Il mega stipendio Rai di Augias
e Fabio Fazio che pensa all’espatrio

Da quando il canone è diventato un balzello non più aggirabile, gli stipendi della Rai sono diventata materia sensibile per il pubblico e quindi per gli elettori. I Cinque Stelle lo hanno capito e non lasciano passare l’occasione per bombardare qualche ricco percettore dei pagamenti della tv pubblica. Da due anni il canone, come tutti sanno, è entrato nella bolletta elettrica. Questo vuol dire che se vuoi accendere la luce di casa, devi sottostare al pagamento dei novanta euro annuali a viale Mazzini. È vero che con questa obbligatorietà il canone è calato, ma è anche vero che grazie a questo automatismo la Rai rastrella ogni anno 1,61 miliardi di euro. Non sono noccioline… Capire come vanno a finire questi soldi rastrellati nelle bollette diventa una faccenda interessante per tutti.

Il meccanismo infatti è un po’ perverso. Infatti se la Rai viene supportata da tutti i contribuenti italiani, questo accade perché diversamente dalle altre reti, è un “servizio pubblico”. Come si concilia l’essere servizio pubblico con gli stipendi milionari elargiti? È la questione messa sul tappeto a più riprese da Di Maio e soci, che contestano non solo le cifre, ma anche il principio che la Rai possa mettersi a fare concorrenza alle altre reti per strappare la presenza dei nomi più capaci di accalappiare il pubblico. Lavorare in Rai vuol dire sapere di svolgere un “servizio pubblico” e quindi anche le pretese devono essere diverse.

 

 

L’aspetto inatteso di queste offensive è che nel mirino finiscono personaggi intoccabili, dal profilo giornalistico e morale ineccepibile. L’ultimo è stato Corrado Augias, prima firma di Repubblica, giornalista che si occupa in particolare di temi culturali e che ha un contratto con la tv pubblica di 370mila euro all’anno, per condurre ogni giorno su Raitre, alle 12,45, la trasmissione “Quante storie”. Un “radical chic” strapagato, è l’accusa dei Cinque Stelle. «È un moralizzatore che rivendica valori di sinistra, ma ha il portafoglio a destra», rincara le dosi la deputata pentastellata Veronica Giannone.

Augias si difende numeri alla mano, dicendo che la sua trasmissione ha buon audience, con il 7 per cento di share e circa 850mila spettatori a puntata. Augias è finito nel mirino di Mirella Liuzzi, deputata grillina nella Commissione Vigilanza Rai. «È ora di dire basta a un’azienda pubblica totalmente occupata dal Pd e nella quale il merito è solo un dettaglio», ha attaccato l’onorevole, dopo aver reso pubblica la cifra del contratto che lega Augias alla Rai.

 

 

Nel mirino dei Cinque Stelle in realtà ci sono obiettivi più grossi che non quello di Augias. Il principale è Fabio Fazio, con i suoi 2,2 milioni incassati ogni anno. «I costi delle società esterne, come quella di Fazio, devono essere ridimensionati secondo criteri ben precisi», ha spiegato Gianluigi Paragone, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Vigilanza Rai. Quali siano questo criteri non viene detto. Ma certo questa campagna in perfetto stile populista inizia a lasciare il segno. In trasmissione Fabio Fazio, intervistando Claudio Baglioni in vista di Sanremo, si è lasciato scappare questa battuta: «Sto pensando di espatriare». Forse poteva provare a difendersi un po’ meglio…

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