I muri che dividono il mondo
(altro che Berlino est e ovest)

«Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. Se sono stato informato correttamente, quest’ordine diventa efficace immediatamente». Il 9 novembre 1989, alle ore 18.53, così Günter Schabowski (Ministro della Propaganda della DDR) rispose al corrispondente ANSA da Berlino Est, durante la conferenza che avrebbe segnato il destino delle Due Germanie, e anche quello d’Europa. I berlinesi dell’Est che stavano davanti alla televisione e avevano visto l’annuncio si fiondarono in strada, corsero al muro e chiesero a gran voce alle Grenztruppen (quei 47mila soldati che proteggevano il confine di cemento) di passare dall’altra parte. I soldati – che non avevano ancora capito niente – cominciarono a telefonare ai loro superiori, ma mica la folla si può rimandare indietro a forza di trilli di telefono. Così, vennero spalancati i checkpoint di quei cento chilometri di cemento e nessuno si ricordò più di controllare i documenti d’identità. Festa grande e birra gratis per tutti (non è una battuta, i berlinesi dell’Ovest aprirono i loro bar, per l’occasione).

 

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Oggi, a distanza di quasi venticinque anni precisi, il muro di Berlino rimane nella memoria come una malinconica reliquia di una guerra passata, ma nel mondo si alzano ancora tantissime barriere, a dividere Stati e territori.

La più conosciuta: la barriera di sicurezza israeliana. Quella di cui si parla di più, nei media e nelle questioni internazionali, è la frontiera israeliana, un articolato sistema di barriere fisiche costruito da Israele in Cisgiordania a partire dalla primavera del 2002: si chiama “recinto di sicurezza” (security fence) e fu eretta con lo scopo di impedire l’intrusione dei terroristi palestinesi. Il tracciato, lungo 790 chilometri e fortemente voluto dall’allora Ministro dell’Edilizia Sharon, è stato ridisegnato più volte dopo le pressioni internazionali, ed è costituito da una successione di muri, trincee, porte elettroniche. All’altezza di Gerusalemme, la barriera è un muro alto 8 metri, che serpeggia nei quartieri arabi (soprattutto Abu Dis e Azariyye), fino alla strada che conduce a Betlemme.

 

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La mappa di tutti i muri del mondo. La lista dei muri a livello globale è lunghissima, a testimonianza del fatto che, dopo la triste stagione delle guerre mondiali, le barriere non solo non sono cadute, ma sono addirittura aumentate. Anzi, la maggior parte delle divisioni è stata costruita negli ultimi decenni.

A censire tutte i muri eretti dall’uomo per separare Stati e terre è l’associazione UQAM, Chaire Raoul Dandurand en études stratégiques et diplomatiques dell’Università del Quebec a Montreal, che ha realizzato un’accuratissima mappa. Partendo dal primo grande muro della storia, la muraglia cinese (i lavori iniziarono nel 215 a.C.), che sorse a difesa delle invasioni mongole, gli studiosi hanno poi considerato e delineato sulla mappa tutte le separazioni, da quelle in cemento a quelle in filo spinato.

Oltre a quello israeliano, i muri più “importanti”, in termini di estensione e valenza politica, sono: la frontiera che separa USA e Messico, costruita a partire dal 1994, 3140 chilometri che avrebbero dovuto impedire l’immigrazione negli States; il muro tra Corea del Nord e Corea del Sud, affiancato da una zona di separazione demilitarizzata e monitorata in modo costante con sofisticatissimi apparecchi (uno su tutti, il kinect, capace di distinguere le persone dagli animali); tra India e Pakistan, lungo la frontiera contesa, corre un muro lungo 3300 chilometri, non troppo lontano da quello che separa Pakistan e Afghanistan (2400 km); nel bel mezzo del Sahara si snoda una cintura di sicurezza di 2700 chilometri, voluta dal Marocco per proteggersi dalle incursioni dei terroristi del Fronte Polisario.

In Asia, c’è un’altra barriera poco nota, che separa Thailandia da Malaysia (ex Malesia), edificata per impedire l’accesso ai terroristi islamici.
Tra le barriere tecnologiche, quella tra Uzbekistan e Tagikistan è dotata di sensori e videosorveglianza anti-migranti, così come quella tra Yemen e Arabia Saudita (non si capisce bene, allora, cos’abbia da ridire sempre quest’ultima contro il muro israeliano). Un muro elettrificato corre anche tra Spagna (o meglio, tra l’enclave spagnola di Ceuta) e il Marocco e in Africa, tra Zimbawe e Botswana, dove dovrebbe impedire il passaggio di animali selvatici (ma dicono che, in realtà, serva al Botswana per arginare l’immigrazione).
Le altre corrono tra Oman ed Emirati Arabi Uniti, così come tra Kuwait e Iraq (215 km, rinforzati dopo la guerra del Golfo) e tra Turchia e Cipro, per delimitare i territori rivendicati da Ankara. Le cose non cambiano, poi, se ci si sposta nel nord Europa e precisamente nell’Irlanda del Nord: sono molti qui i muri che separano cattolici da protestanti, non solo nella “calda” Belfast.