Che cosa sono i tunnel di Gaza
E perché Israele vuole distruggerli

Costituiscono una vera e propria città sotterranea, con tanto di rete viaria. Sono i tunnel che Hamas negli anni ha costruito nella Striscia per aggirare l’embargo che impedisce l’ingresso di merci a Gaza. Sbucano in Israele, spesso nel deserto del Negev, oppure in Egitto. Nei giorni scorsi attraverso questi tunnel i miliziani di Hamas sono usciti da Gaza per raggiungere un kibbutz. Israele dice che l’operazione Protective Edge (Margine Protettivo), che ha provocato finora più di mille morti palestinesi, è volta alla distruzione di questi tunnel, con lo scopo di estirpare definitivamente Hamas.

 

 

I tunnel invisibili e i bombardamenti israeliani. Nessuno sa quanti siano esattamente e per quanti chilometri si estendano. Sono invisibili dal cielo e ai droni. Spesso vi si accede mediante una casa. Per costruirli viene utilizzato il lavoro di circa 3mila-7mila persone, che vi lavorano in condizioni di alto rischio, e ci si impiega dai tre ai cinque mesi. Quando Israele ne individua uno, anche se non ci sono operazioni militari in corso, li distrugge. E con il tunnel muore anche la gente che in quel momento si trova dentro. I tunnel sono il pilastro dell’economia di Gaza, che si stima frutti qualcosa come 700 milioni di dollari all’anno. Ci sono i proprietari dei tunnel, che negli anni sono diventati veri e propri imprenditori. È grazie ai tunnel che nel 2011, secondo quanto dice Al Jazeera, l’economia di Gaza è cresciuta del 20%. Tutto contrabbando che arricchisce un’elite di pochi, ai danni della popolazione che vive in condizioni di estrema povertà.

Sono le spie ad individuarli. Dacché Israele ignora il numero reale dei tunnel e la loro localizzazione, l’unico sistema utile alla loro individuazione è l’utilizzo di spie, reclutate a Gaza e nei territori occupati: solo la popolazione palestinese, infatti, può aiutare le forze di difesa israeliane a trovarli. Un’operazione svelata dal sito di intelligence Debka File, che racconta come l’Humint (acronimo per Human Intelligence) sia di fondamentale importanza per scovare e distruggere i tunnel di Hamas. È una «battaglia clandestina», che non può essere combattuta o vinta nemmeno dai più sofisticati strumenti di alta tecnologia. Serve quindi un’operazione «flessibile, sagace e prudente» nei territori, per essere accolti tra la popolazione locale e soprattutto per raccogliere dati nascosti, quali, ad esempio, le posizioni delle aperture dei tunnel.

 

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L’IDF ottiene le informazioni interrogando i prigionieri o tramite le dichiarazioni spontanee della gente. Debka file spiega che non è poi così difficile trovare collaborazione: date le disastrose condizioni economiche in cui sopravvive la Striscia, una ricompensa in denaro o il permesso di attraversare il confine sono un elemento di scambio allettante, così come la garanzia di protezione per sé e per la propria famiglia durante gli scontri, o la fornitura di cure mediche israeliane. Israele fa anche leva sulla frammentazione della società palestinese, divisa da rivalità personali e di partito che spingono alle vendetta. Il prezzo da pagare, in caso si venga scoperti, è quello di un’esecuzione sommaria.

Quando nacquero, come sono e cosa contengono i tunnel. Dei primi tunnel si ha notizia nel 2006, anno in cui su Gaza venne imposto il blocco dell’ingresso delle merci dopo la presa del potere di Hamas nella Striscia. Israele, da allora, mantiene un controllo totale su tutto quello che entra a Gaza via terra, aria e mare, determinando ogni volta la quantità e il tipo di beni ammessi. Per non morire di stenti, la popolazione palestinese ha incrementato la costruzione di questi tunnel, che hanno rappresentato la via principale per portare i viveri nella Striscia. Che serve, però, anche per il commercio, il contrabbando e il rifornimento di armi. Passano da lì i materiali necessari alla costruzione dei razzi. O i razzi stessi. Perché le dimensioni dei tunnel possono essere enormi, veri e propri trafori che permettono il passaggio di auto e camion. In alcuni di essi si cammina a malapena in piedi e per poche centinaia di metri, altri sono lunghi chilometri.

Il rapimento di Gilad Shalit e i prigionieri palestinesi. Nel 2006, attraverso un tunnel, secondo la versione ufficiale, venne rapito il caporale Gilad Shalit, che venne tenuto in ostaggio per oltre 5 anni. Per il suo rilascio, Israele trattò con Hamas e liberò 1027 prigionieri palestinesi, oltre la metà dei quali vennero riarrestati poco tempo dopo. La loro liberazione è uno dei punti principali su cui Hamas insiste oggi per valutare la possibilità di trattare una tregua.