Ecco perché tanti negozi del centro
hanno deciso di chiudere bottega

Ciò che non vi hanno mai detto e che vi piacerebbe sapere sulla chiusura di molti negozi in centro città… Ne parliamo con Laura Adele Feltri, agente immobiliare, titolare di Casafeltri di Bergamo, che da diversi anni è anche docente di legislazione presso la Camera di Commercio di Bergamo.

Nelle ultime settimane abbiamo assistito alla discussione tra sindaco, commercianti e agenti immobiliari sulla questione della chiusura dei negozi in centro città. Lei cosa ne pensa?

«Ci sono tre elementi che sommati tra loro fanno fallire i vari tentativi di mantenere vivo il commercio in città. Il primo sono i canoni di affitto, che negli ultimi dieci anni sono aumentati del cinquanta per cento. Il secondo è il centro, che andrebbe vivacizzato. Il terzo è il mercato immobiliare che detta regole spietate, soprattutto quando c’è grande domanda e poca offerta».

Si è parlato dell’idea del sindaco di incontrare i proprietari dei negozi per chiedere loro di calmierare i canoni di affitto. Le sembra una strada percorribile?

«Ne penso tutto il bene possibile. Di questa cosa ne parlai già tre anni fa durante una riunione di commercianti (associazione di cui anch’io faccio parte). Mi chiesero un parere e ricordo di aver posto l’attenzione sui rincari dei canoni d’affitto. Dissi che alcuni  proprietari non si rivolgevano ad agenzie immobiliari, come la mia, perché sapevano che, in questo momento storico ed economico, avrei ritenuto scorretto il canone di affitto richiesto».

Mi scusi, ma lei così non salvaguarda gli interessi dei proprietari di immobili. Non è un controsenso, visto che è un consulente immobiliare?

«No, non è un controsenso, poiché analizzo la situazione a 360 gradi. Sono un consulente e come tale voglio dare il giusto consiglio, che per altro mi viene pagato. E il giusto consiglio in questo caso, per entrambi le parti, è che ci voglia equilibrio nel chiedere un canone di affitto. Questo per garantire ai proprietari entrate a lungo termine e per dare la possibilità ai commercianti di pagarlo con continuità. Così il guadagno e il beneficio è assicurato ad ambo le parti».

Cosa risponde ai suoi colleghi che dicono che è il mercato che si autoregola?

«Indubbiamente, essendoci pochi negozi, i proprietari si sentono più forti nel richiedere affitti alti e in parte il discorso sarebbe coerente e corretto se fossimo in un altro momento storico-economico. Io, tuttavia, come consulente, mi chiedo se questo è conveniente per entrambe le parti. In realtà, mi sembra che tra tasse comunali, approvvigionamento merce, affitto e spese da pagare, chi apre un’attività alla fine si ritrova con i conti che non tornano e di conseguenza lascia il locale sgombro, che nuovamente verrà riproposto sul mercato, senza sapere quando verrà affittato. Ripeto: non sarebbe più conveniente un canone calmierato con la garanzia di un pagamento continuo?».

Ma allora perché tanti negozi del centro restano a lungo sfitti?

«Perché tanti proprietari non vogliono abbassare il canone. Evidentemente non hanno un bisogno impellente di guadagnare. Ma così facendo si arreca un danno alla città, alla sua vitalità».

Piuttosto che puntare il dito contro gli affitti alti, i commercianti addossano la responsabilità al Comune e parlano di un centro poco attrattivo…

«I commercianti spesso chiedono che venga compiuto uno sforzo da parte degli enti per creare degli eventi. Bergamo è una città davvero bella, con capolavori architettonici, tanto verde, un centro caratteristico, ma ricordiamoci che una città senza negozi o con troppe botteghe sfitte, chiuse ecc… finisce per diventare un grande dormitorio. La ricchezza dell’offerta commerciale rappresenta in se stessa una grande forza attrattiva dei centri cittadini».

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