Il mio Umberto Tozzi: Gloria a palla
su una Fiat 127 con led da Supercar

Non sono mai stato un fan di Umberto Tozzi. Ecco, l’ho detto, proprio nel giorno in cui lui piazza un tutto esaurito al Creberg Teatro. Dopo questo outing storico, non richiesto e nemmeno atteso (se non da me), spiego perché però ci sono molto affezionato, a Tozzi. Nel 1992, ancora minorenne (questione di pochi mesi), i miei mi diedero il permesso di fare la prima vacanzina estiva da solo. O meglio, con due amici di quartiere fidatissimi, uno di un anno più grande che già millantava una grande esperienza on the road, l’altro più piccolo ma a suo modo spavaldo. Un campeggio a Gatteo a Mare, a due passi da Rimini. Due settimane in cui il mare l’abbiamo visto ben poco, perché fare tardi oltre ogni limite era uno dei messaggi inalterabili contenuti nel dna della prima vacanza da soli. O almeno così ci fece credere quello esperto delle cose della vita (notturna). Aveva ragione: mai avrei pensato di potermi divertire così tanto.

 

 

Nessuno di noi aveva la patente. Il nostro vicino di tenda, però, 25enne solo alla ricerca di divertimento sulla riviera romagnola, la patente ce l’aveva. E anche la macchina. E che macchina. Una Fiat 127 tamarra oltre ogni umana concezione, con scia frontale a led stile Supercar e minigonne da Abarth. Una parodia viaggiante. Non solo: il 25enne, meccanico e un po’ elettricista, aveva un telecomando con cui la metteva in moto da lontano. Minimo alto e marcia inserita, la lasciava in fondo al parcheggio e lei si avvicinava pian piano, borbottando. Magia. A bordo un’unica cassetta (audio): il meglio di Tozzi. La prima vacanza da soli, Gloria a palla. E un’incredibile senso di libertà che non mancava nell’aria.

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