Nuove strade, allarme di Coldiretti
«L’asfalto si mangia il nostro futuro»

La corsa del consumo di suolo nella Bergamasca è inarrestabile. Attraverso il confronto di alcune fotografie scattate da Google Earth a distanza di circa un decennio, Coldiretti Bergamo evidenzia la progressiva erosione che ha subito la campagna a livello provinciale, in particolare quella più fertile della pianura. «Sono immagini che parlano da sole – spiega il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio -; un prima e dopo impressionante che mostra come l’asfalto della Brebemi abbia letteralmente divorato la campagna. Noi agricoltori che consideriamo la terra un bene prezioso, fondamentale per il nostro lavoro, non possiamo restare indifferenti di fronte a questo monito e ci auguriamo che lo stesso facciano i cittadini consapevoli che la disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale».

 

[ Situazione pianura Bassa Bergamasca – zona Bariano Caravaggio 2009 ]

 

[ Situazione pianura Bassa Bergamasca – zona Bariano Caravaggio 2018 ]

 

La preoccupazione espressa da Coldiretti Bergamo arriva in un momento in cui si stanno prendendo decisioni importanti e delicate sul tema delle infrastrutture a livello provinciale. «Come abbiamo più volte sottolineato – prosegue Brivio – siamo attenti e sensibili alle problematiche del traffico e della mobilità, ma riteniamo che serva una programmazione realmente lungimirante e che prima di coprire in modo irreversibile altro suolo con asfalto e cemento  sia necessario potenziare le infrastrutture già disponibili. Stiamo riscontrando che manca una presa di coscienza attenta e puntuale rispetto agli scenari che stiamo  delineando per il nostro futuro e per quello delle generazioni a venire».

 

[ Situazione pianura Bassa Bergamasca – zona Caravaggio Treviglio 2009 ]

 

[ Situazione pianura Bassa Bergamasca – zona Caravaggio Treviglio 2018 ]

 

Nella sua riflessione il presidente di Coldiretti Bergamo esprime il timore che si stia affermando la convinzione che la ripresa economica passi esclusivamente dalla sola infrastruttura territoriale. Non si stanno seriamente prendendo in considerazione altre opzioni, meno impattanti, a partire dal trasporto su rotaie. «Nella pianura  stiamo vedendo come la presenza di opere viarie abbia portato ad una crescita esponenziale di poli logistici e di poli di smistamento per il commercio on line – conclude Brivio -.  Questo naturalmente significa introiti per le amministrazioni comunali coinvolte e posti di lavoro, aspetti che sono senza dubbio importantissimi ma che rischiano di essere sminuiti nel loro significato se non siamo in grado di capire che  non possiamo privilegiare una sola opportunità di sviluppo (peraltro per alcune realtà hanno una occupazione di suolo dichiaratamente sproporzionata rispetto al reale ritorno occupazionale) affidandola a un tipo di commercio non più fatto di rapporti umani e di forme di confronto che contribuiscono alla crescita della persona. È uno sviluppo durevole o è solo un accaparramento di rendite? La sensazione è che stiamo costruendo un avvenire effimero, sacrificando la nostra storia e il nostro modo di vivere oltre che il nostro territorio».

Alcuni numeri. Intanto di certo c’è il fatto che fino 2017 (ultimo dato ISPRA) nella Bergamasca sono stati “bruciati” 351 km quadrati di suolo, vale a dire che ogni abitante ha irrimediabilmente perso 316 metri quadrati di territorio. Nell’arco di una generazione l’Italia ha perso il 28% dei propri campi coltivati a causa della cementificazione e dell’abbandono che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile a circa 12,8 milioni di ettari. Secondo un recente studio dell’Istat, l’Italia è al sesto posto fra i Paesi europei con la maggiore incidenza (6,9%) di superfici sepolte sotto asfalto e cemento subito dopo Malta (23,7%), Paesi Bassi (12,1%), Belgio (11,4%), Lussemburgo (9,8%) e Germania (7,4%).

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