Il triste declino dei casinò italiani

Affondati dalle slot: per i casinò italiani sembra scoccata l’ora di un grigio declino. Gli italiani giocano, e quanto giocano! Ma non sono più affascinati dal tappeto verde e dalle roulette, specie da quando da quelle parti è entrato in vigore il divieto di fumo. Lo scorso anno la spesa dell’azzardo ha raggiunto la stratosferica cifra di 96 miliardi, ma ai casinò sono finite solo le briciole. E pensare che invece dall’altra parte dell’Oceano le cose vanno a gonfie vele, perché Las Vegas, dopo quattro anni così e così, a gennaio ha di nuovo superato l’asticella del miliardo di dollari di incassi mensili. I numeri italiani al confronto sono da nani: Saint Vincent nel 2016 ha fatto 64,1 milioni, Venezia 95), Campione altrettanto. Fanalino di coda Sanremo con soli 45 milioni. Numeri che sono anche in leggera crescita rispetto al 2015 che non son sufficienti ad arginare il buco accumulato in questi anni.

La crisi di Saint Vincent. La situazione più in crisi è quella di Saint Vincent, in rosso di 30 milioni e dove a breve partiranno 294 licenziamenti collettivi (il casinò infatti ha oltre 600 dipendenti). Qui davvero rischia di saltare il banco: la proprietà è al 99 per cento regionale, il Consiglio è diviso tra sostenere e affossare, ma la società di gestione lavora in totale autonomia. Per oltre settant’anni  è stato la cassaforte della Valle d’Aosta, ma ora è entrato nel mirino della Corte dei Conti per chiarimenti sui circa 120 milioni di finanziamenti pubblici erogati a partire dal 2012: sono quelli disposti dalla Giunta per cercare di salvare il casinò e di evitare i licenziamenti che elettoralmente, in una regione così piccola, avrebbero rappresentato una catastrofe. Ma è stato tutto inutile. E pensare che c’è stata una lunga stagione in cui il Casinò aveva una voce molto importante nei bilanci della piccola regione. Ma dal 2011 il declino ha preso una rotta rapida e rovinosa: quell’anno gli incassi erano stati di oltre 97 milioni. Scendendo gli incassi il peso del personale è diventato insostenibile e pesa oltre il 70% dei ricavi.

 

 

Il fatale destino dei casinò. Saint Vincent è il caso più grave ma anche altrove le cose non vanno meglio. Venezia con le sue due sedi di Cà Vendramin Calergi (estiva) e Cà Noghera (invernale) vanta 2 milioni di euro di buco (e il sindaco Brugnaro minaccia la chiusura). Sanremo ha programmato 60 uscite tra i 320 dipendenti. A Campione d’Italia il bilancio del 2016 si è chiuso con meno 2,3 per cento di fatturato rispetto al 2015.

Un destino fatale, visto il proliferare dei giochi online e delle slot? Così non sembra. Infatti, c’è stato un errore di visione, con il risultato che i casinò fuori dai nostri confini stanno andando a gonfie vele: qual è il loro segreto? Concepirsi come luoghi di intrattenimento e divertimento a 360 gradi, con offerte di tutti i tipi, come musica e concerti. Succede a Montecarlo e succede anche in Slovenia. Senza dimenticare che Las Vegas non è dietro l’angolo, ma partono voli charter a prezzi accessibili in ogni momento.

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