Lavoro e disoccupazione in Italia
Qual è la verità, dati alla mano

Sempre più spesso sentiamo parlare di ripresa dalla crisi economica, di aumento del tasso degli occupati e dell’apertura dei mercati e delle aziende verso nuove assunzioni. Al tempo stesso, però, capita di leggere altrettante notizie allarmanti riguardo la disoccupazione giovanile, le difficoltà a mantenersi, l’aumento dell’esposizione creditizia nei confronti delle banche e un’altra serie di problemi legati all’economia italiana. Dove sta, dunque, la verità? L’Italia è davvero in ripresa, oppure i dati positivi fungono solo come specchietto per le allodole, per una crisi che fatica ad abbandonarci?

 

 

Aumenta il tasso occupazionale. I dati non mentono mai: nonostante possano coprirne altri e altrettanto importanti, va comunque sottolineato che i numeri sono numeri, ovvero oggettivi. E allora quelli rinvenuti dall’Istat dovrebbero far sorridere, almeno per quanto concerne l’aumento degli occupati e il calo del tasso di disoccupazione in Italia. Secondo i risultati della ricerca condotta dal noto Istituto di statistica, il tasso di disoccupazione è sceso all’11,4 percento: una percentuale ovviamente non ai livelli dei Paesi europei più in salute, ma comunque positiva. Al punto che era addirittura dal 2012 che non si registrava un risultato così basso.

Tale aumento riguarda non solo gli impiegati presso le aziende (in aumento di circa 80mila unità) ma anche chi ha scelto un lavoro da freelance, con un aumento pari a 14mila unità: un dato di fatto che indica quanto le innovazioni tecnologiche stiano creando nuovi mercati e, dunque, nuove possibilità per i lavoratori indipendenti. Effettivamente, analizzando le offerte di lavoro a Milano – uno dei centri nevralgici della nostra regione per il lavoro – si nota come le proposte non manchino, a dimostrazione che esiste concretamente l’opportunità di trovare un lavoro in diversi settori.

 

 

Ma i giovani sono disoccupati. La statistica è un’arte spesso utilizzata per vedere del buono anche dove, in effetti, ci sono dei problemi abbastanza gravi. Ed i dati sull’aumento degli occupati (comunque, si è detto, reali e tangibili) nascondono una vera e propria piaga che, purtroppo, non sta conoscendo sollievo: parliamo della disoccupazione giovanile, in netto aumento e a livelli che non venivano registrati dal lontano 2011. Non è semplice capirne i motivi: da un lato la crisi ha indubbiamente svolto la parte del leone, dall’altro sono gli stessi giovani a incontrare nella didattica un ostacolo difficile da superare per via dei costi e degli scarsi livelli formativi forniti dalle università del nostro Paese, non in grado di preparare i ragazzi a un livello di competenza tale da aumentare le assunzioni degli under-30.

Il risultato delle due notizie è il seguente: è vero che la disoccupazione sta scendendo, ma non sta scendendo abbastanza. Anche l’Ocse ha voluto precisare che il calo del tasso di disoccupazione in Italia è nettamente inferiore agli standard europei, e che questa lentezza nei processi di recupero non fa altro che accentuare l’inadeguatezza della situazione italiana non solo a livello europeo, ma anche mondiale, con prospettive tutt’altro che rosee.

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