Dopo le bacchettate di Juncker
ecco come la Francia corre ai ripari

Circa Francia e Italia, il presidente della Commissione Europea Juncker è stato chiaro: qualora i due Paesi, entro marzo 2015, non riescano ad attuare riforme che consentano loro di rientrare nei parametri economici comunitari, potrebbero verificarsi «conseguenze spiacevoli». Nel nostro Paese, il tentativo di attuare le suddette riforme è in atto già da diverso tempo, resta ora da verificarne l’efficacia; in Francia, invece, la scossa è stata data dal Governo con un disegno di legge che, se approvato, rivoluzionerà notevolmente la vita economica e sociale del Paese transalpino.

L’intenzione, come dichiarato dal Ministro dell’Economia Macron (in foto), è quella di generare, nelle tasche dei francesi, 6 miliardi di euro di potere di acquisto, e, attraverso una grande opera di liberalizzazione, ottenere risparmi sulla spesa pubblica, così da poter reinvestire, in primo luogo, per ridurre il deficit pubblico, in secondo luogo per abbassare la pressione fiscale sulle imprese, e infine per diminuire la tassazione anche nei confronti delle famiglie.

I negozi lavorano di domenica. La prima grande novità proposta, che ha suscitato infuocate polemiche, riguarda la possibilità per i commercianti di mantenere aperti i propri esercizi anche di domenica: nello specifico, ai negozi sarà concesso di lavorare nel giorno di riposo per cinque volte all’anno senza bisogno del canonico permesso speciale, oltre ad altre eventuali sette per concessione del Comune, per un totale di 12 domeniche all’anno. Nelle zone turistiche internazionali (come ad esempio alcuni quartieri della capitale Parigi) la concessione, in termini di orari, si estenderà addirittura fino a mezzanotte. Ovvia, inoltre, la conseguente previsione di uno speciale compenso salariale per i dipendenti.

Liberalizzazioni, giustizia, lavoro, titoli di Stato. In secondo luogo, è prevista la liberalizzazione dei trasporti pubblici, misura che, secondo le parole del Ministro dell’Economia Macron, va incontro alle esigenze dei cittadini più poveri, che, non potendo permettersi l’utilizzo del treno a causa degli elevati costi, potranno beneficiare di un servizio privato economicamente più abbordabile; quest’innovazione, sempre secondo il Ministro, dovrebbe inoltre portare alla creazione di decine di migliaia di posti di lavoro. Sempre in tema di liberalizzazioni, dovrebbero venir coinvolti anche i mondi degli uffici giudiziari e del notariato, così da semplificare l’ingresso professionale in questi settori e aumentarne, quindi, la competitività.

Importanti novità anche per quanto riguarda la Giustizia, in particolare il Tribunale del Lavoro: la riforma mira a semplificare le procedure, per ridurre al minimo i ritardi e rendere i processi più agili. Più complessa la riforma dei Tribunali commerciali, per il momento citata solo come intenzione, e di cui non si ha ancora alcun tipo di dettaglio.

Grandi novità anche in tema di titoli di Stato: ne è prevista infatti una vendita colossale, per una cifra fra i 5 e i 10 miliardi di euro, alle imprese, così da ottenere liquidità in primo luogo per dar respiro al debito pubblico, e in secondo luogo per offrire credito alle imprese stesse attraverso i tassi di interesse.

Il ddl in questione è tutt’altro che definitivo: è infatti attesa l’introduzione di diverse altre modifiche, che presumibilmente dovrebbero toccare la disciplina dei licenziamenti collettivi, la riduzione degli oneri burocratici nell’ottenimento delle licenze professionali, la delega al Governo per la riforma dell’ordine dei medici, e la rinegoziazione dei contratti inerenti la gestione delle autostrade.

Tante le polemiche. Ma è una lunga battaglia parlamentare quella che attende il Governo: i partiti di sinistra hanno già annunciato di trovarsi in disaccordo con buona parte delle previsioni del disegno di legge, in particolare per quanto riguarda l’apertura degli esercizi commerciali durante la domenica, ritenuta una mossa lesiva della libertà dei commercianti nonché inutile; la liberalizzazione delle professioni legali, che a null’altro porterebbe se non ad un abbassamento globale della qualità del servizio; e la riforma del Tribunale del Lavoro, giudicata una novità di netto favore per le imprese e lesiva per i lavoratori.