Com’è che gli Usa batterono i russi
nella creazione della rete internet

La Guerra Fredda è mai finita davvero? Sì, no, forse; adesso è ricominciata, in forme diverse, ma gli esperti di geopolitica sembrano non avere dubbi. Sono tanti, incalcolabili, i danni portati da questo lunghissimo conflitto per procure che ha caratterizzato la seconda metà del Novecento. Ma come spesso capita, una competizione esacerbata di solito porta anche qualcosa di buono. La conquista dello spazio è la risposta più facile, ma il confronto totale tra le due superpotenze ha riguardato anche molto altro: internet, ad esempio, quello strumento che ha rivoluzionato le nostre vite e che utilizziamo ormai quasi incessantemente. Ma come è andata di preciso la gara per la creazione di una prima rete di connessioni informatiche a distanza? E soprattutto, perché gli Stati Uniti sono riusciti a battere i tanto detestati Sovietici anche in questo campo? L’ha raccontato Benjamin Peters nel suo libro How Not to Network a Nation: The Uneasy History of the Soviet Internet (MIT Press); la questione è stata poi ripresa sul blog Paleofuture.

 

arpanet

Arpanet, l’evoluzione.

 

I progressi americani. Entrambe le superpotenze, tra la fine degli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta, si impegnarono a sviluppare una rete di connessioni tra computer. In America i primi risultati arrivarono nel 1969, quando ARPANET mise in connessione per la prima volta due computer, uno situato alla UCLA e l’altro a Stanford. Da quel momento, le varie tappe di crescita furono raggiunte con un enorme supporto economico da parte dell’industria bellica e delle università. Tappe fondamentali, come l’invenzione delle email (primi anni Settanta) e l’istituzione di protocolli che fanno funzionare ancora oggi internet (come il TCP/IP). Un ruolo fondamentale ebbe la cibernetica, quella scienza che si affermò in particolare nel dopoguerra e che mirava a studiare i sistemi autonomi, fossero essi naturali, biologici, o artificiali, come i circuiti di un computer, o perfino gli schemi interni alla società umana.

I fallimenti sovietici. Ma per quale motivo i russi rimasero indietro in questo processo di crescita? Secondo l’autore del libro, perché «inizialmente i capitalisti si comportarono da socialisti, mentre i socialisti si comportarono da capitalisti». Gli scienziati sovietici utilizzarono il loro sapere per fondare Cybertonia, una sorta di paese dei balocchi con proprie leggi, passaporti e moneta; una piccola enclave di controcultura e cyber-cultura all’interno dello stato comunista. Insomma, sfruttarono l’immaginario informatico per esprimere un dissenso squisitamente politico. Non a caso la mascotte e leader di Cybertonia era un robot che suonava il sassofono, evidente richiamo al jazz e quindi simbolo della loro volontà di aprirsi alla cultura occidentale. Era un modo giocoso di segnalare che non erano contenti di ciò che l’autorità sovietica diceva loro di fare con le nuove tecnologie; volevano un mondo più divertente e divertito.

 

cybertonia

Come non connettere una nazione, la storia dell’internet sovietico di Benjamin Peters. Con la mascotte di Cybertonia.

 

Capitalismo e socialismo, ribaltati. Quindi, a dispetto delle aspettative, in America la ricerca informatica progredì in modo più armonico e programmatico, attraverso la collaborazione di diversi centri di ricerca e il lavoro di squadra di svariate istituzioni, con un forte finanziamento statale. Al contrario, in URSS il proto-internet venne dilaniato dalle lotte interne, dalla concorrenza non regolamentata tra le varie istituzioni competenti. Ma lo stato sovietico aveva tutte le potenzialità per sviluppare le medesime tecnologie degli americani, semplicemente «non andavano molto d’accordo al loro interno», secondo l’autore Benjamin Peters. «Questa lotta istituzionale e mancanza di volontà di condividere il sapere e il potere hanno impedito ai sovietici di costruire la loro propria età dell’informatica, la loro rete internet nazionale e quindi una sorta di socialismo elettronico», conclude Peters.

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