Sagre e feste continuano a saltare
Tutta colpa del Decreto Minniti

«Il Decreto Minniti sta uccidendo le feste popolari»: questa frase la si sente dire sempre più spesso. Sono infatti diverse le manifestazioni che in Bergamasca sono saltate nelle ultime settimane a causa (o per colpa) delle norme varate poco più di un anno fa dopo i tragici fatti del 3 giugno 2017 avvenuti in piazza San Carlo a Torino, quando, durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, si scatenò il panico tra la gente e ci furono centinaia di feriti e un morto.

«Bisogna fare un po’ di chiarezza – spiega Fabio Colombo, titolare della SportSizeXL –. Le difficoltà sono diverse. Il primo problema è legato all’impreparazione di molti Comuni. Sono le Amministrazioni, infatti, a dover studiare una modulistica apposita per l’organizzazione di eventi. Ma molte ancora non sono pronte. Un altro problema è la necessità di avere un soggetto singolo che si assuma anche la responsabilità penale dell’evento». In altre parole, serve che una persona garantisca la regolare organizzazione e il regolare svolgimento del tutto. E se questo, per manifestazioni di medie-grandi dimensioni, è normale, è invece un problema per quelle piccole. «Anche in questo caso, il Comune gioca un ruolo fondamentale: può infatti essere tranquillamente il sindaco o un funzionario pubblico il soggetto responsabile. Ma capita che, a volte, le associazioni che organizzano l’evento e l’Amministrazione non si trovino. A quel punto, se nessuno si assume questa responsabilità, l’unica alternativa è rivolgersi a società che, sotto lauto compenso, offrono questo servizio».

E qui subentra il terzo problema: l’aumento importante dei costi per l’organizzazione delle manifestazioni. Le società a cui fa riferimento Colombo, negli ultimi tempi, sono spuntate come funghi avendo fiutato il business e si fanno pagare tra i cinquemila e gli ottomila euro soltanto per delle firme. Senza contare che, con questo potere, possono anche far saltare un evento a poche ore dal via nel caso in cui ritenessero che non tutto sia perfettamente rientrante nei loro standard. «Se prima un’associazione doveva sobbarcarsi soltanto i costi organizzativi “classici”, ora ci sono quelli per l’apparato di sicurezza, a partire ad esempio dai cubi di cemento o i camion piazzati in mezzo alla strada per chiudere le vie di accesso alla manifestazione. E si parla di migliaia di euro. A cui potrebbero aggiungersi altre migliaia di euro per pagare una società che “copra” la responsabilità penale. Questo secondo costo è evitabile se il Comune è disposto a collaborare, ma purtroppo non sempre è così».

Gli elementi di criticità, dunque, esistono e non sono di poco conto: da un lato l’aumento della burocrazia, con tutta la modulistica che s’è venuta ad aggiungere a quella già esistente e che, spesso, non è neppure ancora disponibile; dall’altro il necessario e fondamentale supporto del pubblico, che però talvolta viene meno. La SportSizeXL ha sede ad Alzano Lombardo ed è nata cinque anni fa con il preciso scopo di supportare l’attività delle associazioni no profit. Un tesoro del territorio bergamasco che, spesso, si perde nella palude burocratica e fiscale della legislazione italiana. «Quello che facciamo è offrire un servizio alle realtà che si rivolgono a noi – continua Colombo –. Le teniamo aggiornate, le aiutiamo a fare in modo che tutto sia fatto come si deve. Io stesso arrivo dal mondo dell’ass ociazionismo, fa parte della vita di tutti».

Il Decreto Minniti, emanato nel giugno 2017 sulla base di una direttiva generale dell’allora…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 5 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 12 luglio. In versione digitale, qui.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.