La mania diffusa dell’e-commerce
che però inquina e fa traffico

Sono i paradossi della modernità. Nei Paesi occidentali, in America in particolare, esplode l’e-commerce. Le persone comprano con un solo tocco sullo smartphone, guadagnano tempo, e ricevono la merce dove vogliono. Però se il compratore non si muove, gli acquisti non essendo affatto virtuali, devono in qualche modo muoversi per arrivare a destinazione. Un fenomeno che sta creando non pochi problemi nelle grandi città, che si vedono invase da furgoni, che per di più devono fermarsi per soste brevi.

I numeri della crescita vertiginosa. Risultato: più traffico, più inquinamento, visto che chi organizza i trasporti bada più a far margine che non a preservare la pulizia dell’aria: infatti è stato calcolato che pur rappresentando “solo” il 10 per cento del traffico veicolare sono responsabili del 30 per cento delle emissioni di anidride carbonica e di ossido di azoto. L’allarme è stato lanciato da McKinsey, uno dei big mondiali della consulenza e ripreso oggi dal quotidiano La Stampa: nell’arco di dieci anni le vendite dei furgoni commerciali nel mondo è cresciuto del 32 per cento, passando da 250 a 330 milioni di unità.

 

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I dati sulla crescita dell’e-commerce fanno capire quanto sia reale il problema: negli Usa, secondo quanto riferito dal report della Casaleggio Associati, nel 2016 ha raggiunto un valore di 1.915 miliardi di dollari, incrementando di 200 miliardi di dollari in più rispetto al 2015. L’e-commerce occupa circa l’8 per cento del totale del mercato B2C, cioè da negozio a consumatore. Secondo gli esperti l’incremento a due cifre continuerà almeno fino al 2020 e sarà trainato dai giganti dell’e-commerce, dall’evoluzione di settori emergenti e dalle vendite tramite mobile. Pensate che nella sola Cina, grazie al colosso Alibaba, il fatturato delle vendite online rappresenta il 46 per cento del totale. Anche l’Italia, che pure ha ancora tassi molto più bassi, vede una crescita del 10 per cento all’anno: nel 2016 i negozi online al dettaglio hanno fatturato 31,7 miliardi euro.

In tutta questa quota c’è per fortuna anche il turismo, che evidentemente non contempla spostamenti di merci con i famigerati furgoni: e il turismo si prende il 31 per cento delle transazioni. E c’è pure il gioco online che sta drenando le tasche di milioni di italiani. Pure al netto di queste voci, la massa di merci spostate grazie all’acquisti online inizia a diventare enorme: solo per l’alimentare le prospettive di crescita sono nell’ordine del 38 per cento, per la moda siamo poco sotto, al 28 per cento.

 

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Soluzioni possibili. Insomma il problema del trasporto va affrontato e gli esperti stanno studiando alternative. Poste italiane che sono il maggior vettore di consegne in Italia prevedono nel 2017 di toccare i 50 milioni di pacchi consegnati (vale a dire 140mila al giorno feste comprese), rispetto ai 41 milioni del 2016. Quali sono allora le soluzioni? Scartati i droni e i robot, che per ora sono ancora nel mondo delle utopie, le ipotesi più realistiche sembrano due: incentivare l’adozione di veicoli elettrici da parte delle società di consegna, magari con agevolazione fiscali. Oppure spostare il più possibile i movimenti nella notte. Certamente una soluzione va escogitata, per evitare il grande ingorgo che renderebbe del tutto vano il vantaggio dell’e-commerce.

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