Finalmente han scoperto perché
la zebra ha il manto a strisce

La natura sa essere davvero astuta e difendere la sua specie. Soprattutto nelle fasi di attacco, quando cioè è necessario alzare barriere difensive. Come nel caso della zebra, che non certo per bizzarria ha adottato il suo mantello a strisce bianche e nere, né per farsi bella di fronte ad altri equini. Questo mantello, infatti, sarebbe semplicemente una gran furbizia e avrebbe infatti lo scopo funzionale di proteggere l’animale dall’attacco, innumerevole, di possibili tafani e affini che altrimenti non la lascerebbero vivere tranquilla. Lo hanno scoperto un gruppo di ricercatori americani dell’Università di Bristol e dell’Università della California di Davis, pubblicando la loro ipotesi sulla rivista PlosOne.

 

 

Finalmente (forse) ci siamo! Ci sono voluti oltre 150 anni di ricerche per dare una possibile risposta alla stranezza del manto delle zebre. Perché il pelo di questo equino non è a tinta unita, bruno o nero, a pois o pezzato? Perché è nato proprio a strisce bianche e nere? Forse il bandolo della matassa è stato sciolto. Prima si era pensato che quella originalità potesse essere una strategia per allontanare i predatori, oppure fosse dovuta a effetti di termoregolazione, o ancora a un vezzo sociale distintivo. Oggi invece sembra che quel manto “juventino” svolgerebbe un’azione distraente per e contro i pungiglioni degli insetti. Spieghiamo meglio: avete mai provato a fissare a lungo un tessuto, un’immagine o un qualunque altro oggetto che abbia delle linee sottili di diverso spessore, tutte parallele? Dopo un certo tempo, la vista va insieme, si offusca e perde di nitidezza. Immaginate adesso di dover centrare un punto tra una riga e l’altra mentre siete in movimento: impossibile; certamente sbagliereste, o comunque dovreste adottare qualche tecnica per raggiungere lo scopo. Allora potete facilmente capire la missione difficile dell’insetto, nello specifico un tafano, che in volo deve colpire quel manto dall’effetto ottico distraente. È quasi certo che debba rallentare la sua corsa per arrivare al bersaglio, facendo perdere efficacia anche alla puntura.

 

 

Gli esperimenti. Sono stati fatti almeno due esperimenti al riguardo, e dimostrerebbero la validità di questa tesi. Il primo test certifica che il manto a strisce non rappresenta un deterrente per le mosce cavalline. Infatti esse continuerebbero a essere richiamate e a girare intorno sia a cavalli con il manto tinta unita, sia a animali con il pelo zebrato. Allora dove sta la differenza? Per capirlo c’è voluto un video, il quale ha mostrato che i tafani hanno vita facile con i cavalli poiché possono atterrare con facilità e conficcare il loro pungiglione a piacimento. Diverso è con le zebre: quando sono in avvicinamento della preda, i tafani perdono la trebisonda alla vista del pelo strisciato e faticano a rallentare il volo. Così possono accadere due cose: o continuano a sorvolare la zebra, cercando di mettere a fuoco l’obiettivo nonostante le strisce, oppure provano comunque a pungerla finendo però per sbatterle contro senza colpirla. Il secondo esperimento non lascia definitivamente dubbi: i ricercatori hanno utilizzato come solo animale il cavallo, travestendolo però con diversi peli, mantelli bianchi, neri o striati. Lo scopo era infatti capire se su questa difficoltà di mirare l’obiettivo potessero influire altri fattori, come l’odore o altre componenti genetiche di richiamo per i tafani. È emerso invece che la ragione è proprio una questione di pelo. Infatti quando i cavalli erano in “tinta unita” avevano intorno un nugolo enorme di tafani, insetti e altri minuscoli volatili, mentre il numero calava drasticamente se “abbigliati” con un manto a strisce bianche e nere. Dunque la conclusione sarebbe che le strisce interrompono il sistema visivo dei tafani.

 

 

La “parte” della zebra. Pensate che sia tutto qui? Invece no, perché ci si mette pure il brutto carattere della zebra. Che è bizzosa, gli esperti dicono addirittura mordace e impossibile da addomesticare, a differenza del mansueto cavallo. Tanto che per allontanare i tafani, irritata, si metterebbe a sbattere la coda a destra e a manca con movimenti nervosi, mettendo in fuga ulteriormente i tafani, già in difetto di vista e ulteriormente indeboliti nella loro azione di attacco.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.