Perché le punture di zanzare
si gonfiano subito e prudono

Ask Well è la geniale e apprezzatissima rubrica del New York Times a cui i lettori possono inviare direttamente delle domande relative all’ambito della salute, con annesso ovviamente il mondo del cibo e quello dello sport, e non prive di una certa interessante curiosità. A volte si tratta di dubbi un po’  ridicoli, altre di questioni che ci siamo posti tutti, senza magari trovare risposta. Ebbene, su Ask Well si ottengono chiarimenti accurati e seri, basati sugli studi e le ricerche scientifiche più affidabili. Dopo avervene proposti cinque, ecco la continuazione della rubrica, con altri cinque tra i più divertenti e interessanti.

 

1) Si possono mangiare i cibi dopo la data di scadenza?

La maggior parte delle etichette con la data di scadenza sono suggerimenti dell’industria produttrice di cibo per consumarlo fresco e saporito, piuttosto che indicatori di salute e sicurezza. Come regola generale, la maggior parte dei cibi può essere consumata giorni, settimane e a volte mesi dopo la data indicata sulla confezione. «Il nostro corpo è ben equipaggiato per distinguere quando un cibo è avariato o meno», ha spiegato Dana Gunders, scienziata al Natural Resources Defence Council. «Il cibo ha un buon sapore o un cattivo odore o appare viscido». Nella maggior parte dei casi il peggio che possa succedere è un mal di stomaco per cibo avariato. E poi, occorre ricordare che le malattie causate dal cibo provengono da pietanze contaminate da un agente patogeno durante il confezionamento o la produzione, e non dal loro naturale processo di decadimento o invecchiamento.

Un’importante eccezione, spiega la Gunders, è il cibo ammuffito, dato che alcuni tipi di muffa possono produrre tossine. Raccomanda di congelare i cibi come le fette di pane che non si intende consumare in pochi giorni e conservare il formaggio in carta cerata, che lo mantiene fresco più a lungo della carta normale. Per le uova, invece, possono essere consumate anche settimane dopo; fate il test del bicchiere d’acqua: se galleggia è andato a male e se va a fondo è ancora buono. Per il latte, invece, basta prestare attenzione all’odore.

 

2) Si può imparare (e allenarsi) a dormire meno?

Molte persone pensano di poter insegnare a se stessi ad avere bisogno di meno sonno, ma sbagliano, spiega il Dottor Sigrid Veasey, professore al Centro per il Sonno e la Neurobiologia Circadiana alla Scuola di Medicina Perelman dell’Università di Pennsylvania. Potremmo sentirci meglio dormendo di meno, ma ci stiamo ingannando, continua il dottore, sostanzialmente perché la mancanza di riposo debilita la nostra consapevolezza. «Più ci si priva di sonno per lunghi periodi di tempo, meno si sarà lucidi nel giudicare la propria percezione del sonno».

Diversi studi hanno mostrato che le persone non si adattano in modo funzionale a un sonno minore di quello che il loro corpo richiede. C’è un range di ore di sonno medie, dalle 7 alle 9, che la maggior parte degli adulti necessita per stare bene. I bimbi hanno invece hanno bisogno di 11 ore, i teenager di 10 e gli over 65 di 7-8. Le vacanze sono il periodo migliore per capire di quanto sonno il proprio corpo richiederebbe davvero ogni notte.

Se ci si priva di sonno, le performance quotidiane saranno molto meno efficaci. «Bisognerebbe chiedersi: “Senti che il tuo cervello è più attivo, l’umore è migliore, presti attenzione con più efficacia?”. Se per queste domande la risposta è sì, allora devi dormire le ore necessarie a ottenere questo risultato», spiega il Dr. Veasey, che ha bisogno di riposare almeno nove ore per notte.

Se si fa fatica a dormire, invece, è meglio evitare di ingannare la stanchezza e il bisogno di riposo con caffeina, schermi accesi ed esercizio fisico in ore serali.

 

3) Perché le punture di zanzare prudono?

Le zanzare sono salite agli onori della cronaca anche perché sono portatrici di malattie gravi quali ad esempio il virus Zika, ma, a prescindere da queste situazioni gravi, le loro punture possono esasperare per una semplice ragione: prudono. Quando una zanzara punge, penetra sotto la pelle e succhia sangue con la sua bocca sottile a proboscide. Nel processo, la zanzara inietta un po’ della sua saliva, che contiene un anticoagulante che evita il sangue faccia grumi attorno alla proboscide e intrappoli l’insetto.

Il sistema immunitario umano riconosce le proteine contenute nella saliva della zanzara come un corpo estraneo e «iniziano un attacco immediato» rilasciando istamina come parte della risposta immunitaria, spiega Jonathan Day, professore di entomologia all’Università della Florida di Vero Beach. «È la reazione dell’istamina che causa il prurito. È come la reazione al polline negli occhi, che causa prurito locale». L’istamina provoca anche un allargamento dei vasi sanguigni, creando così un segno, o un piccolo rigonfiamento, attorno alla puntura.

Ma non tutti reagiscono alla puntura di zanzara con un bozzo pruriginoso. Alcuni adulti non hanno reazioni e potrebbero addirittura non accorgersi di essere stati punti. E poi, nel tempo, molte persone sviluppano una tolleranza alle punture di zanzare, cosa che ovviamente viene meno quando entrano in contatto con una nuova specie, magari in un altro posto del mondo.

 

4) Qual è il modo migliore per mettere a letto i bebè?

Come fare addormentare al meglio (e possibilmente in fretta) i bebè? La Dottoressa Judit Owens, pediatra che dirice il centro di medicina del sonno al Boston Children’s Hospital, ci spiega che lei si focalizzerebbe sulle associazioni al momento del sonno. Ovvero, sull’insegnare ai bimbi ad addormentarsi da soli all’ora della nanna, che si associa poi a una capacità di riaddormentarsi quando si svegliano nel cuore della notte.

Va benissimo utilizzare la canzone della buonanotte come una routine, ma è importante che il momento di andare a nanna sia a prescindere da un biberon di latte e da una canzone. Perché, altrimenti, quando il piccolo si sveglierà nel bel mezzo della notte e non avrà né l’uno né l’altro, non riuscirà a riaddormentarsi da solo. Questo significa che le buone abitudini tenere e cullanti, come il latte e la ninnananna, devono essere anticipate un po’ rispetto al sonno vero e proprio. «Insegnare ai bimbi a gestire autonomamente il proprio sonno è una grande conquista, importante anche per la loro crescita».

 

5) Quanti passi bisogna fare al giorno per non essere sedentari?

Una domanda semplice, che richiede una risposta complicate, perché i passi, per definizione, non possono essere sedentari. Camminare è un attività fisica, dato che implica movimento e non immobilità, e questo a prescindere dal numero dei passi. Ma c’è un però.

Il Dr. Russell Pate, professore alla Arnold School of Public Health all’Università del South Carolina in Columbia, spiega in realtà che anche chi si esercita regolarmente può avere un’attitudine sedentaria, e la cosa è peraltro molto frequente. In altre parole, si possono fare anche 5mila-10mila passi al giorno (4-8 chilometri), ma concentrare questo movimento in una singola sessione di esercizio e poi passare il resto della giornata sul divano a guardare la tv. E dunque si sarebbe più sedentari che attivi. Con conseguente aumento di pesi, diabete, colesterolo e compagnia bella.

È meglio, invece che concentrare in un unico momento un po’ di movimento, cercare di alzarsi dalla sedia dell’ufficio o dal divano più volte al giorno, così che non si possa essere definiti in alcun modo, né dal punto di vista fisico né da quello mentale, sedentari.

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