In Afghanistan c’è sempre la guerra
Mai così tanti morti prima d’ora

Il 2016 si sta prospettando come un annus horribilis per l’Afghanistan, avendo fatto registrare nei suoi primi sei mesi il numero più alto di vittime civili dal 2009. A rivelare i drammatici dati è l’Onu nella presentazione del rapporto stilato dalla squadra di esperti per i diritti umani della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama). In totale, da gennaio a giugno di quest’anno, ci sono state, tra morti e feriti, 5166 vittime: il 4 percento in più rispetto allo stesso periodo del 2015. Nel bilancio ci sono anche 507 donne morte e 377 ferite, e complessivamente, dal 2009 a oggi, l’Afghanistan ha contato 22.941 morti e 40.993 feriti.

L’ultima carneficina. I dati del rapporto Unama sono stati diffusi quasi contemporaneamente all’ultima strage di civili avvenuta a Kabul dove, durante una manifestazione promossa dagli esponenti della minoranza hazara (etnia di lingua persiana e di religione sciita insediata soprattutto nell’Afghanistan centrale), un’esplosione ha provocato la morte di 80 civili. L’Isis ha rivendicato la paternità dell’attentato, il che ha destato una certa sorpresa, poiché questa è la prima volta che lo Stato Islamico rivendica un tale gesto in Afghanistan. Solitamente gli attentati vengono messi a segno dai talebani, che in questo caso hanno invece condannato.

 

 

Strage di bambini. A destare la maggiore preoccupazione nel rapporto dell’Onu sono in numeri che riguardano i bambini: 1.509, di cui 388 morti e 1.121 feriti. 18 percento in più rispetto al 2015. Spesso i bambini vengono coinvolti in guerriglie, sparatorie e rappresaglie. E molto spesso vengono uccisi nella loro quotidianità, mentre vanno a scuola o mentre giocano per strada. I bambini rappresentano l’85 percento delle vittime degli ordigni per lo più rudimentali, che sempre più spesso vengono fatti esplodere.

Orfani sopravvissuti. Quando sopravvivono, spesso sono costretti ad assistere inermi alla morte dei loro genitori, con conseguenti traumi a livello psicologico. Da quando è scoppiata la guerra, oltre 40 anni fa, in Afghanistan per i bambini non c’è futuro né speranza: l’abbandono scolastico è diventata la prassi, così come la realtà dei bambini (di 5/6 anni) lavoratori che ha raggiunto il 50 percento. Molti di loro scappano e tentano di raggiungere l’Europa in cerca di un futuro, ma nella maggior parte dei casi ai profughi afghani l’Europa non concede lo status di rifugiati.

 

 

Le cause. A provocare tutti questi morti è una guerra che sembra non avere fine, fatta anche di attacchi suicidi durante le preghiere del venerdì in moschea, di attentati sui luoghi di lavoro e negli ospedali, per lo più compiuti dalle forze antigovernative, anche se ultimamente si nota un aumento di morti anche per mano dell’esercito regolare. Una piaga dovuta, secondo l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein, all’impunità imperante di cui godono i responsabili di vittime civili.

Quale soluzione? Di fronte ai drammatici dati diffusi dal rapporto Unama, l’Unicef, per bocca del suo portavoce italiano Andrea Iacomini, ha dichiarato alla Radio Vaticana che «la comunità internazionale, ancora una volta, è inerme – ferma – e soprattutto non ci sono forme di sanzioni tali da impedire questi eccidi». Inoltre lancia un appello preciso per porre fine ai conflitti: «Sembra un fatto retorico, ma evidentemente non si fa abbastanza; e in queste situazioni così polverose, che durano da decenni, lo scacchiere internazionale, con le sue regole e le sue norme di geopolitica, ha preso di fatto il sopravvento sulla tutela dei diritti umani e delle leggi. Perché la Convenzione sulla salvaguardia dei diritti umani, firmata da tutti gli Stati, sancisce con forza che i bambini non devono essere vittime dei conflitti!».

 

 

A che punto è la guerra. La guerra in Afghanistan sembra essere senza fine. L’ultima fase è in corso ormai dal 2001, per combattere il terrorismo e sconfiggere i talebani. Al momento di grandi risultati negli obiettivi prefissati non se ne sono registrati, la guerra è stata unilateralmente riconosciuta come un fallimento, ma il numero di morti tra i civili continua a salire. L’occupazione militare ormai è una costante, la Nato ha deciso di prolungare la permanenza dei contingenti militari fino al 2020. In particolare, fino al 2017 sarà attiva la missione Resolute Support, mentre fino al 2020 l’assistenza finanziaria alle forze armate afgane. Qualche Paese ha cominciato a ritirare davvero i propri soldati, come Francia, Spagna, Regno Unito. Gli Stati Uniti, invece, nonostante il Presidente Obama avesse promesso il totale ritiro entro il 2016, cominciando gradualmente dal 2014, lasceranno decidere sul futuro dell’esercito in Afghanistan al futuro inquilino della Casa Bianca.

E l’Italia? L’Italia è in prima fila, insieme a Germania e Turchia, e l’estensione della presenza italiana dovrà venire approvata dal Parlamento, che sarà chiamato a votare missione che costerà alle casse dello stato, per il 2016, 350 milioni di euro, pari a oltre un quarto dei fondi stanziati quest’anno con il “decreto missioni”.

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