Perché i giovani medici italiani
scappano a lavorare in Svizzera

Come criticarli dopotutto? È questa la domanda che giustamente ci si pone rispetto alle statistiche appena pubblicate su Il Sole 24 ore, che sottolineano come «il mercato del lavoro elvetico sta attraendo una buona quota di camici bianchi in arrivo delle università italiane». Il numero di posizioni a disposizione per la specializzazione e i salari notevolmente elevati sono la risposta alla decisione di un numero sempre maggiore di novelli medici di espatriare verso la Svizzera.

Un’indagine svolta dalla Federazione Medico Svizzera, su richiesta del Segretariato Italiano Giovani Medici, ha evidenziato come, tra il 2012 e il 2104, il numero dei laureati italiani in medicina, ma con lavoro in Svizzera, sia aumentato del 300 percento, arrivando a costituire il 7,4 percento dei medici stranieri assunti in tutto il Paese rossocrociato. Gli italiani operativi in ambulatorio sono passati da 31 a 245, mentre quelli in ospedale dai 124 del 2012 sono 405 nel 2014.

 

 

La situazione in Italia. Concorso. È questa la parola che mette più in crisi i medici italiani. Il concorso nazionale è stato sancito dal decreto n.105 del 30 giugno 2014 e ha permesso ai candidati di scegliere tra un numero di scuole di specializzazione fino ad un massimo di 6. La prova, telematica e da svolgere nelle sedi predefinite a patto che quelle di una scuola specifica fossero contemporanee, viene poi valutata con un punteggio in quindicesimi che considera inoltre voto di laurea e curriculum di studi. Se superato il concorso le scuole di specializzazione hanno un retribuzione media lorda di 2.300 euro per i primi due anni e 3.300 per i successivi quattro (dati riferiti agli studenti dell’Università di Milano).

Ma il concorso nazionale, che consente di essere ammessi al percorso di specializzazione nell’Ente ospedaliere indicato, oltre ad essere particolarmente difficile, per i pochi posti a disposizione, il più delle volte si dimostra essere per nulla serio (senza dimenticare che tra un concorso e l’altro i tempi sono lunghissimi). Basti considerare l’ultimo test d’accesso di settembre che prevedeva 5mila posti a disposizione a fronte di 11mila candidature. Molteplici infatti sono state le lamentele da parte degli studenti esaminati dalla commissione: le “denunce” andavano da prove svolte da piccoli gruppetti (addirittura di 8 persone) fino ad un utilizzo continuo degli smartphone per chiedere “a casa” le risposte più corrette alle domande del test. Gli account Twitter di Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute, e Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sono stati invasi dalle proteste degli studenti, e una ragazza, laureata con 110 e lode all’Università La Sapienza di Roma, ha addirittura scritto una lettera ai giornali, attaccando i brogli commessi in sede d’esame.

 

 

Come funziona in Svizzera. Passata la dogana, per i medici italiani la situazione cambia però radicalmente, considerando soprattutto che il titolo di laurea italiano risulta valido anche in Svizzera. Come in Italia, anche in terra elvetica dopo la laurea si apre la strada della specializzazione, ma con una sottile differenza: non occorre passare da un concorso bensì dalle esigenze della struttura. I medici infatti vengono scelti direttamente dal primario dell’Ente ospedaliero che, sulla base delle referenze e dei bisogni, valuta e seleziona il profilo di un candidato (molto spesso gli annunci di lavoro sono pubblicati sul sito web dell’ospedale).

Condizione fondamenale per un italiano per poter affrontare la specializzazione in Svizzera, è quella di conoscere almeno una delle altre due lingue nazionali: francese e tedesco. Per quello che concerne i salari, invece i “nostri vicini” utilizzano per gli specializzandi un sistema di scarti salariali. Nei 6 anni della specialista infatti lo stipendio del medico aumenta di anno in anno: per il primo si parla di 84.162 franchi lordi (circa 80mila euro), il secondo 92.183, il terzo 100.230, il quarto 108.251, il quinto 116.285 e il sesto 119.376. A questi vanno poi aggiunti i vari benefit, come le quattro settimane di ferie, la previdenza professionale e la copertura assicurativa. Insomma una diaspora che, se queste cifre dovessero essere confermate, pare più che giustificata.