Foppolo, un paese ormai morto
(la colpa non è solo del malaffare)

File e file di persiane chiuse, serrande abbassate, cartelli “Vendesi”. Foppolo è un paese che sta morendo lentamente. La sua è una malattia cronica, di quelle per cui un’iniezione di fondi e una dose di neve non bastano. Per chi ha sempre frequentato il paese per le vacanze è un colpo al cuore. Ma per chi ci vive è una desolazione.

 

 

Seduto sugli allori. La causa non è nemmeno il malaffare venuto a galla di recente riguardo l’amministrazione comunale e la società di gestione degli impianti di risalita. Getta le sue radici in un passato non troppo remoto, quando la località sciistica più rinomata della bergamasca era già in auge da tempo, frequentata tutto l’anno da appassionati della montagna ma anche da vip del calibro di Adriano Celentano, Giorgio Gaber, Mike Bongiorno, i Pooh, Al Bano e Romina, tra un susseguirsi di eventi, ristoranti, negozi e case. Tante case. Un proliferare di seconde case spuntate come funghi tra gli anni ’70 e l’inizio del nuovo millennio. Il paese si è gonfiato come un polmone, sicuro di poter continuare a crescere visti i numeri d’affluenza e le lunghe code che i turisti diligentemente e pazientemente erano disposti a sopportare ogni week end per tornare in città dalla valle. Ma non basta costruire complessi residenziali sempre più grandi divorando pezzi di montagna per mantenere il lustro di una località che, se il meteo non manda la neve, non attira i visitatori.

 

 

Mentre altri comprensori a due passi dalla bergamasca o la stessa Val Seriana hanno saputo rilanciarsi puntando su un turismo che non fosse solo quello legato allo sci alpino, Foppolo è rimasto arroccato sulla sua posizione conquistata e non si è rinnovato. Impianti di risalita vetusti, piste ridotte (la chiusura del Monte Toro e l’abbandono della Val Carisole furono una grave perdita), costi elevati per gli skipass, hanno pian piano fatto disaffezionare i villeggianti, che sempre più hanno scelto di frequentare Foppolo in giornata. I 40enni di oggi, forse ricorderanno le intere estati trascorse tra il bar Oasi sotto la chiesa con il cinema pomeridiano della parrocchia, i pomeriggi al mini golf o alla sala giochi di Alma che era un punto di riferimento per i ragazzi, per bambini, le passeggiate per raccogliere i mirtilli verso il passo Dordona e le scorpacciate di strudel della pasticceria Frassoni, il trofeo Panto al tennis, la “caccia al tesoro” e il concorso di disegno per i bambini; il mercato del giovedì pieno di bancarelle in paese o gli inverni tra le lezioni alla Scuola Sci 90, il pattinaggio sul ghiaccio e le scivolate con il bob. Oggi quel che resta della pasticceria è una serranda abbassata da anni; i campi da tennis hanno lasciato spazio a un’area innevata d’inverno per far imparare i bimbi a scendere con gli sci, che replica il nastro trasportatore sulla collinetta del K2; l’Oasi dopo l’incendio non…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 20 dicembre. In versione digitale, qui.

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