In Lombardia si mangi lombardo
Il sovranismo è servito in tavola

In Lombardia si deve mangiare lombardo. È un po’ questa la filosofa delle modifiche della legge regionale 31 (testo unico in materia di Agricoltura, Foreste, Pesca e Sviluppo rurale) approvata nella seduta di martedì del consiglio regionale. La cosa riguarda in particolare gli agriturismi, che vengono regolamentati con una logica decisamente sovranista. “Il sovranismo a tavola” ha titolato non a caso oggi un grande quotidiano.
Ma quali raccomandazioni contiene il provvedimento (che è stato approvato da tutta la maggioranza di centro destra con astensione dell’opposizione)? Da ora in avanti la somma dei prodotti propri e quelli del territorio serviti ai clienti negli agriturismi non dovrà essere inferiore all’80 per cento del totale dei prodotti utilizzati durante l’anno. Aumenta dal 30 al 35 per cento la soglia minima di prodotti aziendali utilizzati nei pasti, solo il 20 per cento di prodotti acquistati dalla grande distribuzione.

 

 

Sono quasi millesettecento le strutture coinvolte dal provvedimento che nella prossima estate, ad esempio, dovranno stare attente a non servire vini provenienti da altre regioni, fatta eccezione per vini provenienti da aziende agricole non lombarde contigue alla provincia dove ha sede l’azienda agrituristica. «La Lombardia è una grande regione vitivinicola e ha un’ampia gamma di prodotti da offrire. È impensabile trovare nei nostri agriturismi vini provenienti da altre regioni», ha sostenuto l’assessore all’Agricoltura Fabio Rolfi. Rigore assoluto per i pesci: quelli serviti dovranno essere al 100 per cento lombardi, e quindi nei piatti non potranno esserci pesci di mare, visto che la Lombardia non ha un solo metro di costa… E non ci sono raccomandazioni solo per vino e pesci: nella nuova legge viene valorizzata anche la carne di selvaggina prelevata sul territorio lombardo, che sarà considerata come prodotto di origine regionale.

 

 

Il nuovo regolamento non si limita solo alla tavola. Infatti la modifica approvata prevede la facoltà di aumentare i posti letto da 60 a 100 valorizzando e sviluppando l’ospitalità offerta dalle strutture agricole: una decisione che ha visto l’opposizione contraria e che motiva l’astensione alla riforma. Alta novità introdotta per sviluppare il concetto di multifunzionalità, la possibilità di organizzare attività agrituristico-venatorie e cinotecniche, ricreativo culturali, ludico didattiche, di rilevanza sociale nonché di ittiturismo e ippoturismo.

 

 

Ma quante sono le strutture interessate da questo nuovo regolamento? In Lombardia in tutto sono 1688. La voce del leone la fa il territorio bresciano con ben 348 agriturismi; nella Bergamasca sono 170, meno che a Pavia (224) e Mantova (236). Seguono Como con 166 e Milano con 133. Fanalino di coda Monza Brianza con solo 16 strutture. Soddisfatto ovviamente il titolare dell’Agricoltura Fabio Rolfi: «Alzare la soglia minima dei prodotti locali significa bloccare anche i furbi che si nascondono dietro all’etichetta di agriturismo. Dall’altro lato si valorizza veramente chi crede nel valore di queste attività».

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