Il Papa: lo scisma? Io non ho paura
È il popolo che aggiusta e aiuta

Scisma è una parola che sembra appartenere ad altri periodi della storia umana. Tecnicamente indica una divisione causata da una discordia fra gli individui di una stessa comunità. Scisma in realtà è una parola ancora molto attuale al punto che anche il papa ha voluto affrontarla con molta franchezza nel consueto dialogo con i giornalisti sull’aereo di ritorno dal viaggio africano in Mozambico e Madagascar. È una tecnica a cui Bergoglio fa sempre ricorso con un obiettivo molto preciso: disinnescare sul nascere le spirali della dietrologia e del pettegolezzo. Il papa accetta di parlare senza nascondersi anche di argomenti che in altre stagioni sarebbe stati rigidamente top secret. Ieri è stata la volta del “rischio scisma”. «Lei ha paura di uno scisma della chiesa americana?». Il papa ha affrontato di petto la questione, anche con molta prontezza. Ha ricordato che la storia della chiesa ha sempre fatto i conti con queste spaccature: ha fatto riferimento ai vetero-cattolici di Utrecht che avevano rotto con Roma dopo la proclamazione del dogma sull’infallibilità papale nel corso del Concilio Vaticano, nel 1870. «Hanno fondato i vetero-cattolici per essere fedeli alla tradizione della stessa chiesa. Poi hanno trovato uno sviluppo differente e adesso fanno l’ordinazione delle donne», ha voluto sottolineare con un filo di ironia… Ma ha ricordato che anche il Concilio Vaticano II ha dovuto fare i conti con uno scisma della chiesa più conservatrice, riferendosi al caso di Marcel Lefebvre. Del resto lo scisma, ha sottolineato, «è una delle azioni che il Signore lascia sempre alla libertà umana. Io non ho paura degli scismi, prego perché non ce ne siano, perché c’è di mezzo la salute spirituale di tanta gente».

 

La parte più bella della lunga risposta del Papa però è la seconda, quando Bergoglio ripropone il tema dello scisma come distacco non tanto dalla chiesa istituzione, quanto dalla fede del popolo. «Gli scismatici sempre hanno una cosa in comune, si staccano dal popolo, dalla fede del popolo, dalla fede del popolo di Dio», ha detto il papa che ha poi ricordato quella circostanza emblematica e anche drammatica dell’inizio della storia della chiesa quando al Concilio di Efeso venne messo a tema e discusso il dogma su Maria madre di Dio. «Il popolo, questo è un fatto storico», ha ricordato Begoglio, «stava all’entrata della cattedrale con i bastoni, faceva vedere loro i bastoni e gridava: “Madre di Dio, Madre di Dio”. Come dicendo: se voi non fate questo, ecco cosa vi aspetta. Il popolo di Dio sempre aggiusta e aiuta».

 

È stato il popolo, con la sua fede, a salvare dagli scismi. E, all’opposto, la tentazione scismatica appartiene sempre a delle élite, che impongono ogni volta una ideologia staccata dalla dottrina. «L’ideologia è la primazia di una morale asettica sulla morale del popolo di Dio». L’ideologia porta alla rigidità: ed è questa secondo il papa il vero male che assilla la chiesa di oggi. «Abbiamo tante, tante scuole di rigidità dentro alla Chiesa, che non sono scisma, ma sono vie cristiane pseudo-scismatiche che finiranno male». Perché le rigidità nascondono problemi piscologici e di coscienza. Se la rigidità prevale in tanti esponenti della chiesa è perché hanno smarrito quella che il papa con parole immediate e semplici definisce «la sanità del Vangelo». «Per questo», ha concluso, «dobbiamo essere miti, miti con le persone che sono tentate da questi attacchi, perché stanno passando un problema, e dobbiamo accompagnarle con mitezza».

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