Il matrimonio cristiano
è davvero indissolubile?

Domenica 5 ottobre si apre la III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. “Straordinaria” perché l’argomento è piuttosto urgente e il papa ha pensato che due settimane di lavoro potessero essere sufficienti a un gruppo ridotto di vescovi e cardinali aiutati da alcuni laici per fissare i primi cartelli di un percorso che si concluderà con l’Assemblea Ordinaria prevista per il 2015, il cui tema sarà: “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Al termine dei lavori, domenica 19, sarà proclamato beato Papa Paolo VI, che non solo ha guidato e concluso il Concilio Vaticano II, ma ha anche istituito il Sinodo dei Vescovi, 49 anni fa.

Il Sinodo si apre in un clima di cui il Segretario cardinale Lorenzo Baldisseri continua a sottolineare la grande libertà, e che gli osservatori ritengono – un po’ sbrigativamente – di scontro fra due anime della Chiesa: quella tradizionalista e quella più aperta a nuove soluzioni, più in linea col pensiero di papa Francesco. La questione andrebbe però un po’ spostata nei suoi termini, in quanto  nessuna delle presunte due anime si colloca in un ambito diverso dal presente che bussa insistente alle porte: gli interventi dei partecipanti non evidenziano infatti nessuna volontà di restaurazione, come non permettono di avvertire alcun sentore di fuga in avanti. Si annunciano, piuttosto due  diversi metodi di affrontare una questione – quella della famiglia – che di per sé è molto fluida e che non si limita al problema dei rapporti giuridici fra i coniugi.

La semplificazione – quasi inevitabile – che ha portato a ritenere questo sinodo una specie di tribunale in cui si deciderà se i divorziati possono o meno risposarsi e, nel caso, accedere alla comunione, è davvero una semplificazione eccessiva, perché questa prima assemblea si troverà piuttosto ad affrontare due questioni di ordine sociale e in certo senso filosofico.

La prima: se il termine “famiglia” debba essere considerato univoco – ossia se con esso si debba unicamente considerare “la famiglia come società naturale, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna”  – o se il suo significato dipenda, come accade a quasi tutte le parole del mondo – dal tempo in cui è pronunciata. Nell’ordinamento giuridico italiano, per esempio, “famiglia” attiene anche ai single, considerati famiglia unipersonale.

La seconda, di ovvia derivazione dalla precedente, riguarda il modo con cui debbano – o possano – esser letti i testi della tradizione (a partire dal famosissimo Matteo 5, 31-32) relativi all’indissolubilità del matrimonio e, di conseguenza, al suo possibile scioglimento. A tal proposito l’ultimo numero di Civiltà Cattolica contiene un interessante studio su un momento del Concilio di Trento (1537-1563) in cui fu presa in seria considerazione la possibilità di un secondo matrimonio per coloro che uscissero da una situazione familiare disastrata.

Sono note le dispute accese nelle scorse settimane dall’annuncio di un libro in cui cinque cardinali –  fra cui il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede Gerhard Ludwig Müller – prendevano posizione contro le tesi avanzate nella relazione che il cardinale Walter Kasper, su incarico di papa Francesco, aveva presentato al Concistoro straordinario del 20 e 21 febbraio. Nell’occasione Kasper aveva lanciato un appello affinché la Chiesa armonizzasse «fedeltà e misericordia di Dio nella sua azione pastorale riguardo ai divorziati risposati con rito civile». Gli oppositori – il titolo del loro testo è assai eloquente: Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica – sostengono invece che la misericordia non può spingersi fino a permettere che vengano elusi i comandamenti di Dio. Dato che nessuno pensa che questo possa verificarsi, la questione consiste nel capire bene che cosa il Signore abbia effettivamente comandato, ossia cosa intendesse realmente Gesù quando ha detto che a nessuno è lecito ripudiare la propria moglie o il proprio marito “salvo il caso di fornicazione”. E, parallelamente, si tratta di decidere quali possano essere i metodi giusti per arrivare a capire bene quel testo enigmatico per gli uni, chiarissimo per gli altri. Vedremo.

Alcuni dati sul Sinodo. La preparazione della III Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi ha richiesto più di un anno. Annunciata nell’ottobre scorso, ha avuto un primo momento di verifica nel Concistoro dei Cardinali del 20-21 febbraio scorso, in cui il cardinal Kasper ha presentato la tematica che l’Assemblea si appresta ad affrontare. Tre settimane prima il papa aveva indirizzato alle famiglie una lettera in cui le invitava a tener presente la questione perché c’era davvero bisogno dell’aiuto di tutti.

Dopo il concistoro è stato inviato alle chiese particolari – alle diocesi – un Questionario di 38 domande,  per permettere a chiunque di far sentire   la sua voce, di presentare le sue osservazioni. E così è stato: Vescovi, presbiteri, diaconi, persone di vita consacrata e fedeli laici hanno fatto pervenire preoccupazioni, desideri, suggerimenti di ogni tipo. Le risposte sono state così numerose e varie nei loro contenuti da far dire al segretario del Sinodo, cardinale Lorenzo Baldisseri, che si augura che la stessa franchezza e la stessa libertà vengano impiegate anche in sede di assemblea. La quale si volgerà nell’arco di due settimane che vedranno un susseguirsi di relazioni discusse poi in circuli minores — in gruppi — che, facendo riferimento al testo  base preparato per i lavori (Instrumentum laboris), offriranno materiale per la redazione di un Documento finale, detto Relatio Synodi, che sarà consegnato al Santo Padre.

I “Padri sinodali” sono 191, provenienti da cinque continenti (42 dall’Africa, 38 dall’America, 29 dall’Asia, 78 dall’Europa e 4 dall’Oceania). 162 di loro sono Membri ex officio, ossia in forza della carica che ricoprono (Capi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris (diremmo: a statuto speciale), Presidenti delle Conferenze Episcopali e altro). Altri 26 sono scelti direttamente dal papa e tre dall’Unione dei Superiori Generali dei diversi Ordini. Ci saranno anche diversi invitati: 16 Esperti o collaboratori del Segretario Speciale, fra i quali una coppia di sposi; 38 Uditori e Uditrici, tra cui 12 coppie di sposi; 8 Delegati Fraterni ossia rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali che condividono con la Chiesa cattolica la sollecitudine per l’evangelizzazione e la cura pastorale delle famiglie.

Per ogni giorno di lavori è previsto un briefing diretto dalla Sala Stampa vaticana, con la collaborazione degli Addetti Stampa e la partecipazione di alcuni Padri sinodali. Il Bollettino della Sala Stampa conterrà le informazioni del giorno, comprese le sintesi degli interventi senza, però, l’indicazione del loro autore, perché il papa non vuole che i lavori si trasformino in un conflitto fra gruppi di opinione e men che meno desidera che questo si trasferisca sui media. Inoltre, sarà attivo il servizio Twitter per trasmettere in tempo reale la sintesi delle notizie più importanti. La presenza delle reliquie dei beati coniugi Zélie e Louis Martin, e della loro figlia Santa Teresa del Bambino Gesù, e quelle dei beati coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi ricorderà ai padri sinodali cosa può essere davvero una famiglia cristiana.

Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha indicato con tre verbi – camminare, edificare e confessare – una linea di azione pastorale nella quale s’inserisce l’istituzione sinodale, che ha come scopo di aiutare i Vescovi a camminare – cum Petro e sub Petro – in una Chiesa sempre più aperta e missionaria per le strade del mondo. Infatti, la parola “sinodo”, dal greco “syn-odos”, significa “camminare insieme”.