2004, la Polonia ha accresciuto il Pil del 49 percento, triplicato le esportazioni e dimezzato il tasso di disoccupazione; tutti dati che confortano l’UE circa un prossimo rientro nei parametri di Maastricht.