Lago di Endine, vietato pattinare
Visit Bergamo dice il contrario

È un richiamo eccezionale. A livello paesaggistico e ludico. Quindi turistico. Che il lago di Endine ghiacciato sia splendido non ci piove. Camminarci e pattinarci sopra è attività ambita, ma vietata (ci sono cartelli ad hoc sparsi sulle rive) e molto pericolosa. Tant’è che lunedì verso mezzogiorno Claudio Baroni, 51 anni di Gaverina, attraversando sui pattini lo specchio magico da Monasterolo a Spinone («una traversata che si può fare ogni vent’anni», si è giustificato), ha rischiato la vita. Il lago si è aperto sotto di lui, a pochi metri dal promontorio di San Felice. Proprio di fronte alla casa di Remigio Zambetti, alpino, che ha dato una cinghia a Egidio Parmigiani che, con Giovanni Mazzucchelli, Alex e Giovanni Vartic, hanno caricato il malcapitato, in stato di ipotermia, sul pedalò.

Visit Bergamo, però, non fa caso ai divieti. O almeno il social media manager dell’account Twitter dell’ufficio turistico bergamasco (che conta centinaia di followers in giro per il mondo), che ieri mattina, a poche ore dall’incidente, ha postato quest’invito: «Il lago di Endine, d’inverno, è uno specchio ghiacciato, ideale per sbizzarrirsi con evoluzioni aeree sui pattini». Un entusiasmo decisamente fuori luogo per attirare l’attenzione di potenziali visitatori sulla bellezza del lago di Endine ghiacciato.

 

 

La discussione sul divieto. Da un lato c’è l’effettiva pericolosità. Dall’altro le enormi potenzialità turistiche. Sul laghetto di Endine c’è un’ordinanza, emanata dai sindaci rivieraschi, che proibisce l’accesso al lago ghiacciato, con tanto di cartelli. Ma i cartelli non molti li rispettano. E si sta aprendo una discussione sull’opportunità o meno di concedere l’accesso alla pista di pattinaggio naturale. L’alpinista Simone Moro, a L’Eco di Bergamo, ha lanciato l’idea di carotaggi per monitorare lo spessore dello strato gelato. I Comuni della zona, consapevoli del tesoro che hanno per le mani, stanno valutando se sia possibile istituire una zona sicura da dedicare al pattinaggio. Il comitato turistico InValcavallina dice a L’Eco: «Crediamo che il lago rappresenti un valore turistico da cui il territorio non può prescindere. Ci rendiamo conto di avere tra le mani una meraviglia ma siamo consapevoli della necessità di promuovere attività controllate e sicure. La risposta dei Comuni non può limitarsi all’ordinanza, perché così non si risolve il problema». Un incontro tra il comitato e i sindaci della Val Cavallina si terrà il 17 gennaio alla sede del Consorzio Servizi di Valle a Trescore.

 

Lago di Endine (@clay_cassis)

 

Baroni: «Al lago non rinuncio». Il 51enne caduto nel lago sta bene. Ha parlato alla stampa, pure, per dire che lui al lago di Endine ghiacciato non ci rinuncia. Claudio Baroni, che ci tiene a ringraziare le persone che lo hanno salvato dalle acque e i soccorritori che lo hanno curato. Si lancia anche in una disquisizione scientifica di quanto accaduto, mostrandosi decisamente un esperto del settore. «Ho attraversato per lungo, in modo trasversale, da Spinone fino a Endine – racconta a L’Eco di Bergamo – dove c’è un immissario che noi chiamiamo la sorgente. Stavo rientrando. Davanti a San Felice dove è successo il disastro ci ero già passato salendo, ma al ritorno, in un punto delicato dove il ghiaccio si è sollevato dall’acqua, ha ceduto. A volte l’acqua ghiaccia formando delle increspature e tante crepe per adattarsi alla curvatura terrestre: sono microaree di un paio di metri. Ma lì le crepe non si sono fatte: si è creata una bolla e mi sono trovato dentro, ho sentito cedere il ghiaccio senza particolari rumori, ho visto l’acqua che si avvicinava». «Quanto successo – aggiunge – non mi farà stare lontano dal lago: è morta mia mamma in macchina e guido tutti i giorni, è morto un altro mio parente in moto e vado in moto. Lo stesso per il lago». È convinto di sapere cosa ha sbagliato: «Non aver avuto, al ritorno, la stessa prudenza che avevo messo nell’andata, andando passo dopo passo per testare la tenuta del ghiaccio».

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