I giornalisti robot
e l’informazione automatizzata

I giornalisti-robot sono sbarcati nel mondo delle news anglosassoni. Forbes, Los Angeles Times e The Guardian sono le testate che hanno iniziato ad usare ed a studiare le potenzialità di questa risorsa che permette di seguire 24 ore su 24 le news dal mondo, riportandole ai lettori. I robot in questione non sono le classiche figure umanoidi a cui ci hanno abituato i film di fantascienza, bensì degli algoritmi che inseriti in dei sofisticati software analizzano il flusso quotidiano di news per trovare notizie interessanti da cui poi sviluppare degli articoli. Seguono i feed delle agenzie, analizzano miliardi di dati ed informazioni, infine costruiscono delle news basate su di un mero resoconto di fatti e numeri.

L’uso attuale. Forbes è già da qualche tempo che si avvale dell’aiuto di un software fornitogli dalla Native Science, società hitech specializzata in intelligenza artificiale. Questo robot genera brevi articoli automatizzati estrapolando informazioni e contenuti dai flussi di dati e da articoli precedenti. Il sistema in questione funziona poiché le news di business che pubblica il sito della testata seguono generalmente uno schema preciso, con un linguaggio standardizzato e basato su una serie di statistiche, cifre ed informazioni facilmente memorizzabili. Il LA Times ha invece pubblicato il 17 marzo scorso il primo articolo di Quakebot, un sistema programmato appositamente sulla base di un algoritmo che ha il compito di seguire ed analizzare i dati forniti dal US Geological Service, l’Istituto di geofisica americano, e di scrivere delle brevi news riguardanti i terremoti superiori a magnitudo 4.7. Il suo inventore è Ken Schwencke, giornalista della testata californiana. Il LA Times ha iniziato ad usare lo stesso sistema anche per gli omicidi, attraverso un algoritmo che studia e segnala tutti i crimini commessi nella contea. Sarà poi compito dei redattori valutare quale notizia pubblicare ed approfondire e quale invece scartare.

 

 

Il loro funzionamento.

Il funzionamento di questi algoritmi è per molti ancora qualcosa di misterioso. A svelare i misteri tecnologici che stanno alla base di questi giornalisti-robot è stato il blogger americano, esperto di media e comunicazione, Nick Diakopulos, che, dopo aver studiato diversi brevetti, ha pubblicato un articolo in cui spiega i passaggi con cui i software giungono alla produzione della news richiesta

http://www.nickdiakopoulos.com/2014/06/12/the-anatomy-of-a-robot-journalist/

Innanzitutto, la macchina deve ingerire un’abnorme quantità di dati. Successivamente analizzerà tutti i dati raccolti e cercherà di calcolare ed estrapolare da essi gli aspetti degni di nota, attraverso dei criteri di notiziabilità incorporati e molto semplici (ad esempio dei valori anomali, grandi oscillazioni nei numeri, ecc…). Una volta che il sistema ha individuato i punti rilevanti e le diverse priorità tra questi, attraverso dei modelli di news pre-caricati li collega tra loro, dando vita ad un testo di senso compiuto e dal linguaggio semplice.

 

Perplessità e difficoltà di utilizzo.

Nick Diakopulos, dopo aver esposto tutti i passaggi del funzionamento dei giornalisti-robot, ne sottolinea le criticità che sono principalmente racchiuse nel concetto di “notiziabilità”. In questi sistemi, la notiziabilità si limita al concetto di devianza dalle statistiche base, mentre nella realtà quotidiana esso ha uno spettro decisamente più ampio. Per capire le potenzialità effettive dei giornalisti-robot anche nella scrittura di notizie più complesse ed approfondite, il The Guardian ha creato Guardbot. Il compito affidato alla macchina era quello di estrarre informazioni da un database di articoli già scritti su un particolare tipo di cereale e scrivere un pezzo ex novo su di esso. Il risultato non è stato esaltante.

http://www.theguardian.com/media/shortcuts/2014/mar/16/could-robots-be-journalist-of-