La prima volta di un papa in Arabia
(non a caso si chiama Francesco)

«Era la prima volta, infatti, che un Pontefice fa tappa nella Penisola Arabica, il luogo dove nacque Maometto. Ed è stato particolarmente significativo, poi, che a realizzarla sia un Papa che si chiama Francesco». Così Adnane Mokrani, teologo musulmano e professore di studi islamici e di relazioni islamo-cristiane in un’università pontificia ha voluto riassumere il significato della visita del papa negli Emirati Arabi. Il riferimento al nome di Francesco ha un doppio valore: non solo per la capacità di incontro che aveva contrassegnato il grande santo di Assisi, ma per il fatto che nel 2019 ricorre l’ottavo centenario della sua storica visita al sultano al-Malik al-Kāmil.

Il momento clou del viaggio è stata la partecipazione di Francesco alla “Conferenza globale sulla fratellanza umana” organizzata dal Muslim Council of Elders – un organismo internazionale indipendente con sede nella capitale degli Emirati e che fa capo al Grand Imam di al-Azhar, lo Sceicco Ahmed El-Taye. L’incontro si è tenuto nel Founder’s Memorial di Abu Dhabi, davanti a grandi personalità del mondo islamico, come Sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan e ad Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar. Proprio con quest’ultimo Francesco ha firmato un documento dal valore storico sulla “Fratellanza umana per la Pace Mondiale e la convivenza comune”.

 

 

È un documento ricco, articolato, in tanti tratti anche solenne. Il papa e il grande Imam di al-Azhar condividono la diagnosi rispetto alla crisi che sta attraversando il mondo, in particolare quello ricco. Infatti si legge: «Questa Dichiarazione, partendo da una riflessione profonda sulla nostra realtà contemporanea, apprezzando i suoi successi e vivendo i suoi dolori, le sue sciagure e calamità, crede fermamente che tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti».

 

[Folla oceanica per la storica Messa del Papa ad Abu Dhabi: erano presenti 160 mila persone]

 

Nella Dichiarazione si riprende anche quella visione della “terza guerra mondiale a pezzi” che spesso Francesco ha ribadito nei suoi discorsi pubblici: una guerra in cui tante volte le religioni giocano un ruolo ambiguo, allorché cedono all’estremismo e all’intolleranza. Si legge nel documento: «Dichiariamo – fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni». E tra queste parole spicca quel “fermamente” sottolineato dalla pausa grammaticale dei due trattini. Chiarissima anche la presa di distanza da tutte le tentazioni fondamentaliste. Come si evince da questo suggestivo e potente passaggio del documento: «Infatti Dio, l’Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente».

Il primo frutto di questa dichiarazione è stato l’atto che ha concluso la visita del papa: la messa nello stadio di Abu Dhabi davanti ad una folla grandissima. È stata infatti la prima cerimonia religiosa pubblica nel Paese, all’infuori dei riti islamici.

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