Lo sbarco di Trump in Normandia
con lo scopo di azzoppare l’Europa

Ha scelto la data simbolica dei 75 anni dalla Sbarco in Normandia per tentare un altro sbarco, nel suo stile. Donald Trump era arrivato in Europa per festeggiare quello che fu l’inizio della liberazione del continente dal nazismo, ma ha approfittato dell’occasione per azzoppare l’Europa. La cerimonia ha preceduto di un giorno la data reale dell’anniversario, che avvenne il 6 giugno del 1944. Ma il presidente Usa i suoi giochi li aveva già fatti nei giorni precedenti, durante i suoi incontri e discorsi londinesi.

Il piano è tutto nel suo stile: chiaro e senza tatticismi. L’uscita della Gran Bretagna dall’Europa è un fatto di importanza storica, una rottura con un mondo vecchio e compassato troppo sensibile a questioni che bloccano lo sviluppo, come questione climatica e migrazione. Trump è arrivato nel momento più drammatico della recente storia inglese, con il primo ministro sconfitto e dimissionario e con davanti una road map per la Brexit che può rivelarsi un massacro per il Paese. Ovviamente ciò che un problema per gli inglesi viene visto come opportunità da Trump, quel presidente che nel suo precedente viaggio a Londra era stato accolto da migliaia di manifestanti con palloncini con la sua immagine da infante. Un’accoglienza ironica che Trump non deve aver dimenticato…

 

 

Oggi le cose sono molto cambiate e, nell’incertezza del percorso che l’attende, la Gran Bretagna ha quanto mai bisogno della sponda del presidente americano. Da parte sua Trump, rinsaldando l’asse con Londra, mette di fatto i suoi piedi in Europa, cercando di condizionarla e di tenerla sotto pressione. A Londra Trump ha salutato con piacere l’addio di Theresa May, una leader che non ha mai avuto in simpatia e che domani, 7 giugno, rassegnerà le due definitive dimissioni, dal governo ma anche dalla vita politica. Il presidente americano non ha temuto di esagerare in ingerenze interne stilando le sue classifiche rispetto ai politici inglesi che potrebbero entrare in lizza. Le sue preferenze smaccate sono andate a due anti-europeisti duri e puri come Boris Johnson e Nigel Farage. Il primo, con il quale ha vaghe somiglianze sia fisiche che soprattutto antropologiche, è il principale candidato alla successione di Theresa May. Il secondo è il leader ultra populista del Brexit party ed è reduce dal successo elettorale in occasione delle recenti (e un po’ paradossali per un Paese in uscita dall’Unione…) elezioni europee.

Se questi sono gli amici, ci sono poi anche i nemici. In testa a tutti c’è il sindaco di Londra, espressione di un Paese molto diverso da quello che ha votato per la Brexit. Sadiq Kahn ha tutti i difetti del mondo per un uomo come Trump. È figlio di immigrati pakistani, è laburista e soprattutto è musulmano: è il primo sindaco musulmano di una grande città europea. Dato che Trump ha il massimo disprezzo per Corbyn, attuale leader del partito laburista, e sulle sue capacità politiche, ora teme che possa farsi largo proprio Kahn. Per questo si è abbattuto su di lui con un paio di tweet ai limiti della diffamazione. «È un povero perdente», ha detto. Ma più che un giudizio è sembrato uno scongiuro…

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