La ricetta contro lo smog in città?
Alberi, alberi, alberi. Torino infatti…

Alberi, alberi, alberi. La ricetta per arginare la minaccia crescente dello smog che assedia sempre più frequentemente le nostre città sembra sia davvero quella. Ne sanno qualcosa a Berlino, metropoli con la maggior densità di verde in Europa, che in questo modo si è dotata di una barriera protettiva dall’avvelenamento dell’aria. A Pechino, la capitale più esposta ai rischi delle particelle, i ricercatori hanno stilato una classifica delle migliori piante mangia smog. La magnolia è una grande alleata, ma ci sono molti fattori a influenzare questa capacità di ripulire l’aria e vanno ben considerati, dalla superficie delle foglie alla quantità di chioma alla forma e all’altezza dellalbero.

 

[Berlino, la città con la maggior densità di verde in Europa]

 

Secondo gli studi dell’American Forestry association un albero di circa 20 metri di altezza può assorbire ogni anno circa mille grammi di particolato. Se si fa una moltiplicazione, come hanno provato fare a Londra, ne viene che le piante nella capitale inglese rimuovono sino a 2100 tonnellate di Pm10, sempre tenendo base sul tempo di un anno. Secondo i calcoli di Coldiretti cinquemila piante in un anno assorbono 228 chili di PM10: pari alle emissioni di oltre mille macchine che percorrono ventimila chilometri in dodici mesi. In generale, secondo stime delle Nazioni Unite, gli alberi cittadini possono rinfrescare le città tra 2 e 8 °C, e ridurre del trenta per cento luso di aria condizionata. Un grande albero può assorbire centocinquanta chili di anidride carbonica lanno, e filtrare le sostanze inquinanti sospese nell’aria, in particolare le polveri sottili.

In Italia c’è chi ha fatto una classifica delle migliori piante mangia smog. È l’Ibimet, Istituto di biometereologia di Bologna. Questo il risultato: sarebbe il bagolaro, ovvero Celtis australis ad avere le migliori prestazioni contro le polveri sottili. In generale, le specie migliori che possono resistere al forte inquinamento urbano sono quelle autoctone e della flora locale come frassino maggiore, orniello, biancospino, acero campestre, acero platanoide, acero di monte, appunto il bagolaro, l’albero di giuda, il gelso, l’ontano nero, il carpino bianco, il tiglio e l’olmo. Alberi a volte poco noti, che guardiamo con certo disprezzo perché l’aspetto estetico non è dei più affascinanti. Ad esempio quello che quasi tutte le ricerche indicano tra i più efficaci è l’ornello, ovvero Fraxinus ornus, è un albero capace di raggiungere unaltezza di dieci metri, lo si incontra spesso lungo le strade di campagna come un semplice arbusto o come alberello dalle forme slanciate e leggere. Nessuno gli darebbe un euro, eppure è un grande alleato dei nostri polmoni.

 

[Il bagolaro, celtis australis, pianta ornamentale e spontanea chiamata anche spaccasassi]

 

Quanto al bagolaro, ce lo abbiamo spesso davanti agli occhi ma non sappiamo apprezzarlo per le sue qualità. Si tratta infatti di una pianta estremamente adatta all’ambiente urbano dal momento che resiste bene all’inquinamento atmosferico delle aree di grande traffico. È rustica e frugale, si adatta a qualsiasi tipo di terreno e di esposizione, non soffre della copertura di asfalto. C’è da essergliene grati…

A proposito, c’è una piattaforma che si è presa la briga di contare quanti alberi hanno le grandi città, Treepedia. Buona ultima c’è Torino con il sedici per cento di aree alberate. Le conseguenze si vedono…

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