Altro che isola felice, San Marino
è in crisi nerissima da anni

Fino al 2008, anno dello scoppio della crisi economica, la Repubblica di San Marino era uno dei Paesi, per quanto tendenzialmente ignorato dai più viste le piccole dimensioni, dal maggior benessere economico d’Europa. Oggi, a quasi sette anni da quel momento, come simboli della tragicità del crollo finanziario abbiamo tutti in mente la Grecia, la Spagna, l’Irlanda, le banche americane, e, perché no, anche l’Italia stessa; questo poiché in pochi sanno che uno dei Paesi che maggiormente ha risentito degli effetti della crisi è stato proprio San Marino.

La situazione al 2008. Come si accennava, nemmeno sette anni fa San Marino viveva un momento di benessere economico e sociale davvero notevole: fra il 2000 e il 2008 il Pil nazionale era passato da 1,2 a 1,6 miliardi di euro (per una terra di 30mila abitanti), il reddito medio pro capite da 24mila a 53mila euro, con un balzo del 116 percento, e la disoccupazione era pressoché inesistente; inoltre, il segreto bancario e le agevolazioni fiscali che la “Antica Terra della Libertà” (come recitano i cartelli stradali all’ingresso) ponevano in essere ne facevano anche un’importante meta per il riposo di ingenti capitali esteri. Un piccolo squarcio di paradiso insomma, che di lì a pochi mesi sarebbe stato completamente rivoluzionato.

 

 

L’avvento della crisi economica, infatti, ha innanzitutto causato un celere e drastico calo del prodotto interno lordo, il quale nel 2009 ha avuto un crollo di quasi il 13 percento in un solo anno, seguito dal -7,5 percento del 2010. Complessivamente, fra il 2009 e il 2012, è andato all’aria il 25 percento del Pil di San Marino. Un dato del genere certifica in primo luogo un generale abbassamento dei redditi, ma anche, in secondo è più drammatico luogo, una scomparsa totale di molti redditi: la disoccupazione, infatti, da parola praticamente inesistente sul dizionario sanmarinese, si è portata a quota 8 percento, stabilizzandosi dopo un picco tragico di quasi il 10 percento avvenuto ad inizio 2013. Ad aggravare la situazione finanziaria del Paese, inoltre, è stata la fuga dei capitali esteri, soprattutto italiani, che preoccupati dal disastro economico di San Marino hanno deciso di fare marcia indietro (si stima che almeno 20mila correntisti abbiano optato per questa scelta).

Politica e corruzione. Ma il tracollo, oltre che economico, è stato anche politico: in questi anni è infatti emersa una sorta di Tangentopoli sanmarinese, con i più importanti politici della Repubblica coinvolti. Il primo filone riguarderebbe un più che illegale filo diretto fra banche ed enti finanziari e politica, che ha portato all’incarcerazione di Claudio Podeschi e Fiorenzo Stolfi (europarlamentari nonché elementi di spicco dei principali partiti di San Marino, rispettivamente Partito Democratico-Cristiano Sanmarinese e Partito dei Socialisti e Democratici), diversi funzionari della Banca Commerciale Sanmarinese nonché Pietro Silva, amministratore della Fondazione per la Promozione Economica e Finanziaria Sanmarinese.

 

 

Un altro filone dell’indagine concerne la “Penta Immobiliare”, una società che per gli inquirenti risultava essere una scatola vuota la cui sola funzione era di fungere da schermo affinché i soci potessero acquisire proprietà immobiliari senza pagarle. Nel registro degli indagati, per questa vicenda, sono finiti Pier Marino Mularoni e Pier Marino Menicucci, appartenenti all’Unione per la Repubblica (partito attualmente all’opposizione). Infine, la magistratura italiana, in questi anni, ha avuto modo di accorgersi come San Marino fosse un centro fondamentale per il riciclaggio di denaro da parte della criminalità organizzata: nel 2011, un’ingente quantità di denaro derivante dallo spaccio di stupefacenti era finito nella casse del Credito Sanmarinese, in continua ricerca di fondi per salvare le proprie dissestate casse.

San Marino, insomma, è in una fase di debacle politica ed economica che non ha precedenti nella storia della piccola Repubblica del centro Italia, ed il rischio di un collasso definitivo del sistema è oggi più che un semplice incubo.