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Le due lettere sulla direttrice Daffra
(E perché Gori ha risposto così)

Venerdì 14 ottobre è stata diffusa una lettera a firma di 75 personalità del mondo intellettuale bergamasco. Nella missiva, operatori culturali e artisti si lanciavano in un accorato appello a sostegno di Emanuela Daffra, direttrice della Fondazione Accademia Carrara. La lettera aperta era indirizzata al sindaco, nonché presidente della Fondazione, Giorgio Gori, a cui si chiedeva di dare pieno sostegno al programma della Daffra e continuità al suo lavoro.

 

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Emanuela Daffra, direttrice della Carrara.

 

Pochi giorni dopo, il primo cittadino ha risposto con un commento schietto e, apparentemente, duro: «Credo che questo appello – scrive Glori – contenga un’idea ben precisa: e che cioè, all’interno della Fondazione l’Amministrazione debba in qualche modo contrapporsi ai privati». Per questo il sindaco spiega di voler assumere quell’appello con cautela, «sia perché mi risulta che diversi firmatari usino in privato esprimere pareri diametralmente opposti, sia perché non credo che scelte di questo tipo siano esposte a condizionamenti esterni».

Come mai Gori ha optato per una risposta così secca? Non certo per antipatia verso i 75 firmatari. Molto più probabilmente, invece, si tratta di una scelta politica. Da qualche tempo, infatti, sui quotidiani locali vengono pubblicati articoli di critica nei confronti della Daffra, nei quali si parla anche di un presunto malcontento nei suoi confronti da parte di alcuni membri del Consiglio della Fondazione. Voci che sembra siano state messe in giro da un privato all’interno della Carrara. La lettera dei 75 intellettuali, in tal senso, potrebbe essere stata una “risposta” a queste voci. E poiché queste ultime arrivavano dal mondo privato della Fondazione, si è forse pensato di fare leva sul lato pubblico della stessa, ovvero sul sindaco, per respingerle.

 

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Gori, però, è ben conscio che se si schierasse apertamente rischierebbe di creare una frattura interna alla Fondazione tra investitori privati e Comune difficilmente sanabile. Ed è l’ultima cosa che desidera visto e considerato che Palazzo Frizzoni contribuisce alla Fondazione con 650mila euro all’anno, mentre i privati hanno portato nelle casse della Una settimana in uno scatto Carrara, per il solo 2016, ben 880mila euro.

Il 19 ottobre anche la Daffra ha detto la sua davanti alla Commissione cultura. Interrogata sul suo possibile addio dal consigliere Ongaro, la direttrice ha risposto: «Il lavoro mi appassiona. Credo che Gori abbia parlato con grande equilibrio. Il mio contratto scade a gennaio, a fine anno faremo dei conti tutti insieme». Ha poi esposto i prossimi progetti della Carrara con trasporto e passione, ottenendo l’applauso dei presenti.

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