Che cosa è la lista Falciani
ovvero i segreti dei conti in Svizzera

Cos’hanno in comune la top model Elle MacPherson, Phil Collins, John Malkovich, Tina Turner, Fernando Alonso, il re di Giordania Abdullah II, Valentino Rossi, Diego Forlan, Flavio Briatore, Diane Halfin von Furstenberg e lo stilista Valentino? Sono tutti ricchissimi, ma soprattutto sono alcuni dei nomi presenti tra i 100mila del “dossier Falciani”, l’elenco completo dei clienti che hanno depositato cento miliardi di dollari nei forzieri della Hsbc, l’istituto svizzero tra i maggiori al mondo. Questo documento rappresenta il più grande atto d’accusa mai pubblicato contro le banche svizzere, Eden finanziario non solo per grandi ricchi, ma anche per chi cerca di riciclare danaro sporco, lavarsi le mani da traffici illeciti o più semplicemente evadere il fisco del proprio Paese.

A svelare questa incredibile lista è stato l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), il network di giornalismo investigativo con sede a Washington che ha analizzato per 8 mesi i dati presenti nei documenti raccolti da Hervé Falciani, ex funzionario italo-francese di Hsbc scappato dopo aver copiato migliaia di informazioni riservate. Il lavoro d’inchiesta giornalistica è stato svolto da 140 giornalisti di 45 diversi Paesi, guidati dal direttore Gerald Ryle e dalla sua vice Marina Walker Guevara, con l’aiuto di una squadra di esperti in “data journalism”, diretti da Mar Cabra e Rigoberto Carvajal.

 

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[La mappa dello Swiss Leak creata da ICIJ. Clicca sull’immagine per andare al sito]

 

Materiale scottante. Il risultato di questo lavoro è un dossier su oltre 100mila clienti di più di 200 Paesi con 81mila conti censiti attraverso l’Iban tra il 1998 e il 2007. Per portare avanti le verifiche sui nomi, la rete americana ha coinvolto 45 testate. Tra queste Le Monde, The Guardian, Bbc e, per il nostro Paese, l’Espresso. Il settimanale italiano pubblicherà l’intera inchiesta sui nostri connazionali presenti negli elenchi venerdì 13 febbraio. L’operazione è stata soprannominata “Swissleak” e rappresenta la più grande inchiesta mai svolta sul sistema bancario elvetico. Di per sé non rappresenta un reato detenere denaro o delle holding in Svizzera, a patto che tutto sia noto e dichiarato alle autorità fiscali nazionali. Ed è proprio su questo punto che si allungano le ombre sull’attività dell’Hsbc, i cui vertici hanno inizialmente intimato ai giornalisti di distruggere tutti i dati, per poi modificare “linea difensiva” davanti alle evidenze scoperte dai giornalisti: l’istituto ha infatti diffuso una nota in cui precisa che, in quegli anni, «la cultura e gli standard dei controlli erano molto più bassi di quanto avviene oggi. La banca ha intrapreso passi significativi per aumentare le verifiche e respingere i clienti che non rispettano i nuovi parametri, inclusi coloro che davano elementi di preoccupazione sul fronte fiscale. Come risultato di questa linea, la base dei clienti dal 2007 si è ridotta di quasi il 70%».

A far tremare i vertici dell’Hsbc non sono tanto i nomi di clienti di spicco, per quanto il segreto finanziario sia un dogma elvetico di lunga data, bensì nomi meno altisonanti, ma coinvolti in attività decisamente poco chiare. Tra questi, ad esempio, quelli di molti commercianti di diamanti. Circa 2mila secondo l’ICIJ, tutti commercianti dei cosiddetti “diamanti insanguinati”, usati per finanziare guerre, ad esempio, in Angola, Costa d’Avorio e Sierra Leone. E l’istituto di Ginevra sapeva, come dimostrano i documenti interni relativi alla posizione dei conti di un certo Emmanuel Shallop, oggi condannato per questo tipo di traffici e allora sotto inchiesta in Belgio: in una nota sul suo deposito alla Hsbc si legge che «abbiamo aperto un conto per lui basato a Dubai… Il cliente è molto cauto attualmente perché sente la pressione delle autorità belghe, che lo tengono d’occhio per le sue attività nelle frodi fiscali sui diamanti». Tra i nomi dei clienti spuntano anche soggetti accusati di aver maneggiato tangenti per finanziare il traffico illecito di armi in Africa, altri che avrebbero venduto ordigni a piccoli gruppi militari in Tanzania e Taiwan e altri ancora che appartengono ad una ong accusata di rapporti con al-Qaeda. Non solo soggetti abituati ad agire nell’ombra e a maneggiare una gran quantità di denaro sporco, bensì anche politici inglesi, russi, ucraini, indiani, tunisini o egiziani che hanno curato affari d’ogni genere nella tranquillità dell’anonimato assicurato dalla Hsbc. Tra questi Rami Makhlouf, cugino del presidente siriano Bashar al Assad considerato la mente finanziaria del regime di Damasco e accusato di gestire più della metà dell’economia del Paese, e l’haitiano Frantz Merceron, ora deceduto, ritenuto l’uomo delle tangenti per conto dell’ex presidente Jean Claude “Baby Doc” Duvalier.

