Gravidanza, cosa e come mangiare

La gravidanza è tempo di ‘voglie’, si sa, anche alimentari. Ma se proprio bisogna cedere alla tentazione, meglio evitare prima, dopo e durante quella di un piatto di fritti. Ha poca importanza che siano patatine, pesce, pollo o verdure; ciò che conta invece è che se costumati con continuità, specie prima del concepimento e fuori casa, aumenterebbero il rischio di diabete gestazionale, una particolare forma di malattia correlata a elevati livelli di zuccheri tipica delle mamme nell’ultimo trimestre di gravidanza nociva a mamma e nascituro, se non adeguatamente trattata. La notizia arriva da uno studio americano, condotto dall’Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development (NICHD), afferente ai National Institutes of Health americani, pubblicato sulla rivista Diabetologia.

 

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Lo studio. L’ipotesi potrebbe essere considerata veritiera poiché lo studio è stato condotto su un ampio numero di donne, oltre 15mila, di età compresa tra i 25 e i 44 anni appartenenti al Nurses’ Health Study II, pari a più di 21mila gravidanze osservate, monitorate per un periodo di circa 10 anni.

Ogni due anni alle partecipanti veniva anche inviato un questionario per valutare stato di salute, abitudini di vita e l’assunzione di farmaci, poi successivamente ampliato anche con informazioni sulla dieta, con un focus particolare sui fritti. Ovvero si indagava quanto spesso le donne li consumavano fuori casa e quanto fra le mura domestiche, in base a una frequenza di meno di una volta a settimana, 1-3 oltre a settimana, 4-6 volte a settimana, tutti i giorni. Analizzando anche il tipo di condimento utilizzato per friggere: burro, margarina, oli vegetali, lardo e così via.

Risultato? Nel corso del follow up, sono stati registrati 847 casi di diabete gestazionale, con un rischio aumentato a oltre il doppio in donne che consumavano fritti tutti i giorni, specie se fuori casa, rispetto a quelle morigerate e casalinghe che si friggevano le pietanze con una frequenza inferiore a meno di una volta a settimana.

 

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La ragione. Il processo che correla i fritti e diabete gestazionale non è ancora del tutto chiaro, ma secondo le prime ipotesi il meccanismo sarebbe dovuto alla ‘fritta’ degenerazione degli oli attraverso l’ossidazione e l’idrogenazione. Vale a dire che si perdono nella cottura rapida gli acidi grassi insaturi, quali il linoleico e il linolenico, mentre aumentano i corrispondenti derivati ‘trans’ (acido trans-linoleico e trans-linolenico).

Ma ci sarebbe anche un’altra ragione: gli AGE, ossia i livelli di prodotti di glicazione avanzata dietetici, che anch’essi sono causa di diabete poiché stimolano l’insulino-resistenza e promuovono stress ossidativo e infiammazione. Un rischio che aumenta quando gli oli per la frittura vengono riutilizzati più volte, come avviene per quelli  acquistati fuori casa.

Consigli dietetici in gravidanza. In sostanza, stando anche alle prime evidenze scientifiche, le donne in età fertile farebbero meglio a limitare al massimo il consumo di cibi fritti, in particolare fuori casa e seguire alcune buone regole per cercare di evitare l’insorgenza di diabete gravidico:

  • Mangiare ad orari regolari e non saltare mai i pasti. Il digiuno, infatti, può causare la comparsa di corpi chetonici (sostanze dannose per il bambino), facendo degli spuntini nell’arco della giornata (a metà mattina, a merenda e prima di coricarsi), particolarmente importante è quello serale che consente di evitare lunghi periodi di digiuno. In caso di terapia farmacologica, gli orari dei pasti e degli spuntini devono essere combinati con gli orari dell’insulina.
  • Non utilizzare troppo sale durante la cottura o come condimento dei cibi. Una dieta variata prevede alimenti che già naturalmente contengono sodio (sale) in quantità sufficiente al fabbisogno dell’organismo. Limitare anche tutti quei preparati che possono contenere sodio nascosto.
  • Attenzione ai grassi. Il consumo deve essere controllato poiché apportano il più elevato numero di calorie rispetto a tutti i nutrienti. Per cucinare o condire preferire l’olio di oliva extravergine, mentre se si utilizzano quelli di semi (mais, soia, arachide) scegliere un unico seme, meglio se introdotto a crudo. Sono sconsigliati invece panna, burro, lardo, strutto, pancetta, maionese, salse grasse e salse di soia.
  • Tipo di cottura. Evitare la frittura, a favore di una cottura in brodo (di carne sgrassato o di verdura), ai ferri, alla griglia, al vapore, lessata, al forno, arrosto, utilizzando pentole antiaderenti, a pressione, forno comune o microonde che consentono di ridurre l’impiego dei grassi. Come condimento, utilizzare anche il limone in quanto la vitamina C favorisce l’assorbimento del ferro.
  • Supplementazione di calcio, il cui apporto deve essere maggiore in gravidanza, con latte e derivati, meglio se parzialmente scremati o “light” che hanno meno calorie.
  • Fibre e cereali. Tutti i cereali ed i loro derivati sono consigliati nella preparazione di tipo integrale, sia asciutti sia in brodo.
  • Frutta e verdura. La frutta può essere consumata fresca, cotta o frullata senza zucchero aggiunto e in un quantitativo non superiore ai 500 gr nella giornata. Evitare succhi di frutta, sciroppo di mais o d’acero, frutta secca, sciroppata, candita, marmellate e, fra la frutta fresca, castagne, banane, uva, cachi, fichi. Il consumo delle verdure e degli ortaggi, escluse le barbabietole, le carote lessate, le patate, è libero. Lavare, meglio sterilizzare con amuchina, frutta e verdura, per evitare il rischio di toxoplasmosi, una malattia pericolosa per mamma e bimbo che si contrae da animali o generi alimentari contaminati da escrementi.
  • L’acqua. È bene variare anche la qualità dell’acqua come si fa per gli alimenti, al fine di recuperare molti sali minerali e soprattutto calcio, privilegiando quelle con un quantitativo non inferiore ai 200 mg/litro.
  • Sono da evitare, invece, o limitare al massimo alcuni alimenti. Bevande alcoliche (e fumo), l’assunzione di caffè a non più di 2 tazzine al giorno; dolcificanti, dolci, dessert, torte, caramelle, cioccolata, merendine che apportano molte calorie in poco volume, contribuendo ad un eccessivo e rapido incremento di peso e all’alterazione dei valori della glicemia.