Perché il reddito di cittadinanza
non è un favore al Sud Italia

«Stiamo pensando a come modulare le offerte di lavoro sulla base della distribuzione geografica». Parlando a una platea leghista il premier Giuseppe Conte domenica ha voluto chiarire le cose: il reddito di cittadinanza non sarà una misura assistenzialistica pensata solo per il Sud. Conte parlava a margine del suo intervento alla scuola di formazione politica della Lega. «Mi rendo conto che può essere percepito con qualche preoccupazione. Se realizzato male potrebbe essere inteso come sussidio assistenziale». Invece il reddito di cittadinanza va visto «in una prospettiva di sviluppo sociale, affinché si crei un meccanismo di qualificazione delle persone». Questo significa che se le offerte di lavoro che chi riceve il reddito di cittadinanza dovrà valutare non saranno nel suo territorio ma ad esempio al Nord, non potrà essere opposto un rifiuto (si sta studiando un’ipotesi di mediazione, con la possibilità di rifiuto per la prima proposta ricevuta, ma non per le successive). Conte non ha dato ulteriori particolari sul significato di “distribuzione geografica”, ma ha fatto sapere di ispirarsi e di aver studiato il «sistema tedesco, tanto che alla Merkel chiesi di approfondire i diritti di recupero al lavoro e all’occupazione. Faremo tesoro anche di qualche inefficienza che si è realizzata in Germania».

 

 

Alla vigilia della presentazione della Legge di Stabilità, la paura di autogol è altissima. E così anche Luigi Di Maio ha voluto garantire tutti, intervenendo in televisione al “salotto” di Barbara D’Urso. «Il 47 per cento delle famiglie destinatarie sono del Centro- Nord», ha detto il vicepremier. «Inevitabilmente dobbiamo farlo solo per gli italiani, ma non per razzismo. Finché non abbiamo la regolazione dei flussi, la misura si rivolge solo agli italiani». Di Maio poi ha fornito qualche dettaglio sul possibile funzionamento del reddito: «Con un software metteremo insieme le banche dati per sapere se sei davvero una persona disoccupata, gli immobili di proprietà e così via. Se entri nel programma del reddito di cittadinanza ti devi formare. E se rifiuti il lavoro per cui sarai formato, non rientrerai più nel programma». Per ora il progetto è quello di garantire l’aiuto ai nuclei con un Isee inferiore ai 9.300 euro, i quali potranno spendere il contributo solo per beni di prima necessità.

 

 

A guardare però i numeri del Reddito di inclusione varato dal precedente governo la situazione è molto sbilanciata verso il Sud del Paese. Nel 70 per cento dei casi infatti i benefici sono stati erogati nelle regioni del Sud, il 18 per cento nel Nord e il restante 12 per cento nelle regioni del Centro. La Campania e la Sicilia sono quelle con il maggior numero di nuclei che ricevono il Rei, il 50 per cento del totale in Italia. Del resto il rapporto della Cgia di Mestre reso noto oggi, lunedì 15 ottobre, parla molto chiaro: il Nord Italia ha medie di reddito e occupazionali che lo avvicinano alla Germania, mentre il Sud viaggia con cifre parallele a quelle della Grecia. Interessante in particolare la valutazione sul rischio povertà: anche se il Nord Italia presenta indicatori occupazionali meno positivi della media tedesca, in materia di povertà o esclusione sociale la situazione si capovolge. Nelle nostre regioni settentrionali le percentuali sono inferiori rispetto al “tradizionale” indicatore del rischio povertà (12,1 contro il 16,5 per cento della Germania).

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