 

 

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[Hervé Falciani]

 

La figura di Falciani. Era il 2007 quando l’italo-francese Hervé Falciani, funzionario informatico della Hsbc, pensò bene di copiare su cd una montagna di informazioni riservate dei clienti del gigante finanziario di Ginevra, per poi fuggire in Costa Azzurra. L’accusa ufficiale dalla Svizzera arrivò nel 2008 e Falciani fu fermato. Iniziò però subito a collaborare con le autorità francesi, consegnando loro i file di cui era in possesso. Questi giunsero poi nelle mani di Le Monde, che li consegnò all’ICIJ per svolgere l’inchiesta conclusasi in questi giorni. Intanto le rivelazioni di Falciani avevano portato a due conseguenze: la sua scarcerazione e l’avvio, in diversi Paesi, di molte indagini per evasione. Grazie a lui le autorità inglesi hanno scoperto che 3.600 nomi, su 5mila britannici, non erano in regola e riuscì a recuperare 135 milioni di euro di imposte arretrate. In Spagna si è raccolto di più, circa 220 milioni, un record rispetto anche ai 188 milioni recuperati da Parigi. In Italia molti personaggi sono stati indagati per frode fiscale, ma sulla possibilità di usare i dati nelle dispute fiscali sono stati aperti numerosi ricorsi che hanno bloccato tutto.

Intanto, a fine 2014, la Svizzera ha reso noto di voler processare Falciani per spionaggio economico, sottrazione di dati e violazione del segreto bancario. Il processo si terrà a Bellinzona, ma difficilmente vedrà l’ex funzionario in aula: 42enne, grazie alla sua mossa fa ora la bella vita. Nessuno sa con precisione a chi interessassero i dati da lui sottratti alla Hsbc e poi forniti alle autorità francesi. Per alcuni è legato proprio ai servizi segreti d’Oltralpe, ma con anche molti contatti in Libano. Di certo deve aver guadagnato bene, visto che nell’estate del 2012 venne arrestato a Barcellona, dov’era giunto a bordo di uno yacht. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale, emesso da Berna, a cui però la Spagna non diede seguito, forse perché grazie a Falciani aveva recuperato cifre incredibili come visto. Recentemente ha rilasciato un’intervista al quotidiano francese La Croix, senza rivelare la sua ubicazione: «Lottare contro la corruzione mi ha procurato un sacco di fastidi, compensati dalla convinzione di aver compiuto il mio dovere di cittadino».

 

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[Nomi e descrizione di 61 profili degli oltre 100mila raccolti sul sito ICIJ. Clicca sull’immagine per approfondire]

 

I soldi italiani. Nella lunga lista di clienti, 7mila sono italiani. Questi, nel 2007, avevano depositato a Ginevra una cifra pari a oltre 6 miliardi e mezzo di euro. Molti leciti, ma altrettanti, probabilmente, sottratti al fisco italiano. I nomi più noti sono quelli dello stilista Valentino Garavani, dell’imprenditore Flavio Briatore e del fuoriclasse della moto Valentino Rossi. Se Valentino è divenuto noto nel mondo per l’uso del colore rosso nelle sue creazioni, non si può certo dire che i suoi conti alla Hsbc fossero in rosso: secondo l’ICIJ, nel biennio 2006-2007, Valentino controllava 108,3 milioni di dollari depositati alla Hsbc sul conto 3326 CR. Proprio in quel periodo lo stilista chiudeva una pendenza con l’Agenzia delle Entrate versando all’erario una somma mai resa nota. Flavio Briatore è invece uno dei clienti più attivi: a lui fanno capo 9 conti ed è “beneficial owner” di 6 di questi, dove nel 2006-2007 “alloggiavano” 73 milioni di dollari. Il suo avvocato ha ammesso tutto questo e ha aggiunto che anche le autorità italiane ne sono perfettamente al corrente. Valentino Rossi, invece, contava, nel 2007, 23,9 milioni di dollari sul conto Kikiki 62. Il suo legale ha precisato che il motociclista, protagonista nel 2008 di un procedimento per evasione, ha risolto ogni pendenza con il fisco italiano versando allo Stato 30 milioni di euro.

L’ICIJ. Il grandissimo lavoro d’inchiesta giornalistica è stato svolto, come detto, dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), il network di giornalismo investigativo con sede a Washington che non è certo nuovo a questo tipo di indagini: gli stessi giornalisti dell’ICIJ, pochi mesi fa, avevano smascherato i meccanismi usati dal Lussemburgo per concedere tasse ridotte alle società di mezzo mondo, facendo finire sotto accusa il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Junker nello scandalo rinominato “Luxembourg Leaks”.