La lunga guerra di Tenaris col Fisco
(condannata a pagare 220 milioni)

Attraverso un comunicato stampa pubblicato l’1 febbraio, la Tenaris ha reso noto che il Tribunale tributario di Milano ha condannato in primo grado la Dalmine, azienda controllata dal gruppo della famiglia Rocca, al pagamento al Fisco italiano di 220 milioni euro, comprensivi di capitale, interesse e sanzioni. La sentenza del 27 gennaio ha inoltre respinto il ricorso presentato dalla società contro l’accertamento fiscale effettuato dalle autorità italiane nel dicembre 2013 e relativo alle imposte che la società controllata dal gruppo Tenaris avrebbe omesso nei pagamenti dei dividendi effettuati nel 2008, l’ultimo del genere compiuto da Dalmine. Come si deduce dal comunicato diffuso da Tenaris, il gruppo ritiene però di aver applicato correttamente le disposizioni di legge in materia e, di conseguenza, Dalmine intende appellarsi alla sentenza emessa, oltre a chiedere la sospensione dei suoi effetti.

 

tenaris

 

La presunta evasione. La questione non è delle più semplici e risale al dicembre 2013, quando le autorità fiscali italiane accusarono la Dalmine di non aver pagato le tasse sui pagamenti dei dividendi del 2008. Secondo le autorità, infatti, quelle tasse andavano pagate in Italia, mentre per la Tenaris no. Bisogna ricordare che Tenaris, guidata da Paolo Rocca, fratello di Gianfelice, presidente di Techint, vende tubi di acciaio in tutto il mondo, ma la cabina di regia del gruppo è collocata stabilmente in Lussemburgo, al numero 46 di Avenue John F. Kennedy. Il gruppo, quotato alle Borse di Milano, New York, Buenos Aires e Città del Messico, è controllato al 60,45 percento dalla lussemburghese San Faustin Sa, guidata dalla famiglia Rocca attraverso la fondazione olandese Rocca & Partners Stichting Administratiekantoor Aandelen San Faustin. La San Faustin, a sua volta, controlla Tenaris attraverso un’altra realtà lussemburghese, e cioè la Techint Sarl. Un complicato groviglio di società e di finanziarie, tutte domiciliate in Paesi dalla fiscalità decisamente meno pesante che in Italia.

La condanna e il precedente. Una partita ancora aperta, visto l’annuncio di Tenaris del prossimo ricorso in Appello e della volontà di richiedere la sospensione degli effetti della sentenza di primo grado, ma certamente una bella botta per il gruppo, che non si aspettava una decisione di questo tipo da parte del Tribunale tributario visti i precedenti. Nel 2012, infatti, un anno prima della contestazione relativa ai dividendi del 2008, le autorità fiscali italiane avevano già bussato alle porte del gruppo per richiedere il pagamento di 282 milioni di euro tra mancate tasse, interessi e sanzioni, riferite allo stacco di dividendi del 2007 da parte della Dalmine. Insomma, la stessa identica contestazione mossa l’anno successivo, nel 2013, per i dividendi del 2008. Ma se oggi, almeno in primo grado, la Tenaris, o meglio, la Dalmine è stata condannata a pagare 220 milioni di euro al Fisco (dei 248 contestati), nel 2014 le cose andarono diversamente circa il contenzioso da 282 milioni di euro: nel febbraio 2014, infatti, la Commissione tributaria di Milano ridusse drasticamente il conto, passando dai 282 milioni richiesti a una condanna a 9 milioni di euro circa. Uno sconto che scatenò le ire dell’Agenzia delle Entrate, che il 2 ottobre dello stesso anno decise di ricorrere in Appello. Proprio allora, parlando del contenzioso legato ai dividendi del 2008, la Tenaris si diceva molto fiduciosa: «Sulla base della decisione della Commissione (relativa alla controversia del 2007, ndr), crediamo non sia probabile che le richieste (per il 2008, ndr) si traducano in un esborso materiale». E invece, pochi giorni fa, la doccia fredda.

 

Gianfelice e Paolo Rocca

[Gianfelice (a sin.) e Paolo (a des.) Rocca]

 

La Tenaris già in passato si era trovata a dover fare i conti con il Fisco italiano: nel 2012, infatti, aveva raggiunto una transazione da 30 milioni di euro con le autorità fiscali italiane, che anche in quel caso contestavano il mancato pagamento di tasse in Italia da parte della holding San Faustin, controllante al 60,45 percento del gruppo Tenaris e, fino al 2011, domiciliata nelle Antille Olandesi.

La vittoria del contenzioso in Venezuela. Decisamente meglio è andata a Tenaris per quanto riguarda il contenzioso che aveva in corso in Venezuela attraverso la sua controllata Talta, con la quale aveva avviato una procedura arbitrale il 24 agosto 2011 per opporsi all’esproprio da parte del governo venezuelano dell’altra società controllata, la Matesi. Finalmente, a distanza di 4 anni e mezzo da allora, il 29 gennaio 2016 il Centro internazionale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti (ICSID), stando a quanto riportato dal comunicato stampa di Tenaris, si è espresso in materia, stabilendo che il gruppo della famiglia Rocca ha diritto a un risarcimento per 87,3 milioni di dollari. L’ICSID ha inoltre condannato il Venezuela a pagare un importo aggiuntivo di 85 milioni di dollari di interessi, per un totale di 172,8 milioni di dollari di risarcimento. Chissà se parte di quella cifra che presto incasserà la Tenaris dovrà essere “reinvestita” nel Fisco italiano…

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