Lago ghiacciato, spessore di 15 cm
Folla a Monasterolo (avvisi ignorati)

È uno dei pochi laghi non alpini che ghiaccia, Endine. Uno spettacolo che richiama centinaia di visitatori. Anche domenica, 13 gennaio. Sopra, tanti bambini in bicicletta e sul bob (trainati dai papà), cani, pattinatori, improbabili moto d’epoca con strutture laterali per non ribaltarsi, ragazzini che giocano a calcio, costantemente in scivolata. È il lato di Monasterolo, quello meno assolato, dove la gente del posto assicura che lo strato è sicuro, nonostante i Comuni con affaccio sul lago (Endine, Ranzanico e Spinone, oltre a Monasterolo) abbiano affisso cartelli bilingue con un «avviso di pericolo: non salire sulla superficie ghiacciata». Un invito, insomma: in passato c’era il divieto, ma farlo rispettare era impossibile. Così si è passati al «si declina ogni responsabilità in caso di incidente». Un omaccione dall’aspetto burbero, ma in realtà affabile, verso le tre del pomeriggio si è messo a carotare una parte dello strato, estraendo un blocco: «lo spessore è di 15 centimetri, qui (vicino al molo di Monasterolo, ndr) non ci sono pericoli». Poi il blocco di ghiaccio lo sega in cubi più piccoli, che regala ai bambini: loro ci giocano a calcio mentre i cani cercano di addentarli.

Attenzione alle macchie bianche. Bisogna andare dove il ghiaccio è più scuro perché è più spesso, e stare alla larga dalle chiazze bianche: lì sotto c’è aria e anche gas. Lo dicono gli anziani del posto. «Noi ci facevamo un buco e con l’accendino creavamo delle fiammate». Attenzione anche a erba o alghe: vuol dire ci sono le sorgenti che alimentano il lago, l’acqua si muove e non ghiaccia. Pericolosi anche i pontili: ondeggiano per il passaggio della gente e spezzano il ghiaccio gelato. Quando si cammina si vede sotto di sé il reticolo delle crepe: sembra che si debbano aprire da un momento all’altro, ma le lastre sovrapposte impediscono che succeda. Almeno nella maggior parte dei casi.

Ci si andava in auto. Negli anni ’70 del secolo scorso, negli inverni più rigidi, quando il ghiaccio arrivava a 50 centimetri di spessore, c’erano alcuni temerari che lo attraversavano in automobile. Ancora prima molta gente, munita di seghe, tagliava pezzi di ghiaccio da utilizzare per la conservazione del cibo.

L’incidente di due anni fa. Il 10 gennaio del 2017 Claudio Baroni, allora 51enne, di Gaverina, rischiò grosso. Verso mezzogiorno, attraversando sui pattini lo specchio magico da Monasterolo a Spinone («una traversata che si può fare ogni vent’anni», si giustificò), il lago si aprì sotto di lui, a pochi metri dal promontorio di San Felice. Proprio di fronte alla casa di Remigio Zambetti, alpino, che diede una cinghia a Egidio Parmigiani il quale, con Giovanni Mazzucchelli, Alex e Giovanni Vartic, caricarono il malcapitato, in stato di ipotermia, sul pedalò. «Quanto successo – dichiarò Claudio Baroni ai giornali – non mi farà stare lontano dal lago: è morta mia mamma in macchina e guido tutti i giorni, è morto un altro mio parente in moto e vado in moto. Lo stesso per il lago». Era convinto di sapere cosa aveva sbagliato: «Non aver avuto, al ritorno, la stessa prudenza che avevo messo nell’andata, andando passo dopo passo per testare la tenuta del ghiaccio».

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