L’incursione di Renzi spiazza il Pd
Gli 80 euro a favore della famiglia

L’ombra di Matteo Renzi rende sempre più inquieti i soggetti forti del Governo giallo-rosso. Uscendo dal Pd e costituendo la sua nuova formazione Italia Viva, l’ex presidente del Consiglio agisce a mano libera e pur mostrando fedeltà alla maggioranza, ha conquistato il centro dell’arena politica con le sue continue incursioni. In una di queste incursioni ha lanciato l’idea di una misura a favore delle famiglie: lo ha ribattezzato Family Act, già presente nel programma elettorale del Pd che aveva guidato alle elezioni del 4 marzo 2018 e sarà una delle misure di cui si discuterà alla prossima Leopolda di metà ottobre.

 

 

È stata una manovra molto ben calcolata, quella di Renzi. Il quale ha voluto Elena Bonetti, persona di fiducia e ora di Italia Viva per il ministero per le pari opportunità e la famiglia. Bonetti, 45 anni, faceva parte della segreteria del Pd renziano e ad agosto ha organizzato la scuola di formazione politica «Meritare l’Italia» ideata dal leader di Italia Viva. È proprio lei che sta mettendo a punto il Family Act che dovrebbe prevedere un bonus 240 euro al mese per ogni figlio a carico, dalla nascita a 18 anni. E poi 80 euro (un numero non casuale) fino a quando non avranno compiuto 26 anni. Un assegno unico per tutti i tipi di lavoro e per tutte le fasce di reddito che guadagnano fino a 100mila euro di reddito lordo all’anno. A questo la misura immaginata da Renzi prevede anche il raddoppio del congedo parentale per i neopapà, da 5 a dieci giorni. L’ideatore della misura è Tommaso Nannicini, economista, che ha messo in rilievo le contraddizioni dell’attuale sistema: «Oggi una famiglia con redditi molto bassi (i cosiddetti “incapienti”) non beneficia delle detrazioni per figli a carico perché non paga alcuna imposta. Allo stesso modo una famiglia di lavoratori autonomi è penalizzata rispetto a una famiglia di lavoratori dipendenti perché non percepisce gli assegni al nucleo familiare. Ci sono famiglie di serie A e famiglie di serie B». Come dire, caro Governo cosa aspetti a muoverti?

 

E il Governo si è mosso, naturalmente con il principale intento di togliere a Renzi la paternità dell’idea. Così l’ipotesi emersa è quella di convertire gli 80 euro mensili in busta paga, guarda caso quello che il governo di Matteo Renzi aveva introdotto nel 2014, in una misura di sostegno alle famiglie con la creazione di un “bonus figli» nell’ambito di un “family act” che somiglia sempre di più alla formula: «un figlio, un assegno”. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare a una dote unica, semplice, mensile erogata senza vincoli e solo perché ci sono figli. In forma di assegno o detrazione. La misura riguarderebbe i redditi sotto i 100mila euro, usando i 9,5 miliardi degli 80 euro. Il bonus consisterebbe in 240 euro per ogni figlio sotto i 18 anni, e 80 euro fino a 26, se sono ancora a carico. Così si otterrebbe anche il risultato di cancellare dal vocabolario politico «gli 80 euro di Renzi». Infatti un terzo di chi oggi incassa il bonus Renzi – 2,8 milioni di persone – non potrebbe più contare su quell’entrata in busta paga (60 euro all’anno fino ai 24 mila euro di reddito). Questa è la percentuale dei lavoratori che incassano gli 80 euro ma non hanno figli.

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