L’Europa in mare con Triton
(che non sarà Mare Nostrum 2)

L’Europa è scesa in mare per i migranti, ma non per salvarli. Dal 1 novembre, infatti, a pattugliare le coste del Mediterraneo sono i mezzi dell’operazione “Triton”, sostenuta e finanziata dall’agenzia europea “Frontex” per il controllo delle frontiere. Non si tratta di un’operazione volta a sostituire gli sforzi dei singoli Stati in fatto di immigrazione, soprattutto quelli italiani che con l’operazione “Mare Nostrum” hanno salvato la vita a oltre 100 mila persone. L’operazione “Triton” ha il compito principale di controllare le frontiere dei vari Stati, tanto che i suoi mezzi agiranno solo nell’ambito delle acque territoriali europee. Non ha il compito di effettuare salvataggi, se non in casi eccezionali.

Di un interessamento più concreto di quanto fatto finora da parte dell’Unione Europea in fatto di immigrazione si era cominciato a parlare a fine agosto, quando l’agenzia Frontex aveva promesso di sostenere l’operazione italiana “Mare Nostrum” con un’operazione definita all’inizio “Frontex Plus”, che avrebbe garantito anche la lotta alle mafie sulle coste africane e agli scafisti. “Mare Nostrum” e “Frontex Plus” hanno poi dato vita a “Triton”. Un’operazione volta più alla prevenzione di un’immigrazione selvaggia che al salvataggio dei naufraghi. Lo ha spiegato bene il direttore di Frontex, Gil Arias Fernandez, affermando che Mare Nostrum e Triton non sono la stessa cosa, in quanto le agenzie europee possono solo fornire strumenti di supporto per il contrasto all’immigrazione irregolare e al traffico esseri umani, e che lo scopo principale di Triton è ben diverso dalla ricerca e il soccorso, che invece caratterizzano Mare Nostrum. Il ministro dell’Interno italiano Angelino Alfano, ha annunciato che nel giro di un paio di mesi Mare Nostrum andrà in pensione, e le uniche attività nel Mediterraneo, lungo oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati, in tema di immigrazione saranno a opera di Frontex.

I numeri di Triton. All’operazione partecipano una ventina di Paesi europei. Per il momento i mezzi su cui può fare affidamento sono quattro vascelli, due motovedette della Guardia costiera, due mezzi aerei e un elicottero. Le operazioni verranno coordinate dal Comando aeronavale della Guardia di finanza a Pratica di Mare, e le due basi da cui partiranno i mezzi per pattugliare il Canale di Sicilia e le coste calabresi sono Lampedusa e Porto Empedocle. L’Italia contribuisce a questa flotta con quasi la metà dei mezzi: un aereo, un pattugliatore d’altura e due pattugliatori costieri. Costerà 2,9 milioni al mese, messi a disposizione da Frontex, mentre Mare Nostrum è costata all’Italia 114 milioni di euro. Va detto che qualora Triton dovesse intervenire per portare a termine un salvataggio, i superstiti saranno portati tutti in Italia e distribuiti nei vari centri di accoglienza sparsi sul territorio nazionale. Il rafforzamento di mezzi e risorse per Triton dipenderà dalla disponibilità e dalla partecipazione degli Stati membri. La Gran Bretagna ha già fatto sapere che non parteciperà, perché ritiene che l’operazione sia solo un invito a incoraggiare le partenze dei migranti. Ma la cancelliera Angela Merkel ha avvertito il premier inglese Cameron di essere pronta a considerare l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue se ci saranno tentativi per limitare l’immigrazione da altri Stati membri. Tuttavia, nemmeno la Germania, al momento, invia mezzi e aiuti per Triton.

L’ottimo lavoro di Mare Nostrum. Le operazioni di Mare Nostrum proseguiranno fino a fine anno, anche se con un dispiegamento di uomini e mezzi ridotto: ci saranno solo tre grandi navi e tre piccoli pattugliatori. Dallo scorso anno, quando Mare Nostrum venne istituita in seguito al disastro di Lampedusa del 3 ottobre 2013 che costò la vita a 366 persone, la Marina Militare italiana ha compiuto 558 interventi, salvato la vita a 100.250 persone, ha arrestato 728 scafisti e sequestrato 8 navi madri. Ha purtroppo lasciato sul terreno 499 morti, 1446 dispersi e 192 cadaveri ancora da identificare. I risultati sono stati raggiunti mediante l’impiego di 900 militari al giorno, 32 navi militari, 2 sommergibili, oltre a elicotteri e aerei. Gli interventi di Mare Nostrum si sono spinti ben al di là delle 30 miglia delle acque internazionali dove si fermerà Triton salvo emergenze, arrivando fino a 172 miglia nautiche, quasi a ridosso delle coste libiche.

Critiche. Una raffica di polemiche si è abbattuta sul passaggio da Mare nostrum a Triton da parte delle organizzazioni che lavorano con i migranti. Da Unhcr e Medici senza frontiere, fino all’appello di Amnesty International, passando per Save the Children e Caritas, tutti concordano nel ritenere la fine di Mare Nostrum un rischio per la vita dei migranti e ritengono la questione dei salvataggi in mare primaria rispetto alla difesa delle frontiere. Triton andrà a sostituire tutte le operazioni che si stavano svolgendo nel Mediterraneo fino al 31 ottobre scorso in materia di migranti dell’agenzia Frontex. Non ci sarà più né Hermes, che mirava a contrastare l’immigrazione irregolare da Tunisia, Libia e Algeria verso le coste italiane; e non ci sarà più Aeneas, che vigilava sulle coste pugliesi e calabresi. Triton le ha inglobate. Cosa succederà ora oltre le 30 miglia dalle coste? Stando ai presupposti di Triton, almeno sulla carta, i migranti saranno abbandonati al loro destino.