Mamma e papà tra selfie e paranoie
I genitori di oggi raccontati dal Time

«I miei genitori sono giovani, un po’ hippie ma in modo tecnologico, vogliono che io cresca empatico, con la mente aperta al mondo, capace di mettermi in discussione, meglio se vegano. Sono genitori intensivi, vogliono fare tutto con me ma allo stesso tempo lasciarmi libero di decidere, mi chiedono in continuazione, anche se ho solo tre anni: “Sei sicuro? Sei davvero sicuro? È proprio questo che vuoi?”, e io non capisco perché la facciano tanto lunga per un gelato alla fragola»: è così, secondo Annalena Benini de Il Foglio, che un bambino di pochi anni descriverebbe i suoi genitori oggi. Genitori Millennials, la prima generazione di madri e padri (ventenni e trentenni) cresciuti nell’epoca in cui la tecnologia la fa da padrona e dove la condivisione, di pensieri e di immagini, viaggia su canali e velocità, fino a solo 15 anni fa, impensabili. Sono quella generazione cresciuta tra gli anni ’90 e 2000, quella del boom tecnologico, di Internet e degli smartphone, dei selfie e della maniacale attenzione verso i temi sociali e ambientali. Sono una generazione che ha in mano mezzi portentosi, ma che spesso non sa bene come usarli; sono su Facebook, Twitter e googlano per trovare ogni risposta.

Sono la generazione di genitori alle prese con un lavoro senza certezze, un’economia allo sbando e una globalizzazione annunciata ma mai totalmente realizzata; genitori che si sentono obbligati ad essere, allo stesso tempo, bravi figli, amici perfetti, grandi lavoratori e genitori modello. Sono la generazione di madri e padri che si è conquistata la copertina dell’ultimo numero del Time grazie all’inchiesta di Katy Steinmetz, intitolata Help! My parents are Millennials, cioè “Aiuto! I miei genitori sono dei Millennials”.

 

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Una domanda, tante domande. Tutto parte da una semplice domanda: che bambini cresceranno i Millennials? I ventenni e trentenni di oggi, infatti, sono diventati adulti in un’epoca in cui, in una manciata di anni, è cambiato tutto; sono cresciuti in un mondo che s’è evoluto a velocità impressionanti e che loro hanno dovuto rincorrere, più che seguire. È una domanda che nasconde in sé mille altre domande e proprio per questo tanto interessante. L’inchiesta del Time è un viaggio alla ricerca di una risposta e parte dall’incontro con la famiglia Hayes: Lucas e Kenya sono l’emblema dei genitori Millennials. Sulla trentina, lui fa il papà a tempo pieno e gestisce una specie di asilo-famiglia; lei, invece, porta a casa la pagnotta con il suo lavoro da PR. Hanno due figli, Astral e Defy, che crescono secondo la loro filosofia vegana. Sin dal giorno in cui Kenya ha saputo di essere incinta, la coppia ha aperto un blog per raccontare la loro esperienza da genitori vegani. Condividono foto, pensieri, riflessioni e danno (o ricevono) consigli. Ogni questione viene discussa con i figli: da cosa indossare la mattina a cosa mangiare a cena, da come organizzare la festa di compleanno a in che parco andare a fare due passi.

C’erano una volta mamma e papà. Connessi, impegnati nel sociale, privi di antiquate barriere mentali (la divisione dei ruoli uomo-donna, ad esempio) e democratici: gli Hayes hanno tutte le caratteristiche che contraddistinguono i genitori Millennials. Il Time compie un’interessante differenziazione tra questi genitori e quelli che, invece, li hanno cresciuti. Questi ultimi si potevano definire “genitori elicottero”: prendevano i propri pargoli e li portavano in volo dove volevano loro, senza ascoltarli; oggi, invece, ci sono i “genitori drone”, che osservano dall’alto i bambini e tentano di instradarli verso la via migliore, senza però forzature, lasciandoli liberi di compiere le proprie scelte. I nuovi genitori sono ottimisti: hanno fede nel progresso, nell’uguaglianza e in Google; costruiscono archivi di selfie che raccontano la loro vita e poi condividono tutto con tutti.

 

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Al centro delle loro vite ci sono i social: ci è iscritto il 90 percento dei genitori 2.0. Ogni istante della vita da genitori è postata e linkata, facebookata e instragrammata. La prima parola, il primo bagnetto, i primi passi non sono più istanti propri, unici, ma passaggi di un cammino condiviso con gli altri internauti. Sono i genitori stessi a voler condividere tutto, ma soprattutto a sottoporre al giudizio altrui le proprie scelte in termini di educazione dei figli. Il giudizio altrui è un fattore fondamentale nelle vite dei Millennials: una ricerca compiuta dal sito BabyCenter racconta come l’80 percento delle nuove madri ritenga importantissimo essere considerata «una mamma perfetta» da altre mamme, quando l’unica cosa che dovrebbe contare è il giudizio dei figli. Tutto viene sottoposto al giudizio della rete, e da qui nascono le insicurezze: una critica si trasforma in un macigno sulle spalle di due giovani genitori. L’insicurezza è un tratto caratterizzante di questa generazione di madri e di padri, costantemente alla ricerca dell’approvazione. Sarita Schoenebeck, professoressa alla University of Michigan, ha indagato proprio questo fenomeno, sottolineando come «questa ossessione social ha scoperchiato un vaso di Pandora ricolmo di critiche e giudizi».

I nuovi bambini. I giudizi dei nonni contano meno di una risposta su Yahoo Answer: è su Google che i genitori di oggi cercano e trovano risposte. E nonostante siano consci del fatto che nel mare magnum di internet si nascondano un sacco di cattive informazioni, preferiscono comunque affidarsi al web piuttosto che alla saggezza dei “vecchi”. Invece che combattere la propria insicurezza, causata anche da una società che ha privato di ogni certezza i giovani (una volta studiare era un’assicurazione sul proprio futuro lavorativo, oggi non più), i Millennials ci sguazzano, rendendosi essi stessi bersaglio di critiche altrui. Tutto questo si riflette sui bambini, che sviluppano atteggiamenti contrastanti: sono spesso viziati, ma allo stesso tempo insicuri.

 

 

Il Time, al riguardo, ha interrogato JoAnn Jones-Jackson, maestra di 58 anni della Mather Elementary School in Dorchester, Massachusetts, oggi insegnante di molti bambini figli di Millennials, che a loro volta l’hanno avuta come maestra: «Avere l’attenzione dei bambini è veramente complicato oggi» racconta, ma aggiunge che sono più portati all’apprendimento e più aperti al nuovo. I bambini di oggi hanno più da dire, da raccontare, si confrontano, ma faticano ad accettare che ci sia qualcuno più forte di loro, con più potere. L’eccesso di democrazia in famiglia porta a un annullamento del ruolo educativo e di guida. Manca sempre di più il rispetto da parte dei bambini verso gli adulti, questo perché sono i genitori stessi a non pretenderlo. Quante volte si sente dire da una madre o un padre che il loro obiettivo è essere “i migliori amici” dei propri figli? E in tutto questo sono sempre meno quelli che si ricordano di fare la mamma o il papà.

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