Quanto sono importanti le relazioni
nella lotta contro il tumore al seno

Una fitta rete di relazioni sociali: è quanto favorirebbe l’andamento positivo della malattia, almeno del tumore del seno, il più diffuso fra le donne con circa 48mila nuove diagnosi ogni anno, solo in Italia. Uno studio del Kaiser Permanent Medical Center di Oakland nello Stato Americano della California, pubblicato sulla rivista Cancer, dimostrerebbe che le donne capaci durante e dopo la terapia, di reintegrarsi nel tessuto socio-relazionale, riprendendo cioè il lavoro e coltivando amicizie e affetti, allontanano il rischio di una ricaduta di malattia o di mortalità precoce.

 

 

Lo studio. È ampio e dunque scientificamente attendibile: ha infatti coinvolto 10mila pazienti, osservando nell’arco di dieci anni il decorso del tumore del seno, in relazione alla dimensione sociale: ovvero alla conduzione di una vita solitaria e isolata, dopo la diagnosi e il cura del tumore, o la condivisone della malattia e di ogni altro aspetto della vita normale con la famiglia, il compagno e/o gli amici. Non tutto e non per tutte le donne, purtroppo, il percorso è stato facile, perché nell’arco di dieci anni, i ricercatori hanno registrato eventi negativi importanti: più di 1.400 recidive e oltre 1.500 decessi di cui circa mille imputabili proprio al tumore stesso.

Ma, nella negatività, una buona notizia c’è: perché questi eventi si erano avuti in percentuale maggiore fra le donne solitarie, le quali incorrevano con una probabilità superiore del 40 per cento di sviluppare nuovamente la malattia e nel 60 per cento di incappare in una morte più precoce. Inoltre dallo studio è anche emerso che il recupero o il ritorno, ma anche la possibilità di intessere nuove  relazioni sociali, era facilitata nelle donne con diagnosi di tumore al primo o al secondo stadio, dunque in fase iniziale di malattia con noduli inferiori ai due centimetri di diametro e senza interessamento dei linfonodi, a conferma dell’importanza della diagnosi precoce sia in termini di curabilità e guaribilità ma anche di ritorno alla vita normale, arricchita da soddisfazioni e gratificazioni psico–emotive.

 

 

A ogni donna la sua relazione. Non tutte le donne cercherebbero però lo stesso coinvolgimento umano: a condizionare la scelta delle relazioni sociali ci sarebbe l’età. Le donne più mature, durante e dopo la malattia, privilegerebbero infatti la vicinanza dei famigliari o del partner, mentre le più giovani trarrebbero maggiori benefici dalle cene fuori con gli amici o dalla partecipazione a iniziative comunitarie e sociali. A fare la differenza è anche la qualità del rapporto umano, meglio dunque optare per vecchie e nuove conoscenze in carne e ossa, piuttosto che relazioni condivise e condivisibili nei social network. Che possono comunque essere un valido aiuto nel caso in cui la malattia o la terapie obblighino a un lungo periodo di distacco e isolamento dalla quotidianità, rappresentando dunque un link, un legame, con la vita reale.

 

 

I benefici della relazione. Ancora questo aspetto del fenomeno, ovvero della risposta positiva sulla malattia in termine di migliore e più lunga sopravvivenza, non è stato chiarito. Sebbene si possa ipotizzare che il supporto emotivo derivante da una proficua relazione con il partner o altre persone di proprio gradimento e la condivisione di interessi, difficoltà, ansie e preoccupazioni così come le vittorie, rafforzino anche lo spirito e la psiche. Contribuendo così a sostenere la volontà e la capacità di affrontare e superare la malattia. Ancora, in caso di persone più in età, una buona relazione può aiutare anche ad affrontare meglio il tumore: accompagnando cioè la persona in tutte le fasi di malattia, dalla diagnosi, al monitoraggio delle necessità terapeutiche o dei periodici controlli.

L’aggregazione. Dallo studio emergerebbe dunque un fattore di rischio emotivo non sempre considerato: la solitudine che potrebbe gettare un’ombra ancora più negativa sulla malattia. Dunque il messaggio importante che si coglie è l’importanza di prendersi cura della totalità della persona, non soltanto curando il suo corpo, aspetto essenziale per vincere il tumore, ma anche del suo animo che si nutre di ogni gesto, pensiero, azione e parola condivisa con il prossimo. Tanto più se esso è parte della rete più stretta dei propri affetti.

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