Il bellissimo Ponte di San Michele
che però stiamo trascurando

La situazione del Ponte San Michele non rende giustizia al suo territorio. È l’anello di congiunzione tra due aree adiacenti come la Brianza (lecchese) e la Bergamasca, caratterizzate da un alacre senso del lavoro e del decoro, ma le sue condizioni paiono contraddire la vocazione dei cittadini che quotidianamente lo percorrono. Questa contraddizione è tuttavia ingannevole: i Comuni non hanno molta voce in capitolo sia per questioni economiche, dato che gli interventi richiederebbero cifre molto alte, sia per questioni di giurisdizione e responsabilità. I Comuni non possono intervenire perché il ponte appartiene a RFI e in parte alle due province di Lecco e Bergamo. È inoltre vincolato dalla Soprintendenza come bene architettonico e paesaggistico.

Come muoversi allora? Pur avendo le mani sostanzialmente legate, gli amministratori locali non si sono dati per vinti. Sono anni che i sindaci dei due comuni di Paderno e Calusco lottano per sottrarre al magnifico monumento la fama di «ponte dei suicidi» e in generale per ripararne gli elementi logori. Diversi anni fa, racconta l’attuale sindaco di Paderno Renzo Rotta, si era quasi trovata una soluzione: «Eravamo a buon punto, avevamo già discusso anche con i Beni Ambientali, poi è arrivata la crisi, i tagli alle province. I finanziamenti si sono bloccati» e il progetto di restauro è svanito.

 

49831625

 

Nello scorso febbraio qualcosa però si è mosso: su richiesta del sindaco Rotta, i due parlamentari del PD della Brianza Orientale, Veronica Tentori e Gianmario Fragomeli, si sono rivolti al direttore ministeriale dei Beni Culturali. Questa mossa arrivava dopo un intervento, definito provvisorio, delle due province che per evitare i rischi connessi allo stato rovinoso delle barriere di ferro laterali e della superficie pavimentata in pietra ai lati della carreggiata, avevano parato il ponte con delle reti metalliche, nello stile di quelle dei cantieri, che impedivano – e impediscono tuttora – ai pedoni di transitare nelle zone più pericolose. Un simile monumento merita però qualcosa di più di antiestetiche barriere da cantiere, soprattutto in questa fase storica in cui Expo ci pone al centro dell’attenzione mondiale. È per questo che Rotta e l’amministrazione padernese hanno chiesto un aiuto ai deputati brianzoli, per trovare dei fondi più cospicui, elargiti da istituzioni più in alto nella scala gerarchica. Solo chiedendo aiuto in alto si può sperare in una sistemazione meno fallace.

Servono 1,5 milioni. Lo scorso giugno si è tenuta a Paderno un’assemblea pubblica per spiegare lo stato delle cose alla cittadinanza e per far esporre la sua relazione a Giandomenico Cassano, docente del Politecnico di Milano che ha fatto una stima circa l’ammontare della spesa per un intervento complessivo. La cifra non è poi così astronomica: il ponte è in buone condizioni nella sua struttura, mentre lo strato superficiale richiederebbe un intervento più corposo, visto che andrebbero aggiustate anche le canaline dell’acqua, otturate dall’asfalto, e il guard-rail, progressivamente deformatosi. Il professore ha anche spiegato che per velocizzare il transito dei treni andrebbero utilizzati convogli più leggeri, come quelli più moderni della metropolitana. La spesa totale sarebbe intorno al milione e mezzo: niente di fantascientifico, soprattutto per le tasche ministeriali.

Riunioni operative. Intanto l’azione dei due deputati pare non essere stata vana. Tentori e Fragomeli hanno spiegato la delicata situazione al direttore ministeriale. Sono state quindi effettuate delle riunioni con RFI e il Ministero delle infrastrutture. A questo punto si potrebbe passare ad una fase più operativa; questa è la speranza del sindaco per i prossimi incontri. È evidente che una simile situazione di degrado di un’opera così storicamente rilevante ed anche di fatto estremamente utile, nonché utilizzata, non sia più accettabile.

Già di per sé il Ponte, pur bellissimo, è causa di non pochi disagi; basti osservare le lunghe code che si formano da entrambe le sponde dell’Adda. Negli anni Novanta si parlava di costruire un ponte nuovo, ma erano altri tempi; ad oggi questo progetto è completamente abbandonato. Una manutenzione profonda del vecchio Ponte sarebbe quindi d’obbligo. Il problema riguarda poi anche la gestione e la responsabilità: le province di Lecco e Bergamo si rimbalzano la patata bollente con RFI, che spesso punta al minimo quando si tratta di manutenzione. Il risultato è che passano i decenni e questa formidabile struttura in ferro si deteriora; l’ultimo restauro risale al 1992. La speranza è che in questo caso specifico si riesca ad ottenere un intervento straordinario che ringiovanisca il Ponte dei suoi 120 anni; ma in futuro sarebbe il caso di attuare una manutenzione costante e preventiva, come fanno ed anzi devono fare i comuni con le loro strade. Ogni problema che viene trascurato alla lunga riemerge ingigantito.

Capolavoro ingegneristico. Per chi non lo sapesse, il Ponte San Michele possiede un’importanza ingegneristica, più precisamente d’archeologia industriale, che non è seconda alla Torre Eiffel di Parigi. Progettato dall’ingegnere Jules Röthlisberger, fu costruito nel 1887-89, senza utilizzare saldature perché ai tempi ancora poco diffuse: esso è quindi interamente chiodato. Fu un’opera mastodontica per l’epoca, con 100 mila chiodi ribattuti, 2500 tonnellate della struttura degli archi, 950 della travata principale e 245 dei piloni. Il Ponte rappresentò un trionfo industriale di portata mondiale: all’epoca della costruzione era il ponte ad arco più grande al mondo. La voce secondo la quale l’ingegnere Röthlisberger si sarebbe suicidato buttandosi dal Ponte stesso prima del collaudo è soltanto una leggenda.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.